in copertina, foto via Twitter

Da fine agosto ad oggi Chemnitz, piccola città della Sassonia, ha vissuto un escalation di violenze razziste che non accenna a diminuire. La propaganda di destra ha inquadrato questi episodi come l’esplosione di un malcontento dal basso, ma è la prima responsabile della legittimazione di atti che ricordano veri e propri pogrom nazisti.

Chemnitz è una piccola città della Germania centro-orientale. Ha fatto parte della DDR col nome di Karl Marx-Stadt e appartiene a una delle zone geografiche economicamente più svantaggiate dell’intera Germania, motivo per cui si è dimostrata, fin dalle elezioni dell’anno scorso, terreno fertile per la propaganda di estrema destra di partiti come l’AfD (Alternative für Deutschland) e la NPD (Nationaldemokratische Partei Deutschlands) e di movimenti come PEGIDA (letteralmente ‘Patrioti europei contro l’islamizzazione dell’Occidente’). Sin dagli ultimi giorni d’agosto di quest’anno è stata l’epicentro di proteste nazionaliste e razziste ancora inedite nella Germania del dopoguerra per violenza e per il richiamo esplicito a slogan e gestualità naziste.

Le prime proteste sono iniziate domenica 26 agosto dopo che sui social network si era diffusa la notizia della morte di un trentacinquenne tedesco, di cui sono sospettati un siriano ventiduenne e un iracheno ventunenne. La prima manifestazione ha portato in piazza all’incirca un migliaio di persone per protestare contro le politiche di accoglienza portate avanti dal governo Merkel. Qualche ora dopo i primi assembramenti si sono verificati i primi attacchi a cittadini che avevano l’apparenza di non essere tedeschi.

L’agenzia stampa AFP ha riportato almeno due casi di aggressioni a cittadini stranieri solo in quanto stranieri. Quando si è diffusa la notizia di queste “cacce allo straniero” — testimoniate anche da alcuni video — è stata organizzata una contro-manifestazione che ha portato i due gruppi a fronteggiarsi separati da un cordone di polizia.

Tramite il suo portavoce Steffen Seibert, Angela Merkel ha respinto con forza il sentimento anti-immigrazione esploso a Chemnitz: “Questi assembramenti violenti, la caccia a persone di origine straniera o i tentativi di spargere odio nelle strade non hanno spazio nel nostro paese.” Il controcanto è stato recitato da Markus Frohnmeier (che ha un passato nell’organizzazione anti-islamica German Defence League), portavoce della candidata di spicco di AfD Alice Weidel, che ha twittato: “Se lo stato non riesce più a proteggere i suoi cittadini, allora saranno le persone ad andare per le strade e a proteggersi da sole.” Un comunicato che riassume e solletica diversi precetti della destra odierna: la sicurezza, il richiamo alla giustizia privata e una rievocazione delle cacce all’uomo di matrice nazista.

Il richiamo ha dato i suoi frutti e, come abbiamo visto accadere in Italia nel corso dell’ultimo anno, quando il razzismo viene istituzionalizzato non è questione di molti giorni che accadano le prime aggressioni “spontanee”. Il 9 settembre, infatti, è apparsa la notizia che durante le proteste del 27 agosto è stato aggredito anche un ristorante ebraico al grido di “sparisci dalla Germania, maiale ebreo.”

Tra gli slogan che sono stati cantati in piazza uno dei più frequenti era “Wir sind das Volk”, ovvero “noi siamo il popolo,” diventato celebre nei giorni della caduta del muro e oggi egemonizzato dalla destra.

Un altro coro invocava la formula ‘Lügenpresse’, “stampa bugiarda”, un termine che ha avuto diversi picchi nel corso della storia tedesca nel 1850 il termine era in uso negli ambienti cattolici per scagliarsi contro i giornali liberali, nel 1870 e nel 1915 è stato usato per attaccare in chiave sciovinistica i giornali esteri, mentre dal 1930 la locuzione ha preso piede in ambiente nazista, prima come attacco ai giornali ebraici  di sinistra e successivamente alla stampa tutta e che connota molto chiaramente il retroterra di chi è sceso in piazza.

A Chemnitz le sfilate di questo genere sono proseguite fino al 3 settembre, quando una grande manifestazione anti-fascista, dietro lo slogan “Wir sind mehr”, “siamo di più,” sembrava aver messo la parola fine alla vicenda.

Il 9  è stata organizzata una nuova manifestazione a Köthen, piccolissima città della Sassonia-Anhalt, dopo la notizia della morte di un ventiduenne tedesco per  attacco di cuore in seguito a una lite con due afghani. La polizia tedesca sta ancora indagando sul caso e ha posto in stato di fermo i due afghani, ma sembra che la morte dell’uomo non sia stata causata direttamente dai due rifugiati. Lo schema in ogni caso è lo stesso e dimostra come i fatti di Chemnitz non siano destinati, probabilmente, a rimanere isolati.

Gli episodi sono stati prontamente inquadrati, sia da una parte della stampa tedesca sia, soprattutto, dai partiti e dai movimenti di destra, come una legittima protesta di “cittadini che non ne possono più,” una versione che nasconde le pesanti responsabilità che questi partiti hanno nel creare un particolare tipo di clima che dà adito a episodi del genere.

In un articolo apparso su Blätter, Johannes Hillje spiega nel dettaglio la cosiddetta ‘Propaganda 4.0’ portata avanti da AfD e compagni di avventure: “Il primo passo è la delegittimazione dei media consolidati. Da ciò nasce l’esigenza di attingere informazioni da ‘fonti attendibili’ che viene soddisfatta con la creazione di piattaforme di media alternativi legati al partito. Così si crea un ‘popolo digitale’ che esiste e vede solo quello che è presentato in questi canali. L’ultimo passo è la massimizzazione dell’attenzione e la ghettizzazione, nell’arena dei media, dall’avversario politico.”

Pensare che i cittadini siano scesi in piazza e abbiano intrapreso attacchi di matrice razzista solo perché — parafrasando il ragionamento più proposto dai manifestanti di destra che sono stati intervistati — “non ne possono più delle angherie degli stranieri,” significa accettare la cornice di riferimento offerto da una propaganda totalmente slegata dalla realtà   — che con slogan semplicistici enfatizza i casi di cronaca che coinvolgono cittadini stranieri per fomentare sistematicamente l’odio inter-etnico.


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