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Annie Ernaux e la gabbia del genere femminile

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L’autrice francese, premio Nobel per la letteratura 2022, sceglie il genere come lente privilegiata per rileggere la propria storia e quella di ogni donna 

L’Accademia svedese si è espressa: il premio Nobel 2022 per la letteratura va ad Annie Ernaux “per il coraggio e l’acutezza clinica con cui ha svelato le radici, gli straniamenti e i vincoli collettivi della memoria personale.” L’autrice francese contemporanea ha firmato soprattutto memoir, in cui la sua storia personale si fa cartina tornasole di quella sociale. Il tutto con un’attenzione forte alle disuguaglianze di genere e di classe.

Ernaux ha ridisegnato i confini del genere autobiografico: in ogni suo libro parla di sé ma, attraverso la propria storia, racconta anche quella della società e delle donne che hanno vissuto le medesime esperienze. Il genere è la lente principale. In tutte le sue opere – da Una donna a La donna gelata, da Gli anni a Memoria di ragazza – l’esperienza di essere socializzata come individuo femminile ha un peso che non può essere ignorato. Le conseguenze del genere assegnato vengono messe in luce così da non riguardare la singola persona, ma un’intera categoria. È il caso de L’evento (da cui è stato tratto il film del 2021 La scelta di Anne – L’Événement) il cui centro della narrazione è l’aborto clandestino vissuto dalla stessa Ernaux.

L’evento e il fenomeno degli aborti clandestini

“Può darsi che un racconto come questo provochi irritazione, o repulsione, che sia tacciato di cattivo gusto. Aver vissuto una cosa, qualsiasi cosa, conferisce il diritto inalienabile di scriverla,” si legge. “Non ci sono verità inferiori. E se non andassi fino in fondo nel riferire questa esperienza contribuirei a oscurare la realtà delle donne, schierandomi dalla parte della dominazione maschile del mondo.”

La vicenda è ambientata in Francia tra il 1963 e il 1964, cioè prima della legalizzazione dell’aborto, avvenuta nel ’75. È autobiografica eppure non riguarda solo l’autrice ma tutte le persone che non hanno avuto e non hanno la possibilità di accedere facilmente all’interruzione volontaria di gravidanza. Ernaux racconta un avvenimento cardine della sua vita, cioè l’aborto clandestino affrontato all’età di 24 anni. La voce narrante, dopo aver realizzato di essere incinta, si sente isolata dagli altri personaggi che non condividono la gravidanza e il peso di cercare un’alternativa. “C’erano le altre ragazze, con i loro ventri vuoti, e c’ero io,” scrive Ernaux. E così si rivolge a una “fabbricante d’angeli,” la sua unica possibilità, che le pratica un aborto clandestino, pericoloso e traumatico.

Con una scrittura schietta e talvolta asettica, Ernaux racconta questa esperienza con un intento ben preciso: non lasciare che la vergogna, la paura, il dolore e il senso di liberazione finale provati da lei e da tante altre donne siano dimenticati. “Che la clandestinità in cui ho vissuto quest’esperienza dell’aborto appartenga al passato non mi sembra un motivo valido per lasciarla sepolta,” scrive. “Tanto più che il paradosso di una legge giusta è quasi sempre quello di obbligare a tacere le vittime di un tempo, con la scusa che ‘le cose sono cambiate.’”

Nonostante i metodi a cui più si fa ricorso oggi per praticare gli aborti clandestini siano cambiati, il racconto di Ernaux, pubblicato in Francia nel 2001 e in Italia nel 2019 da L’orma editore, non permette che l’attenzione collettiva si distolga dai diritti riproduttivi.

Memoria di ragazza e il consenso negato

Anche Memoria di ragazza, pubblicato nel 2016, si svolge in un arco temporale circoscritto. Siamo nell’estate del 1958 ed è la prima volta che la giovane Ernaux si trova lontana da casa, in una colonia per le vacanze. Qui vive una perdita dell’innocenza e un salto verso la maturità che viene ritratto come un rito di passaggio che accomuna tutte le persone socializzate come donne. Tra disturbi del comportamento alimentare e mestruazioni, il rapporto col genere maschile è il filo rosso che lega il disagio dell’adolescenza. “Non è a lui che si sottomette, ma a una legge indiscutibile, universale, quella di una ferocia maschile che un giorno o l’altro avrebbe comunque dovuto subire,” scrive Ernaux a proposito del proprio debutto nella sessualità adulta, un rito di passaggio che sente dovuto, a cui non c’è scampo e che vive con violenza.

Con una narrazione in terza persona – per osservare con sguardo adulto la giovane sé del passato – l’autrice racconta ancora una volta l’esperienza molto comune del consenso sottratto. Quel fenomeno per cui ci si trova in preda degli eventi e talmente sommerse da un’educazione sessista che non ci si può opporre a un “desiderio maschile senza remore, selvaggio,” anch’esso non cresciuto per considerare il consenso di chi ha di fronte. L’iniziazione sessuale della “ragazza del ’58” – così Ernaux chiama sé stessa – suona così contemporanea alla luce della sessuofobia ancora oggi dilagante e alla fatica che il movimento femminista, di cui l’autrice fa parte, mette in atto per rovesciare gli stereotipi di genere.

Annie Ernaux nel 2011. CC BY-SA 3.0 Lucas_Destrem / Wikimedia Commons

La donna gelata e la gabbia dei ruoli di genere

Proprio gli stereotipi sono al centro de La donna gelata, il memoir del 1981 pubblicato in Italia nel 2021. In questo caso la narrazione abbraccia tutto l’arco della vita dell’autrice, ma con una lente ben precisa: quanto ha pesato sulla sua educazione, sulle sue decisioni e relazioni il fatto di essere una donna? Molto, e ciò risulta chiaro fin dalle prime pagine, quando vediamo un’Ernaux nel fiore dell’infanzia e “con pazienza, costanza, e fin da bambina, mi convincono che il matrimonio è una peripezia della vita che viene dopo gli studi e il mestiere, proprio come per un maschio.”

Un’educazione che si fonda sulla differenza tra due generi, che ricorda costantemente alla protagonista i confini del proprio ruolo e l’importanza di non trasgredire. Ciò avviene quando è bambina, ma anche quando, finalmente adulta, sceglie la propria carriera di insegnante e autrice e decide di sposarsi e di diventare madre. I nuovi ruoli assunti vengono valutati costantemente dalla società attorno a lei, affidandole un carico mentale insopportabile. Sono vicende intime, quotidiane, personali e allo stesso tempo estremamente condivide da tante altre persone socializzate come donne. “Una brava donna non dovrebbe restarsene tranquilla a casa assieme al marito e ai figli?” ci sentiamo chiedere ancora oggi insieme a Ernaux.


In copertina: Anamaria Vartolomei in una scena del film La scelta di Anne – L’Événement

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