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Un mese dopo, la fine delle guerra non è ancora in vista

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Joe Biden è arrivato in Europa per una tripletta di summit — della Nato, del Consiglio europeo, e del G7 — mentre in Ucraina il conflitto continua, con le forze russe che stanno intensificando gli attacchi attorno a Kyiv, Černihiv e nella regione di Charkiv

Joe Biden è arrivato in Europa per una visita di quattro giorni, che si aprirà oggi con una tripletta di summit senza precedenti storici: nello stesso giorno si coordineranno Nato, Consiglio europeo e G7. Sarà una giornata complessa: Biden può vantare di aver saputo tenere l’alleanza atlantica unita in questo primo mese di guerra, ma sulle decisioni più difficili che si dovranno prendere in questi giorni le spaccature sono profonde, in particolare per quanto riguarda l’energia. Ieri Olaf Scholz ha cercato di anticipare i temi in discussione, dicendo al Bundestag che la Germania è contraria alla no–fly zone e a un intervento Nato in Ucraina, e che il boicottaggio di gas e petrolio russo farebbe più male all’Europa che alla Russia. Sul fronte Nato, invece, le cose dovrebbero essere più semplici: Jens Stoltenberg ha già annunciato che l’alleanza dislocherà quattro gruppi tattici in Ungheria, Romania, Bulgaria e Slovacchia, portando l’impegno militare in quei paesi alla pari con la Polonia e gli altri stati Baltici. Al summit del G7 verranno annunciate presumibilmente nuove donazioni per l’Ucraina, e si cercherà di verificare che le entità russe sanzionate non stiano cercando scappatoie. Gli Stati Uniti si stanno preparando ad annunciare anche ulteriori sanzioni: secondo un retroscena del Wall Street Journal Biden oggi vorrebbe annunciare sanzioni contro “più di 300” membri della Duma di Stato — presumibilmente i 324 membri di Russia Unita in parlamento.

Ovviamente dall’Ucraina si guarda con apprensione ai tre summit: nel proprio discorso di questa notte, Zelenskyj ha detto che si aspetta “passi importanti” nel corso della giornata, sottolineando che oggi si vedrà “chi è un amico, chi è un partner, e chi ci ha traditi per i soldi.” Il presidente ucraino ha anche chiesto che si organizzino proteste mondiali contro la guerra, ed è tornato a rivolgersi ai cittadini russi, dicendo che, in realtà, loro e l’Ucraina sono dalla stessa parte, quella della pace — “così che i vostri figli non vengano più inviati a morire nel nostro paese.” Parlando dei summit, Zelenskyj ha detto che l’Ucraina “sa” che la Russia ha già avvicinato i paesi europei e del G7, facendo “lobbismo” per i propri “interessi di guerra.” Ieri Putin ha annunciato che gli “stati non amichevoli” dovranno pagare gas e petrolio russo in rubli, costringendo di fatto i paesi europei che comprano energia dalla Russia a sostenerne la moneta. In realtà, per la valuta russa il peggio sembra già essere alle spalle: il rublo è crollato immediatamente dopo l’ingresso in guerra, e poi è sceso ulteriormente sotto il peso delle sanzioni, ma da questa seconda svalutazione si è ripreso piuttosto rapidamente, già la settimana scorsa. La mossa, però, ha un effetto secondario ancora più importante: dovendo cambiare euro e dollari in rubli,le autorità europee torneranno a garantire un flusso di valute estere — più stabili — nelle banche russe, almeno quelle non sanzionate. Proprio nei primi giorni delle sanzioni Stati Uniti e Unione europea avevano cercato di bloccare l’accesso delle autorità russe alle valute estere. Il ministro dell’Economia tedesco Habeck ha accusato Putin di non rispettare i contratti: infatti, per smettere di accettare pagamenti in euro e in dollari, Gazprom dovrà necessariamente rivedere i propri contratti, che attualmente prevedono pagamenti in dollari.

In Ucraina intanto è il 28esimo giorno di guerra. Ieri sera la Vice prima ministra ucraina Iryna Vereščuk, in un’intervista con la tv di stato Suspilne, ha annunciato che è in corso il negoziato per un ampio scambio di prigionieri tra le due parti. Secondo l’ultimo aggiornamento della Difesa ucraina le forze russe stanno intensificando gli attacchi attorno a Kyiv, Černihiv e nella regione di Charkiv. A Černihiv ieri mattina è stato bombardato un ponte che era usato per evacuare i civili e per portare aiuti umanitari. Inizialmente sembrava che il ponte fosse ancora utilizzabile, ma la situazione è precipitata e ora anche l’acqua potabile è razionata. Kyiv è stata di nuovo colpita da bombardamenti, che si sono concentrati su tre quartieri della città, tra cui Nyvky. Secondo l’amministrazione locale, nella regione di Charkiv si sono invece susseguiti 32 bombardamenti in 24 ore. Anche a Sumy la situazione è grave.

Questa mattina a Berdjansk, una città nell’oblast di Zaporižžja, a 75 km da Mariupol, è scoppiato un incendio per ragioni ancora non precisate. La città è occupata dalle forze russe, che ne stavano usando il porto per lo scarico di equipaggiamento militare.

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