L’applicazione Arts & Culture usa l’intelligenza artificiale per trovare un’opera d’arte che assomigli ad un vostro selfie.

Se non l’avete ancora fatto, scaricate l’applicazione di Google Arts & Culture, l’ultimo progetto di Google per la creazione una piattaforma in grado di diffondere la passione per arte e cultura in tutto il mondo. Ve ne avevamo già parlato in occasione della dedica al cineasta russo Sergej Michajlovič Ėjzenštejn fatta attraverso il racconto immersivo My Art in Life.

Questa volta Arts & Culture, che non ha mai abbandonato la sua vena interattiva con gli utenti, si è inventata Is Your Portrait in a Museum?, ovvero la possibilità di incrociare i propri selfie con i ritratti su tela di tutta l’arte mondiale, con un grado di somiglianza fino al 100% (in quel caso vi consigliamo di chiedere i diritti al museo). L’iniziativa è diventata subito virale — se per colpa dei selfie o grazie ai quadri è difficile dirlo, fatto sta che Twitter nei giorni scorsi è stato assediato dalle opere di Leonardo da Vinci e dai pittori Fiamminghi, passando per contemporanei come Zhang Xiaogang.

Il successo è stato tale da permettere all’applicazione di scalare la classifica dell’App Store e conquistare il primo posto.

Per ora la feature compare in maniera random agli utenti, probabilmente in attesa di rendere definitiva la sua implementazione nella applicazione in tutti i paesi.

Google Arts & Culture aveva comunque già sperimentato con i riconoscimenti di immagini e forme da parte di algoritmi. Sul sito infatti, nella sezione experiments, è presente X Degrees of Separation – The hidden paths through culture, una costola del sito su cui è possibile scegliere due opere – che siano quadri, sculture o oggetti di antiquariato – e osservare l’algoritmo illustrare con altrettante opere i gradi di separazione che dividono le vostre due scelte.

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“Si ritiene che due persone nel mondo possano essere collegate da pochi gradi di separazione, e allora le opere d’arte?”

Un ottimo modo insomma di sfruttare il solipsismo dilagante del ventunesimo secolo per divulgare conoscenza e arte sui social network. Ora non vi resta che provare, ma mi raccomando non offendetevi se i risultati non fossero di vostro gradimento, si tratta comunque di arte.

— FIN —