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Il Pentagono sta impedendo all’amministrazione Biden di condividere con la Corte penale internazionale le prove raccolte dall’intelligence statunitense sui crimini di guerra commessi dall’esercito russo in Ucraina. I militari statunitensi sono contrari a offrire assistenza alla Corte, perché temono di creare un precedente che permetterà in futuro di perseguire cittadini statunitensi impegnati in operazioni militari all’estero

Il Pentagono sta impedendo all’amministrazione Biden di condividere con la Corte penale internazionale le prove raccolte dall’intelligence statunitense sui crimini di guerra commessi dall’esercito russo in Ucraina. I militari statunitensi sono contrari a offrire assistenza alla Corte, perché temono di creare un precedente che permetterà in futuro di perseguire cittadini statunitensi impegnati in operazioni militari all’estero. Le altre parti dell’amministrazione — tra cui le agenzie di intelligence stesse, e i dipartimenti di Stato e della Giustizia — vogliono invece collaborare. Biden non è ancora arrivato a una soluzione della crisi, dettagliata in un retroscena del New York Times. Tra le prove raccolte dall’intelligence statunitense ci sarebbero materiali che dimostrano che alti ranghi dell’esercito russo abbiano espressamente deciso di colpire civili e abbiano ordinato il rapimento di migliaia di minori ucraini dai territori occupati. Lo scorso dicembre il Congresso ha modificato le restrizioni legali che finora hanno sempre impedito agli Stati Uniti di collaborare con la Corte internazionale, ma da allora l’amministrazione non è arrivata a una soluzione. Le tensioni erano rimaste finora dietro le quinte ma interrogata dal Guardian a riguardo, la portavoce Consiglio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Adrienne Watson, ha elencato le indagini che gli Stati Uniti sostengono, omettendo effettivamente la Corte penale internazionale dalla lista.

Alle prime ore di questa mattina, l’esercito russo ha lanciato un nuovo ampio attacco missilistico contro l’Ucraina. Le autorità locali ucraine hanno riportato esplosioni attorno a a Kyiv, Odessa, Mykolaïv, Dnipro, Charkiv, Zaporižžja, Žytomyr e diverse altre località. In molti casi la difesa antiaerea ucraina ha funzionato, ma alcuni missili sono riusciti ad arrivare a segno: a Kyiv si sono registrate due esplosioni, mentre a Charkiv è stato colpito un edificio residenziale, ma al momento non risultano esserci morti o feriti. In diverse regioni in seguito ai bombardamenti è saltata la luce e l’amministrazione regionale di Odessa ha confermato che è stato colpito uno stabilimento addetto alla produzione di energia elettrica.

La maggioranza georgiana ha ritirato la legge che prevedeva di elencare le no–profit e i media che ricevono più del 20% dei propri finanziamenti dall’estero come “agenti esteri.” La legge aveva scatenato forti proteste attorno al Parlamento di Tbilisi, che avevano incontrato la repressione della polizia — al momento risultano 66 persone in arresto amministrativo. L’ambasciata statunitense aveva accusato il governo di approvare leggi “ispirate dal Cremlino,” e Josep Borrell aveva commentato che la legge era “incompatibile” con le ambizioni europee del paese.

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