Rom, Ashkali ed Egiziani, che costituiscono circa il 2% della popolazione kosovara, sono oggi la minoranza più vulnerabile e maggiormente discriminata del Paese.

Quando si parla di Kosovo contestualmente si tratta principalmente di albanesi e serbi, dei loro rapporti e della loro convivenza. Si parla spesso della vita a Mitrovica nord, la “capitale” dei serbi del Kosovo e del ponte di Austerlitz presidiato dalle forze dei carabinieri. Tuttavia, nell’ultimo Stato nato dall’implosione violenta della Jugoslavia esistono numerose altre minoranze che, ancora meno famose, sono ancora più discriminate di quella serba.

Sedersi a un bar a Gjakovë/Đakovica, passeggiare tra le grandi vie della capitale Prishtinë/Priština o perdersi nei vicoli della čaršija ottomana di Prizren significa dover avere a che fare con stuoli di bambini e adulti alla disperata ricerca di una moneta. Sono quelli che un tempo venivano identificati semplicemente come rom e che ora, invece, si distinguono in tre diverse sottocategorie: Rom, Ashkali ed Egiziani (RAE). La loro suddivisione si basa per lo più su motivazioni linguistiche e religiose: se infatti i Rom sono in maggioranza cristiano-ortodossi e parlano serbo o romanì, Ashkali ed Egiziani parlano la lingua albanese e professano l’Islam. I RAE sono maggiormente distribuiti nella parte occidentale e meridionale del Paese, in particolare nelle zone di Gjakovë/Đakovica, dove si trova un’importante comunità di Ashkali, e nelle città di Pejë/Peć, Ferizaj/Uroševac e Prizren.

Il censimento del 2011 riportava come in Kosovo i RAE fossero circa il 2% della popolazione, la maggioranza dei quali era costituita dagli Ashkali, rappresentanti lo 0,9%. Le loro condizioni di vita differiscono notevolmente da quelle delle altre minoranze. Durante gli anni della guerra in Kosovo, le varie comunità rom vennero impiegate dalle autorità serbe per seppellire i cadaveri. Per questa ragione, la popolazione albanese riconobbe nei RAE dei possibili collaborazionisti con Belgrado e fu attuata nei loro confronti una forte campagna discriminatoria che sfociò spesso nella violenza.

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La Costituzione del Kosovo, ratificata il 9 aprile del 2008 ed entrata in vigore il 15 giugno dello stesso anno, garantisce all’articolo 22 piena protezione per le minoranze etniche. Tuttavia, i RAE sono ancora oggi la minoranza più vulnerabile e maggiormente discriminata del Paese. Per questa ragione, il governo centrale insieme alle istituzioni internazionali presenti nel Paese ha cercato di sviluppare dei piani per l’integrazione di Rom, Ashkali ed Egiziani nella società kosovara. Organizzazioni come l’OSCE e la delegazione dell’Unione Europea a Prishtinë/Priština hanno infatti sottolineato come l’accesso all’educazione, al mondo del lavoro e alla sanità siano i maggiori problemi che tali minoranze devono affrontare, così come un generale senso di insicurezza e ostilità da parte della popolazione locale, oltre alla difficoltà di poter usufruire di abitazioni non fatiscenti.

Nonostante nel 2008 il governo kosovaro abbia approvato la Strategia per l’Integrazione delle comunità dei Rom, Ashkali ed Egiziani, che prevedeva interventi fino al 2015, la delegazione UE in Kosovo ha sottolineato come gli sforzi fatti dal governo non siano ancora sufficienti per permettere un miglioramento delle condizioni di Rom, Ashkali ed Egiziani. Infatti, la rappresentanza speciale ha rimarcato come vi sia una grave mancanza di personale e di fondi per attuare tale Strategia e le autorità nazionali non hanno le capacità per implementarla completamente.

Seppur non siano presenti dati certi, il tasso di disoccupazione tra i RAE è il più alto del Paese, dovuto per lo più alla discriminazione etnica. Secondo un’analisi condotta dalla Kosovo Foundation for Open Society nel 2009, il tasso di disoccupazione tra i Rom era intorno al 43%, quello degli Ashkali si attestava al 37,7% e quello degli Egiziani si avvicinava al 30%. Tali dati vanno inseriti all’interno della complicata situazione politica ed economica del Kosovo. A dieci anni dalla formale dichiarazione d’indipendenza, ancora non riconosciuta dalla Serbia, Prishtinë/Priština non è ancora riuscita ad arginare il fenomeno della disoccupazione. Secondo i dati forniti dalla Banca Mondiale, il Paese registra il 25,7% di disoccupazione generale, il più alto della regione, e il 52,4% di quella giovanile. Inoltre, il Kosovo non è ancora formalmente uno stato compiuto e il suo processo di state-building ancora dipende molto dalle istituzioni internazionali.

Nonostante il lavoro svolto a stretto contatto tra UE, OSCE e le autorità kosovare, la vita per Rom, Askhali ed Egiziani è ancora molto dura.

La mancanza di un chiaro e realizzabile piano d’azione per la loro integrazione, oltre alla forte discriminazione e all’ostilità mostrate nei loro confronti, fa sì che rimangano ancora ai margini della società. Costretti nella maggior parte dei casi a mendicare, i RAE si trovano in una complessa situazione: da un lato sono discriminati, dall’altro non hanno la possibilità facilmente di uscire dal Paese, condizione quest’ultima condivisa con il resto della popolazione.


foto di Nicola Cavallotti

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