La presenza dei Måneskin — ma anche di Sem & Stènn e in parte dei Ros — ha dato un suono e un’immagine completamente nuovi alla categoria dei gruppi. Il grande lavoro di Manuel Agnelli ha cambiato il programma, nonostante gli ultimi minuti della finale avessero un sacco il sapore del concerto di capodanno (o, a esser buoni, della finale di Sanremo).

Per chi segue X Factor Italia fin dai suoi albori — era il marzo del 2008: conduceva DJ FRANCESCO e i provini si svolgevano praticamente in uno sgabuzzino — la presenza dei gruppi oltraggiosi di Manuel Agnelli è stato ossigeno puro in un programma che, a una certa, potrebbe anche averci stancato. Ho provato a ripercorrere questa edizione davvero ricca di talento e novità, conclusa con lo sgomento mio e di tutti i coatti d’Italia che alla fine hanno pensato di trovarsi davanti al countdown di Carlo Conti.

Le novità della gara

La fine di un grande spettacolo è spesso l’occasione per ringraziare “ tutti quelli che lo hanno reso possibile ma che lavorano dietro le quinte ”, dagli attrezzisti ai macchinisti, dagli autori ai produttori. Citando questi ultimi — durante gli i ringraziamenti della finale di X Factor 11 — Alessandro Cattelan ha sottolineato il coraggio che hanno avuto nel mettere in piedi questa edizione, prendendosi dei rischi. Ma di cosa parliamo quando parliamo di “rischio” e di “novità” quest’anno a X Factor?

La struttura del programma ha presentato un paio di cose nuove, come la manche “a squadre” della prima puntata: la categoria con il minor numero di voti finiva tutta in ballottaggio, costringendo il giudice a salvare uno solo tra i suoi artisti. Gli ultimi due andavano allo scontro finale. Questo meccanismo abbastanza infame ha colpito la squadra di Fedez (apparsa la più debole fin da subito), evocando in tutti gli spettatori che abbiano fratelli o sorelle il temutissimo spettro della scelta del “figlio preferito” da parte di mamma o, in questo caso, papà.

Di nuovo c’è stata anche l’introduzione di un ospite come quinto giudice — un preoccupatissimo Gianni Morandi — che nel quarto live aveva il potere di salvare un concorrente dal ballottaggio. Il meccanismo in sé ha fatto molto discutere e la scelta del Gianni nazionale, sinceramente tormentato nei minuti precedenti (dopo la sua esibizione ha dichiarato di non aver pensato a cantare ma a quello che gli toccava fare dopo) è stata addirittura fischiata in diretta.

Proprio in merito al quarto live, sento doverosa una breve parentesi: la pressione che è stata messa addosso a Rita Bellanza ha contribuito in maniera decisiva a offuscarne il talento nella parte centrale del programma. Ogni tanto, forse, dovremmo trattenerci dal ragionare solo attraverso il dualismo “fenomeno-pippacolossale” e aspettare la maturazione di un talento con pazienza, anche in un tritacarne dai ritmi infernali come X Factor.

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Le scommesse di Mara e Levante

I meccanismi che regolano l’andamento delle singole puntate, comunque, sono cambiati mille volte nel corso degli anni. Per parlare veramente di rischio, scommessa, novità, dobbiamo guardare al banco dei giudici. I veri rischi che la produzione si assume sono nella composizione di quel tavolo — la scelta di Levante, novità di questa edizione, non è sembrata inizialmente un particolare azzardo — ma ancora più importanti e rischiose sono le scelte che i giudici fanno quando compongono la propria squadra.

Levante, ad esempio, ha portato in gara Rita, che già agli home visit aveva palesato tanto il suo potenziale espressivo quanto la sua fragilità emotiva. Una scommessa vinta a metà: Rita si è trovata su un palco per cui non era pronta, ma nonostante tutto è riuscita a farci sentire il suo bellissimo inedito, “Le parole che non dico mai,” scritto da Levante stessa.

La musica pop italiana ha il solito, grosso problema

La compilation del “rischio” include anche Mara Maionchi, che ha deciso di dare una seconda chance a Enrico Nigiotti, conosciuto ad “Amici.” Il mito della “seconda opportunità” è una di quelle storie che consentono di montare un sacco di clip durante il programma, una solfa ripetuta ad ogni buona occasione, ma questo non deve distrarre dalla scelta comunque coraggiosa di Mara, che avrebbe potuto non fidarsi più di quella “brutta testa di cazzo di Nigiotti” (come ha fatto Fedez con Francesco Bertoli dei Jarvis durante i bootcamp).

Mara ha intravisto qualcosa in lui, e Nigiotti è sbocciato definitivamente al quinto live con “L’amore è,” l’inedito che sta funzionando meglio nelle radio e che forse è tra i migliori di sempre per scrittura e maturità interpretativa dell’artista.

In generale, la qualità degli inediti è stata altissima, come non era mai successo. Forse uno può essere considerato una spanna sotto gli altri, ma ci arriviamo dopo.

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Una roba tipo dark pop

Ora veniamo finalmente alla vera scommessona, ovvero l’introduzione in giuria di Manuel Agnelli, un artista indipendente, per certi versi cupo, che due anni fa ci sembrava anni luce lontano dal mondo scintillante di X Factor. Manuel prima di tutto si è dimostrato un artista aperto a tutte le vie della musica, in grado di riconoscere una grande performance anche al di là dei propri gusti personali, rimanendo sempre lucido e pronto ad argomentare i suoi giudizi per nulla scontati e sbrigativi. Ma soprattutto, ha fatto un grande lavoro con i suoi concorrenti.

Dopo aver scovato l’anno scorso due talenti peculiari tra gli over come Eva Pevarello e Silva Fortes , quest’anno gli è stata affidata la categoria dei gruppi, che per uno come lui dev’essere stato un po’ come passare da una bellissima Panda dal sapore nostalgico a una potentissima Ferrari. Alla guida della sua nuova squadra, Manuel non si è fatto pregare e ha letteralmente raso al suolo i confini pop di X Factor. Un assaggino dai bootcamp.

Questa esattamente cos’è? Tipo dark pop? OK, tecnicamente è una roba synth pop anni ’80, alla Depeche Mode. Ma è tutto fuorché un esibizione “da X Factor”. Siamo solo ai bootcamp e mentre Levante se la ride la faccia di tutti noi è inevitabilmente quella di Fedez a 00:30. Solo l’idea che un duo come Sem & Stènn potesse entrare ai live non ci sfiorava nemmeno. Manuel ha preso queste nostre certezze e le ha sgretolate esibizione dopo esibizione, ripetendo più volte che per lui il rock, e l’arte in generale, è soprattutto oltraggio. Ecco, questa roba dell’oltraggio è un po’ sfuggita di mano: piccolo stralcio a 00:45.

L’impianto scenografico che Luca Tommasini ha costruito per Sem & Stènn , unito alle loro movenze sul palco, ha addirittura finito per distrarci dalle performance canore. Se erano bravi a cantare o meno, non ce lo ricordiamo, sappiamo solo che facevano una roba parecchio strana, estrema. In molti avranno storto il naso, ma la realtà è che si sono guadagnati i live e sono durati ben tre puntate, aprendo una strada inesplorata.

Certo, non potevano accontentare tutti. Ma Manuel aveva pensato anche a questo. Quella missione, spettava ai Måneksin.

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Hi everybody, this is Måneskin

I Måneskin sono stati definiti a più riprese la “rivelazione di questa edizione.” Ma anche gli unici a “reggere il confronto con le canzoni che li venivano assegnate,” rendendo le loro cover “più belle delle versioni originali.” Il disco d’oro per il loro singolo “Chosen” è il giusto riconoscimento per un gruppo che ha schiantato la concorrenza durante i live. Un uragano di personalità e carisma che ha travolto il programma, l’intrusione del punk rock nella televisione di massa. Dei bravi musicisti ancora in erba — è stato uno shock scoprire che l’età media della band era di 17 anni — ma soprattutto un gruppo guidato da una voce pazzesca, in grado di rendere estremamente personale ogni canzone, fino all’inedito.

I Måneskin hanno toccato l’apice dell’innovazione per questo programma al sesto live, con un’esibizione storica, quella in cui Damiano, il coattissimo frontman, ha mostrato alla fine della canzone il tatuaggio con scritto “Kiss This” — titolo della canzone — sulla chiappa sinistra. Per rivedere il video integrale dell’esibizione dovete avere per forza Sky, ma la canzone è disponibile su Spotify (come tutti gli inediti e le esibizioni del live, grande novità di quest’anno). Qui trovate un audio decente e un immagine di copertina che vi da un’idea del livello di trasgressione raggiunta dai Måneskin:

La straordinarietà della presenza dei Måneksin assume ulteriore valore se ci ricordiamo che per i gruppi fino ad ora la trasgressione massima era stato l’electro rock dei Moseek, tre anni fa. Con il synth di Sem & Stènn, il punk dei Måneksin e, mettiamoci anche loro che comunque hanno resistito fino alla semifinale, l’alternative rock dei Ros, Manuel Agnelli ha portato una ventata di novità incredibile per un programma così mainstream, e non ha mancato di sottolinearlo più volte nel corso delle puntate.

Che poi, fermi tutti, non stavamo cercando una pop star? Questo è stato da sempre il credo del programma, ed è quasi andato in frantumi. Quasi.

Perché dopo che c’eravamo gasati per lustrini e lap dance che nemmeno il Rocky Horror Picture Show, siamo tornati improvvisamente alla realtà. Una realtà che ha un nome e un cognome: Lorenzo Licitra.

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Alla fine mancava solo Carlo Conti

Sapreste dire come si chiama la trasmissione che va in onda il 31 dicembre in prima serata su Rai 1, e che vi ha tenuto compagnia quando vi stavate ubriacando in casa per festeggiare l’anno nuovo? Forse non ve lo ricordate perché vi stavate ubriacando in casa per festeggiare l’anno nuovo, ok. Io nemmeno me lo ricordavo, prima di cercare su YouTube “capodanno Rai 1,” e ho scoperto che si chiama “L’anno che verrà,” va in onda dal 2003.

Ora, Sapreste nominare più di un artista che ha cantato sul palco lo scorso anno? Io no, ma ho scoperto che sul palco sono saliti: Renzo Arbore e l’Orchestra Italiana, Nek, Alex Britti, Noemi, Valerio Scanu, Edoardo Bennato, Benji e Fede, Toni Hadley, Claudia Megrè, Frances Alina Ascione, Luca Tudisca, Sandy Marton, Arisa, i Musicamanovella, i Renanera, i Tarantolati di Tricarico, Lorenza Mario, Silvia Mezzanotte, Leonardo Fiaschi, Antonio Mezzancella, Ethan Lara, Gazebo, MIWA, Samanta Togni.

Così su due piedi, non vi sembra che se in mezzo all’elenco ci fosse Lorenzo Licitra o, perché no, Lorenzo Fragola, o ancora Michele Bravi non farebbe alcuna differenza e nessuno di noi potrebbe stupirsi? Dai, Lorenzo Licitra e “L’anno che verrà” stanno troppo bene insieme. Scegliete voi un punto qualsiasi dove inserirlo in questo video, potete metterlo all’inizio nel coro, oppure a metà sulle note dei Lunapop, andrà sempre bene:

L’altra sera, mentre Lorenzo cantava il suo noioso inedito “In the name of love” dopo aver ritirato il premio, ho pensato che mancasse giusto lo spumante per avere un perfetto concerto di natale, cosa che per altro gli è stata detta da Fedez e Manuel nelle prime puntate — con Mara sempre pronta a difendere i suoi artisti con insulti, parolacce e risate in ordine sparso. Lorenzo ha compiuto comunque un percorso all’interno del programma, acquisendo sicurezza sul palco e interpretando molto bene alcuni canzoni lontane dalla sua comfort zone come “Nothing else matters” dei Metallica.

Ma la sensazione finale, anche per colpa di quell’inedito, riconduceva comunque al mondo di natale e capodanno. O al massimo a una finale di Sanremo, che ovviamente è quello che di meglio si può augurare al buon Licitra, maestro di tecnica. Scopriremo nei prossimi mesi se avrà davvero qualcosa da dire come artista. Per ora, sembra un ottimo maestro di canto, lontanissimo dall’intensità e dalla forza interpretativa del suo compagno di squadra Enrico Nigiotti (o Lorenzo Nigiotti, Mara dixit), finito terzo.

Ma non sarebbe invece bellissimo se il pubblico dei talent premiasse anche artisti che non sembrano destinati a un grande calderone di musica che già conosciamo? Non è andata così quest’anno e del resto non c’è da disperarsi, la storia di X Factor dimostra che la vittoria finale non comporta necessariamente il successo negli anni successivi. Ciò non toglie che il primo posto dei Måneskin sarebbe stato il giusto riconoscimento per un percorso artistico impeccabile, un premio all’audacia e alla visione di Manuel Agnelli, una scossa fortissima per le edizioni future.

In ogni caso, se a capodanno sceglieremo la playlist di X Factor come compagnia all’ubriachezza, il primo pezzo che metteremo secondo me sarà “Chosen.”

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