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Perché la riforma della cittadinanza è necessaria

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in copertina, foto CC BY 2.0 DFID

La proposta di legge sullo ius scholae è molto moderata, eppure sta rischiando di far esplodere il governo. Decine di migliaia di persone, però, vedono i propri diritti negati dalla legge attuale, attempata e razzista

È arrivata finalmente in aula alla Camera il disegno di legge sul cosiddetto “ius scholae,” la riforma che permetterebbe di ottenere la cittadinanza ai minorenni stranieri che abbiano frequentato “almeno 5 anni di scuola” in Italia. Ieri la Commissione Affari Costituzionali di Montecitorio ha dato il via libera al testo, spaccando il centrodestra: Lega e FdI hanno votato contro, insieme alla deputata di Forza Italia Annagrazia Calabria, mentre Renata Polverini, da sempre favorevole alla riforma, ha votato a favore insieme al centrosinistra

Gli ultimi ritocchi al testo del ddl — qui la scheda sul sito della Camera — riguardano i “requisiti essenziali” che gli istituti di istruzione e formazione professionale dovranno garantire per l’idoneità al rilascio della cittadinanza, e la possibilità che sia soltanto uno genitore — e non entrambi, come previsto in precedenza — a richiederla. Tutti gli emendamenti presentati da Lega e FdI — come quelli sulla conoscenza delle sagre e del folclore italiano — sono stati respinti.

La riforma è attesa da una platea di oltre 800 mila bambini e ragazzi senza cittadinanza — non tutti famosi come Khaby Lame, il tiktoker a cui il ministero dell’Interno ha deciso di conferire la cittadinanza con un decreto ad hoc. Per sostenere l’iter della legge, a Roma è stato organizzato ieri pomeriggio un flash mob con un “finto matrimonio,” che ha inscenato le nozze tra l’Italia e i suoi cittadini non riconosciuti. 

Alcuni cittadini sono più cittadini di altri, come sempre: Khaby Lame è ufficialmente il TikToker più seguito del mondo, con più di 142 milioni di follower. Ieri avrebbe dovuto essere negli Stati Uniti a partecipare come super ospite al VidCon ma non è potuto essere presente per motivi burocratici: come decine di migliaia di altre persone residenti stabilmente in Italia, infatti, Khaby Lame non dispone di cittadinanza e passaporto italiani a causa delle sue origini straniere — Lame è nato in Senegal, e il passaporto senegalese non gli ha consentito di viaggiare negli Stati Uniti. Intervistato da Repubblica, Lame si è espresso piuttosto nettamente a riguardo, dicendo alla ministra Lamorgese che “non è giusto che una persona che vive e cresce con la cultura italiana per così tanti anni ed è pulito (sic), non abbia ancora oggi il diritto di cittadinanza. E non parlo solo per me.”

Per evitare lo scoppio di un piccolo caso, il sottosegretario agli Interni Carlo Sibilia gli ha scritto provando a correre ai ripari: “Caro Khaby Lame volevo tranquillizzarti sul fatto che il decreto di concessione della cittadinanza italiana è stato già emanato i primi di giugno dal Ministero dell’Interno. A breve sarai contattato dalle istituzioni locali per la notifica e il giuramento. In bocca al lupo.” In realtà Lame aveva già dichiarato che “il visto e magari la cittadinanza mi renderebbero le cose più facili, ma non sarei contento pensando a tutte quelle altre persone che magari sono anche nate in Italia e non hanno lo stesso diritto.” Nonostante l’ex ministro Salvini abbia dichiarato che “basta la legge che c’è oggi,” secondo un sondaggio commissionato da Action Aid il 62,9% dei cittadini italiani è favorevole alla cittadinanza italiana per i figli di stranieri nati in Italia — una percentuale che sembra sfiorare il 50% anche tra l’elettorato di destra.

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