in copertina: anche a Salvini piace un sacco il mare, via Facebook

La strada sembra spianata per una sessione elettorale estiva, qualcosa di completamente nuovo per il nostro paese.

Le consultazioni per la formazione del nuovo governo sono giunte a un punto morto. Di Maio non vuole andare al governo con Berlusconi, Salvini non vuole andare al governo col Pd, Renzi — ops, Martina — vuole che governi chiunque ma #senzadime. Questa mattina — la mattina del 64° giorno dopo le elezioni — è fallito il tentativo estremo di imbastire una maggioranza tra Movimento 5 Stelle e Lega Nord, con Salvini che si è rifiutato di scaricare Forza Italia, e la cosa più probabile sembrano ormai nuove elezioni. Secondo alcuna indiscrezioni, si potrebbe tornare alle urne addirittura a luglio — è stato proposto nelle ultime ore l’8 del mese — un fatto senza precedenti nella storia repubblicana.

Non è la prima volta che in Italia i tempi per la formazione di un governo vanno per le lunghe. La cosa lascia perplessi soprattutto gli stranieri — nonostante, ad esempio, l’anno scorso in Germania ci siano voluti sei mesi per formare un ennesimo governo Merkel con l’appoggio del Partito Socialdemocratico. La rivista americana Bloomberg ha pubblicato un’infografica con un grafico a colonne colorato di un nero molto intenso:

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A dire il vero anche in Italia, negli ultimi anni, alcune formazioni politiche hanno sentito l’esigenza di “sapere chi vince il giorno dopo le elezioni,” e hanno provato a portare avanti riforme perché questo fosse possibile: è il caso di Forza Italia, ad esempio, o del referendum proposto dal Partito democratico nel dicembre 2016. L’Italia però, nonostante questi vari tentativi, resta sempre una repubblica parlamentare: significa che il potere maggiore non è nelle mani del presidente del Consiglio — che non viene eletto dal popolo ma nominato dal Presidente della Repubblica sulla base dei risultati delle elezioni — ma del Parlamento.

Questo fatto ha dato origine alla notoria precarietà dei governi italiani, che soprattutto durante la cosiddetta Prima repubblica difficilmente duravano più di un paio d’anni, ma anche a veri e propri governi-tappabuchi, che in qualche caso hanno dato vita addirittura a modi di dire. È il caso, ad esempio, del Governo Balneare.

Secondo una definizione molto musicale di Wikipedia, con Governo Balneare si intende un esecutivo nato con un mandato a breve termine, di transizione e di decantazione, al fine di dare tregua con una «pausa estiva» a tensioni politiche particolarmente aspre all’interno di una maggioranza parlamentare.

schermata-2018-05-07-alle-16-01-44Nonostante l’espressione abbia avuto origine nel 1921, durante uno degli ultimi governi prima della dittatura fascista, ha avuto le manifestazioni più note in certi esecutivi democristiani degli anni ‘50 e ‘60: in particolare con il Governo Leone dell’estate 1963. La situazione era simile a quella di oggi: uno stallo politico con alcuni veti incrociati, in particolare quelli del Partito Socialista, impedirono di affidare la presidenza del Consiglio ad Aldo Moro. Il Presidente della Repubblica Antonio Segni invitò le forze politiche a trovare un accordo nel più breve tempo possibile, minacciando di sciogliere le camere e mandare il paese a votare in estate.

Il democristiano Giovanni Leone, nominato da Segni, riuscì a mettere in piedi un governo di minoranza composto esclusivamente da membri della DC — un cosiddetto “monocolore” — con l’appoggio esterno di altri partiti, tra cui lo stesso PSI. Leone rimase in carica dal 21 giugno al 4 dicembre, data in cui si dimise dopo esser riuscito a far approvare la Legge di bilancio e ritenendo concluso il suo compito di traghettatore. Gli succedette proprio Aldo Moro, che — grazie alla quiete istituzionale offertagli dal Governo Balneare — riuscì a dar vita al primo governo di centrosinistra della storia italiana, con l’appoggio esplicito del Partito Socialista.

Tornando ai giorni nostri, la proposta avanzata da molti commentatori di un possibile “Governo del Presidente” o il “Governo di responsabilità” altro non sarebbe che una riedizione del Governo Balneare: un esecutivo con a capo un personaggio non di primo piano — quindi non Di Maio, Renzi o Salvini — che avrebbe il compito di far passare l’estate e approvare la Legge di stabilità, che è la diretta erede della Legge di bilancio della Prima Repubblica ma che oggi, dopo che il pareggio di bilancio è stato inserito nella costituzione nel 2012, è diventata ancora più pressante.

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Anche il Governo Balneare, però, avrebbe bisogno dell’appoggio esterno di almeno un’altra forza politica oltre a quella che sarebbe chiamato a crearlo. E la situazione, come abbiamo illustrato nel primo paragrafo di questa articolo e come chiunque si sia interessato alla politica italiana degli ultimi due mesi sa, non sembra renderlo possibile, con Movimento 5 Stelle e Lega che si sono risolutamente opposti a questa iniziativa.

La strada sembra quindi spianata per una sessione elettorale estiva, qualcosa di completamente nuovo per il nostro paese vista la storica contrarietà alle elezioni di luglio di alcune tra le più importanti categorie professionali italiane: gli albergatori, i ristoratori, tutti coloro insomma che sono impegnati nel settore turistico. Loro sì che stravederebbero ancora oggi per un Governo Balneare.


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