Jim Jarmusch ha fatto credere, l’1 aprile, che sarebbe uscito Stranger than Paradise in versione 3D.

Per un attimo c’ho creduto. Perché no, alla fine Jarmusch è sempre stato un artista multiforme, pieno di idee ispirazioni e stimoli, non è improbabile che decida di far uscire Stranger than Paradise, la pellicola che l’ha introdotto al mondo, in versione 3D.

“Quando abbiamo originariamente girato il film abbiamo provato a collegare due telecamere Bolex insieme, ma in quel momento non eravamo in grado di combinare correttamente le due immagini per il 3D… fino ad ora!”si legge nel comunicato ufficiale della Criterion Collection, promotore di questo imperdibile lavoro di restauro cinematografico.

Ovviamente l’annuncio è un pesce d’aprile cinematografico, ma portato avanti con stile. La trovata della Criterion Collection – che il 24 rilascerà la versione restaurata di Dead Man, altro film di successo del regista – continua descrivendo la propria dedizione nel perseguire la volontà degli autori: “Qui alla Criterion, siamo sempre stati impegnati a presentare ogni film come il suo produttore vorrebbe vederlo, completamente restaurato, nel corretto formato, e così via, ma non si tratta solo di sporcizia e graffi correzioni o un tiro alternato qua e là. Questa è un’opportunità per realizzare il sogno di un cineasta.”

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 Eccoci tutti quanti a cercare nei cassetti i polverosi occhiali stereoscopici rimasti in casa dopo qualche scadente proiezione di un film in 3D come Piranha 3D, Jurassic Park 3D o Street Dance 3D. E invece no, Stranger than Paradise dovrà rimanere una visione in due dimensioni come i Lumière l’avevano pensata.

Quindi anche per questo aprile niente esperienza immersiva, non potremmo annusare i marciapiedi dell’East Village né le spiagge del Lago Erie, ma potremmo sempre godere di una delle migliori pellicole indie di fine millennio.

Ma a questo punto, parlando di cose serie, avete sentito che Netflix comprerà l’attore Seth Rogen?


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