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Sfollati palestinesi a fianco a una montagna di spazzatura a Dayr al-Balah. Foto: UNRWA

Nonostante l’orrore internazionale per l’intensificazione delle violenze su Rafah, le ambizioni militari di Israele non si fermano: le IDF hanno annunciato di aver preso il controllo di tutta la Philadelphi Route, l’area della Striscia direttamente confinante con l’Egitto — una tacita ammissione che le operazioni di terra attorno a Rafah sono state in questi giorni molto attive, ignorando completamente i moniti di Washington. Secondo i militari israeliani il controllo della Philadelphi Route costituisce un obiettivo importante, perché la zona sarebbe usata da Hamas per fare entrare nel territorio della Striscia armi ottenute all’estero. L’avanzata delle truppe israeliane a Rafah ha avuto conseguenze misurabili anche da terzi, però: ovvero il crollo delle consegne di aiuti umanitari all’interno della Striscia. Già gravemente insufficienti, le consegne sono diminuite di due terzi dall’inizio delle operazioni a Rafah. Secondo una stima dell’OCHA, l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, dal primo aprile al 6 maggio sono entrati in media 176 convogli di aiuti umanitari al giorno, dal 7 al 28 maggio, dopo l’arrivo delle IDF nella zona, la media è crollata a 58 camion al giorno. Nel frattempo, i bombardamenti dell’aviazione israeliana continuano: sono state colpite di nuovo sia Rafah che la città di Gaza, uccidendo un numero ancora imprecisato di civili, tra cui anche due paramedici della Mezzaluna rossa.

Ieri i media hanno dato (anche giustamente) molto spazio alla possibile apertura della trattativa per il cessate il fuoco. La situazione attorno all’accordo però resta instabile e difficile. I rappresentanti di Hamas sarebbero disposti a offrire la propria disponibilità a rinunciare al controllo diretto della Striscia — a patto che la gestione del territorio venga discussa tra fazioni palestinesi, e non su imposizione statunitense o israeliana. Questa concessione, che riguarda però scenari che seguiranno la fine dell’aggressione di Gaza, al momento non sembra interessare al governo Netanyahu VI: il gabinetto di guerra ha respinto la richiesta del gruppo di mettere fine alla guerra. Se secondo alcuni membri ci sarebbe almeno spazio per riavviare la trattativa, secondo Netanyahu e i suoi alleati un accordo del genere vorrebbe dire “arrendersi ad Hamas.” Ma quali sono allora gli orizzonti dell’attuale operazione militare secondo le autorità israeliane? Secondo il consigliere alla sicurezza nazionale Tzachi Hanegbi, “potremmo avere ancora 7 mesi di combattimenti per consolidare il nostro successo e ottenere quello che abbiamo definito come la distruzione del potere e delle capacità militari di Hamas.”

Come minacciato nei giorni scorsi, la Knesset si sta muovendo per approvare la legge che riconosce l’UNRWA come una organizzazione terroristica — il testo è passato a una lettura preliminare con una maggioranza schiacciante, 42 a favore, 6 contrari. Se il testo fosse approvato in via definitiva porterà all’applicazione della legge anti–terrorismo contro l’organizzazione delle Nazioni Unite: Israele interromperà qualsiasi rapporto con l’UNRWA e tutti gli uffici dell’organizzazione sul territorio israeliano saranno chiusi. Israele è storicamente opposto all’esistenza dell’UNRWA, e nei mesi scorsi ha mosso più volte pesanti accuse contro l’organizzazione, senza riuscire però mai a produrre prove in sostegno alle proprie tesi.


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