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Oggi il quartiere Adriano è considerato da chiunque si interessi alle dinamiche cittadine qualcosa di nato zoppo, da salvare ancora prima di essere terminato.

Non tutti i quartieri dormitorio di Milano sono nati nel secondo dopoguerra, in un momento in cui la sensibilità urbanistica era vicina allo zero. Alcuni sono sorti anche molto tempo dopo: è il caso del quartiere Adriano. Un tempo qui, proprio su via Adriano, sorgevano i capannoni della Magneti Marelli, una delle più grandi e prestigiose industrie lombarde, chiusa come come molte altre tra gli anni ‘80 e i ‘90, per la precisione nel 1993. È proprio questa strada a dare il nome alla zona: parte direttamente da via Padova con un ponte sul naviglio della Martesana, per poi andare a nord verso Sesto San Giovanni.

👉 Crescenzago:

La prima parte di quartiere, che dà sul naviglio, è antica e fa parte di Crescenzago vecchia, anche a livello visivo: case di ringhiera, viette strette. Andando avanti la via si allarga — è stata allargata negli anni ‘60 — e si apre tutta la zona nuova. Questa zona è il Quartiere Adriano propriamente detto e si divide a sua volta in due parti: a destra di via Adriano le costruzioni vennero realizzate negli anni Novanta, a sinistra risalgono invece ai primi anni Duemila, ed è dove si sono concentrati i maggiori disastri urbanistici negli ultimi dieci anni.

Oggi il quartiere Adriano è considerato da chiunque si interessi alle dinamiche cittadine qualcosa di nato zoppo, da salvare ancora prima di essere terminato. Abbiamo parlato con l’assessore all’urbanistica Pierfrancesco Maran di quella che è una delle sfide dei prossimi anni, e in base al quale si vedrà davvero se le periferie sono “un chiodo fisso” dell’amministrazione, come era giunto a dire il sindaco Sala durante la campagna elettorale del 2016.

“Tutti i quartieri nati tra gli anni Novanta e Duemila, quelli costruiti attorno a un buco per una nuova Esselunga non si sono dimostrati esempi di successo urbano,” ci fa notare Maran.

“Tant’è vero che oggi quello che si progetta a Milano come altrove ha un’impostazione diversa. Oltre a questo c’è un mix tra una progettazione quasi più anni ‘70 che moderna — quindi le case senza servizi, senza trasporto pubblico quasi come un quartiere dormitorio — più la crisi del 2008 che ha messo in ginocchio diversi operatori. È successo lì, a Santa Giulia, a Porta Vittoria.”

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Nonostante il risultato alla fine sia stato quello di un quartiere dormitorio, Adriano non è stato pensato così. Era un progetto con delle pretese: appartamenti di pregio, aree verdi, una cittadella della salute. Molte persone hanno comprato casa  prima della realizzazione, basandosi sul progetto iniziale, e si sono ritrovati a fare i conti con qualcosa di completamente diverso. La mancanza più grande per il quartiere è forse quella di una scuola media, che non c’è ancora nonostante una popolazione minorenne in costante aumento.

L’arresto delle operazioni edilizie, alla fine degli anni Duemila, lasciarono il quartiere punteggiato da grandi spazi abbandonati e recintati: la crisi del 2008 infatti è stata la causa primaria del fallimento delle aziende impegnate nell’edificazione del quartiere, che rappresenta uno dei suoi segni più tangibili. È lo stesso Maran a raccontarci dei tentativi di rinascita del quartiere: “A cominciare dalla giunta Pisapia abbiamo provato a rimettere in piedi la situazione: in particolare c’è stata la discussione delle fideiussioni dell’imprenditore fallito, 18 milioni di euro, completato da noi ma grande merito in particolare dell’ex vicesindaco Ada Lucia De Cesaris, importante perché è stata la più importante discussione di fideiussione in ambito urbanistico fatta in Italia.” Una fideiussione è una garanzia personale per la quale un soggetto — il fideiussore — si propone di soddisfare al creditore un obbligo assunto da altri.

Un altro momento di svolta è stata la candidatura del quartiere al piano periferie dei governi Renzi e Gentiloni, grazie al quale sono arrivati da Roma 18 milioni di euro da destinare nella riqualificazione della zona.

Questo capitale consente di finanziare le due grandi opere che mancavano al quartiere e che potrebbero migliorare in modo decisivo la qualità della vita dei suoi abitanti: il prolungamento della tramvia numero 7 e la scuola media. “Sono in corso le progettazioni definitive: queste due cose sono il cuore dell’intervento. È stato poi aperto un altro pezzo del parco e l’ultimo mancante è in fase di progettazione, spero che in qualche mese apriranno i cantieri.”

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“Manca ancora la piscina e stiamo aspettando a giorni che l’operatore privato presenti il progetto, si parla anche di fare una palestra di fianco alla piscina; l’altro aspetto positivo è che alcune aziende hanno deciso di investire, in particolare la Siemens, anomalo nel fatto che tutti i tecnologici tendono ad andare verso porta Nuova,” prosegue Maran. “Poi interventi ad esempio l’inserimento nel piano periferie ha dato il la che la residenza sanitaria per anziani, vero fulcro del quartiere: un edificio gigantesco fino a quando ci siamo insediati occupato da disperati e versava una situazione molto critica, tant’è vero che stavamo ragionando anche su un’ipotesi di abbattimento. Invece ha trovato un acquirente serio, la Proges, che ha già lavorato nei servizi sociali con il Comune di Milano: Proges ha rilevato la struttura per un milione, l’ha messa in sicurezza e ha presentato un progetto per terminare la costruzione della stessa con una serie di servizi per il quartiere. Doveva partire per i lavori un paio di mesi fa ma hanno avuto un ritardo. Comunque adesso ci hanno scritto qualche giorno fa che partiranno verso metà luglio.”

Il quartiere è collegato al resto della città di Milano da tre linee di autobus, la linea 53, 56 e 86. Chi deve usufruirne si trova in difficoltà perché passano tutte per lo snodo di Piazzale Costantino che spesso diventa un buco nero a causa del traffico e costringe i passeggeri a ritardi mostruosi.

L’autobus 86 recentemente ha aumentato le frequenze, il che apporta sicuramente un miglioramento. Il prolungamento del tram 7 fino al capolinea di via Brambilla, collegherebbe sia il nuovo sia il vecchio quartiere con la M1 a precotto. In materia di trasporti il quartiere non è a postissimo ma sta migliorando, certo il tram 7 potrebbe essere la grande soluzione. Nel corso degli anni, comunque, secondo alcuni residenti del quartiere con cui abbiamo parlato, le cose sono cambiate, sono migliorate le costruzioni, sono stati inseriti degli spazi verdi. Il quartiere si è sviluppato, anche se molto lentamente, e si comincia a respirare un’aria diversa.

Per quanto riguarda i bambini e gli anziani, specie nella parte a destra di via Adriano, è un quartiere ben fornito: sono numerosi gli asili, sia pubblici sia privati, i parchi giochi e le attività ricreative organizzate dalla parrocchia e dalle associazioni presenti sul territorio.

Sono carenti invece le opportunità e i luoghi di aggregazione per gli adolescenti. Il primo passo in questa direzione è stato fatto lo scorso marzo, con l’inaugurazione del secondo lotto del parco nella zona nuova, perché insieme ad esso è stato costruito un campo di pallacanestro.

Le abitazioni sono tutte in vendita ad un prezzo medio, non altissimo, ma che certamente che rende difficile l’accesso al mutuo agli stranieri che sono in Italia da poco: il quartiere è abitato da italiani o stranieri residenti in Italia da molto tempo. Questa è un’eredità dell’originaria ideazione del quartiere Adriano come luogo residenziale ma di prestigio, riservato a classi medio-alte. Ci sono numerose giovani famiglie con bambini. Il quartiere è in controtendenza rispetto a Milano, e la cosa ci viene confermata anche da alcuni abitanti con cui abbiamo parlato, che ci raccontano come. alcune giovani coppie che avevano comprato un bilocale nella parte nuova si sono spostate nel vecchio quartiere per acquistare una casa piú grande.

“Abbiamo constatato che di la hanno qualche piccolo servizio in più: la parrocchia, l’oratorio, vari negozi…” ci racconta una residente. “Il parco del vecchio quartiere è circa il doppio del nostro, si aggancia a quello di Cascina Gatti, diventa un tutt’uno verde. “Questa è una zona molto verde ma si può dire che il verde che c’è oggi se lo è conquistato. Quando sono arrivata qui il verde c’era ma era molto trascurato, le case erano in costruzione, intorno alla Magneti Marelli era pieno di sterpaglia. Nel parco ci sono ancora le vecchie piante che si trovavano nelle cascine. Accanto a queste sono stati piantati nuovi alberi, hanno iniziato una quindicina di anni fa. Due o tre anni fa è stato rifatto un intero viale. Il Comune si è interessato, hanno fatto un bel lavoro e continuano a tenerlo ben curato. Al contrario, il pavimento delle strade è stato fatto un po’ male, risulta dissestato in certi punti. Andrebbe un po’ riguardato.”

“Via Adriano è stata “la barriera” che ci ha isolati dal vecchio quartiere,” continua la residente. “Abbiamo cercato di frequentare l’altra zona, avere dei contatti, conoscere più persone dall’altra parte e devo dire che in questo la fondazione Cariplo, con le sue feste e le attività che ha messo in piedi, ha cercato di unire di più i due quartieri e ci ha portato ad avere un contatto anche dall’altra parte. Di là è un po’ come vivere in un paesino, ci si conosce un po’ tutti. Abbiamo un comitato di quartiere molto valido ed è presente la Fondazione Casa della Carità di Don Colmegna.”

Abbiamo chiesto all’assessore Maran se la città è al sicuro da operazioni edilizie come quella che hanno portato all’ideazione — e quasi al fallimento — del quartiere Adriano. “Non si è mai totalmente al sicuro e bisogna sempre prestare attenzione ai piani economici. Siamo più sicuri rispetto ad alcuni anni fa su due fronti,” secondo Maran. “Intanto sono migliorate le norme interne all’amministrazione in termini di garanzie sugli interventi, sul fatto che si faccia la parte pubblica contestualmente alla parte privata e sul quadro delle fideiussioni, e questa è una parte importante. L’altro aspetto è che il rovescio della medaglia della crisi del 2008, che ha buttato fuori molti imprenditori — come dire — arrembanti è che la parte di imprenditoria rimasta è molto più solida e attenta al risultato rispetto a un tempo. Questi sono due elementi che migliorano il quadro, ma se uno pensasse di essere totalmente al sicuro è la volta buona che sbaglia.”

“Noi ce lo siamo trovati e dunque bisogna rimboccarsi maniche. L’intento nobile allora era dare una nuova prospettiva ad aree industriali non più necessarie e sotto quell’aspetto è parzialmente riuscito: questi interventi hanno consentito ampie bonifiche di suolo milanese che sarebbe rimasto in difficoltà. Il prezzo è stato che sono stati fatti progetti urbani non moderni. Se progettualmente il quartiere poteva essere pensato diversamente ora però è abitato, e tanto, e ha anche un grande potenziale perché buona parte degli abitanti nuovi sono giovani famiglie con bambini cui vanno dati servizi.”


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