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Video di Ruben Zaccaroni

Le sirene hanno preso popolarità a New York a partire dal 1983, e da allora tutti gli anni si sono riunite a Coney Island a metà giugno, senza mancare mai.

Da 36 anni ormai, secondo Wikipedia, a New York si tiene un evento bizzarro che celebra l’inizio dell’estate: la parata delle Sirene. A pensarci, è una celebrazione di quelle che non ha molto senso, e ne acquista soltanto per il fatto che si tiene a New York, la città dove niente è strano per davvero. C’è da stupirsi se ogni anno, da trentasei anni, durante il sabato più vicino al solstizio d’estate (nel caso del 2018, il 16 giugno), centinaia di persone si vestono da sirene, e vanno nel caldo e nella folla a sfilare a Coney Island? Dov’è la stranezza? Siamo a New York, la città dove tutto può capitare. Ti puoi coprire di pinne e di squame lucenti in pieno dicembre, e nessuno ti guarderà due volte, se non con vago e disinteressato giudizio estetico. Figurarsi se ci si vuole coprire di pinne e di squame lucenti al limitare dell’estate, quando tutti sono euforici, e c’è persino la giornata ufficiale delle sirene, laggiù a Coney Island, a cui tutti affluiscono affollando di glitter i vagoni delle metropolitane.  

Le sirene hanno preso popolarità a New York a partire dal 1983, e dal allora tutti gli anni si sono riunite a Coney Island a metà giugno, senza mancare mai. Persino quando, nel 2013, i soldi per la parata sono finiti a pagare i danni dell’uragano Sandy, una campagna di fundraising ha tirato su i centomila dollari necessari, e le sirene hanno potuto sfoderare le squame e le pinne cristallizzate di glitter come sempre. Tra partecipanti e spettatori si parla di centinaia di migliaia di persone, e per qualche curiosa ragione la parata è finita per diventare tra le più grandi degli Stati Uniti. La gente si veste e si sveste da creature marine, vengono eletti un re Tritone (nientemento che Lou Reed salì sul trono nel 2010) e una regina Sirena, la città si riempie di after party a tema alghe o simili, e alla fine si va tutti a schiacciarsi sulle spiagge sovraffollate, o a bere Pina Colada a Coney Island.
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A pensarci su, la parata ha un che di terribilmente futile, e il poderoso afflusso di persone, molte di più, a prima vista, che alle manifestazioni politiche, è un po’ deprimente. Il comprimersi di gente euforica non mi è mai piaciuto tanto, c’è sempre l’impressione di non essere abbastanza partecipi, o ubriachi o allegri per godere del carnevale come si dovrebbe. Ma nell’esibizione del glitter, del colore, delle pinne, dei costumi, dell’inutile e dell’assurdo, nella comunità dell’evento, c’è un che ineffabile dello spirito della città. New York è strana, New York è grande, New York è senza senso, New York ogni tanto vuole vestirsi da sirena, ed esibire corpi nudi e pitturati di vecchi e di giovani, di grassi e di magri. L’assurdità assume toni esaltanti, l’assenza di senso diventa liberatoria. E poi si può andare tutti quanti sulle giostre a Coney Island, a bere Pina Colada sulla spiaggia troppo piena, a fare il bagno nell’acqua sporca, col sole e lo zucchero in bocca, e i corpi della città intera tutti intorno.

New York 52 si prende una pausa: ci vediamo dopo l’estate.

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