in copertina, immagine da un video di teorie del complotto, via YouTube

Un circolo segreto di pedofili infiltrati nei piani alti di Hollywood e Washington e la lotta dell’amministrazione Trump per liberare i bambini che hanno rapito. (Ma non è vero niente.)

Lo scorso sabato 31 marzo la personalità televisiva Roseanne Barr ha twittato e poi cancellato l’ennesimo sussurro a supporto delle teorie di QAnon, un ipotetico leaker che avrebbe accesso a informazioni top secret sulle operazioni eroiche dell’amministrazione Trump.

Il suo supporto alla teoria è di grandissimo peso — Barr è protagonista di un vero e proprio revival televisivo che l’ha portata al centro del dibattito mediale statunitense. Barr, una conservatrice che attraverso pose e posizioni tattiche ha sempre mantenuto simpatie liberal, aveva l’anno scorso rivelato di supportare Trump — il primo candidato che avesse mai ufficialmente supportato, perché ha sempre votato solo per se stessa.

Ma chi è QAnon? La saga di questa teoria del complotto inizia a fine ottobre 2017, quando un utente del subforum di 4chan /pol/, tale “Q Clearance Patriot” inizia a lasciare messaggi in un thread dal titolo “La calma prima della tempesta.”

Q — no, non quello dei Wu Ming — sosteneva di essere un operativo del governo con nulla osta sicurezza di livello Q, equivalente con quello “top secret” del Dipartimento della difesa. Q voleva rivelare al pubblico le operazioni dell’amministrazione Trump contro i corrotti mostri del deep state, lo stato ombra di servizi segreti, polizia federale ed esercito che starebbe cospirando contro l’attuale amministrazione statunitense.

In una serie esilarante di forzature che vi risparmiamo, gli appassionati di teorie del complotto sono arrivati alla conclusione che Q non fosse un ufficiale qualsiasi, ma qualcuno di veramente molto connesso, con una carica così alta da poter viaggiare sull’Air Force One. La prova, ovviamente, era una foto sfocata di isolette durante il viaggio in Asia di Trump, perché che prova migliore può esserci per una teoria del complotto se non una foto sfocata, insomma.

La rivelazione shock di partenza di Q è questa, in sostanza:

Trump non è davvero invischiato con la Russia: al contrario, Clinton e Obama lo sono, mentre Trump ha finto di essere vicino a Putin per fare in modo che partissero indagini, perché sapeva che altrimenti l’establishment non avrebbe mai attaccato se stesso.

Secondo Q, Mueller in realtà starebbe in questo momento investigando sui legami tra Putin e Clinton — ma la teoria del complotto non si ferma lì, andando a descrivere una specie di utopia neocon in cui Clinton, Obama, Podesta — tutti, perfino McCain — sono già sotto controllo della polizia, forse con braccialetti elettronici.

L’operazione, nome in codice “the Storm,” avrebbe scoperto che tutti i coinvolti sono anche, ci scappa di dire ovviamente, pedofili. In un remix all’ennesima potenza della teoria del pizzagate — che, ricordiamo, ha portato a una sparatoria — Q sostiene che in tutte le città santuario democratiche operino circoli segreti di pedofili che rapiscono, stuprano e uccidono bambini. All’interno di questi ring non starebbero solo politici democratici ma anche tutti i grandi opinionisti liberal del mondo dell’intrattenimento e vari opinionisti in tutto il paese. Una pagina sul sito Maga1776, ora offline ma ancora raggiungibile tramite la sacra Wayback Machine, raccoglieva lo storico degli arresti per traffico di esseri umani e pedofilia, inquadrando una brusca accelerata nel primo anno di amministrazione Trump, con un numero di arresti piú che triplicato, 6355 arresti nel 2017 contro 1952 nell’anno precedente. (Si tratta, ovviamente, di una ricerca senza nessun valore statistico o giornalistico.)

La teoria qui si fa confusa — perché sono tutti pedofili? Perché sono satanisti o perché esiste uno schema di ricatto sistematico che porta al potere solo pedofili perché sono piú controllabili? Tutti i commentatori attorno alla teoria di Q dicono la loro ma non c’è una versione comune. L’amo della pedofilia resta, fin dai tempi di pizzagate, uno dei principali delle teorie cospiratorie della destra statunitense, perché permette a fantasie altrimenti completamente alimentate solo da revanscismo mediatico di apparire “col volto umano.”

È questo l’amo a cui ha abboccato — o a cui finge di aver abboccato — anche Roseanne Barr, e che esporrà a decine di migliaia di persone a una delle teorie del complotto piú complesse ma piú invitanti — perché costruita per deviare e non per intrattenere — degli ultimi anni.

Questo sarebbe il vero motivo per cui Trump ha deciso di farsi carico della presidenza. In questa retorica deformata, Trump, imprenditore ora potentissimo ma nato “solo” palazzinaro, ha avuto a che fare con la corruzione ad ogni livello della propria scalata verso il successo — arrivato ad un certo punto, però, non ne ha potuto piú, e solo lui, con la sua forza di volontà — e i suoi soldi — può finalmente portare giustizia, “prosciugare la palude,” usando le sue stesse parole.

Le cose si fanno particolarmente strane nel tentativo dei narratori della teoria di dimostrare che Trump si stia davvero preparando a questa serie di dichiarazioni e arresti esplosivi. L’elemento chiave dell’intrigo sarebbe la visita di Trump in Arabia Saudita, e un presupposto rapporto di reciproca fiducia — forse un accordo vero e proprio di sostegno — con il principe saudita Mohammad bin Salman.

Avete letto spesso di bin Salman nei mesi scorsi su Hello, World!: è il protagonista di una vera e propria stagione di arresti — magari meritati ma comunque di natura politica — contro il gruppo di quelli che i complottisti chiamano i “bad princes,” i principi cattivi, guidati dal multimiliardario membro della famiglia reale Al-Walid bin Talal. La cospirazione riconduce a questo gruppo piú o meno tutti i mali del mondo, partendo, sì, dall’11 settembre.

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L’accordo ombra tra bin Salman e Trump, insieme agli arresti di massa in Arabia Saudita, sarebbero la causa diretta della “fine dell’Isis,” e dell’accelerata di liberalizzazioni nel paese, sia economiche che di costumi.

La visita di Trump in Arabia Saudita, dove il presidente è stato accolto in tripudio, sarebbe la prima manifestazione di questa alleanza, un fronte compatto contro la vecchia guardia islamista, non solo responsabile del terrorismo, ma anche forza grigia dietro aziende che avrebbero finanziato i democratici per piú di una decade.

Così come pizzagate era nato come una teoria del complotto demenziale, commentata con ironia, the Storm / QAnon ha il potenziale, mentre viene abbracciato progressivamente da personaggi sempre piú in vista del mainstream, di ripetere su scala ancora piú vasta una forma particolarmente viziosa di propaganda e fake news, così distaccata dalla realtà da essere quasi impossibile da provare falsa, e anzi, rafforzata agli occhi dei propri credenti da ogni giusto tentativo di screditarla.

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Il potenziale di altissima viralità è evidente dal deprimente numero di visualizzazioni che in questi mesi i video sull’argomento hanno accumulato. Il più visto è vicino a mezzo milione di visualizzazioni su YouTube, e ce ne sono dozzine nell’ordine delle centinaia di migliaia. Gli algoritmi di YouTube, ne abbiamo già parlato, sono spesso veicolo di popolarizzazione di materiali tossici, e la “promozione” di QAnon da una personalità televisiva da 18 milioni di telespettatori rischia di portare a questi video un pubblico assolutamente non armato degli strumenti di comprensione critica del materiale che si trova davanti — anche quando il contenuto delle “fake news” è l’esistenza di una cabala democratica, pilotata da satanisti pedofili, finanziata da terroristi islamici e anche dalla Russia integralista Ortodossa, perché no.

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