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Riparte la trattativa per fermare la guerra

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L’edificio residenziale colpito questa mattina a Kyiv. Foto dal canale Telegram di Antona Geraščenko, consigliere del ministro degli Interni dell’Ucraina

La trattativa tra Ucraina e Russia sembra essersi, almeno parzialmente, sbloccata. Secondo il consigliere di Zelenskyj Michajlo Podoljak “la Russia ha iniziato a parlare in modo costruttivo” e ora “è molto più sensibile sulla posizione ucraina.” I primi sviluppi potrebbero arrivare tra pochi giorni

Nel proprio discorso di domenica sera Zelenskyj ha commentato gli ultimi sviluppi del conflitto, soffermandosi sui bombardamenti nella regione di Lviv, a pochi chilometri dalla Polonia, per chiedere ancora una no–fly zone: “Se non chiudete i nostri cieli, è solo questione di tempo e poi dei razzi russi cadranno anche sul vostro territorio, sul territorio Nato.” La situazione resta gravissima, ma oggi ripartono con nuove ambizioni le trattative di pace. Il consigliere del presidente ucraino, Michajlo Podoljak, ha spiegato che in realtà la trattativa non si è mai fermata. In un breve video ripreso da NEXTA sul proprio canale Telegram si è detto in qualche modo ottimista sui progressi del negoziato, dicendo che “la Russia ha iniziato a parlare in modo costruttivo” e che ora “è molto più sensibile sulla posizione ucraina.” Podoljak non crede ci saranno sviluppi rilevanti alla riunione di oggi, ma pensa che “risultati concreti” saranno possibili “in pochi giorni.” L’Ucraina chiede il ritiro delle truppe russe e la cessazione di tutte le ostilità.

Per sondare invece le reali intenzioni di mediazione della Cina oggi il consigliere alla sicurezza della Casa Bianca, Jake Sullivan, incontrerà a Roma Yang Jiechi, direttore dell’Ufficio della Commissione Affari Esteri del Partito comunista cinese. Sullivan incontrerà anche il consigliere diplomatico di Draghi Luigi Mattiolo. Secondo Di Maio, l’incontro tra Sullivan e Jiechi ha una portata storica — l’obiettivo degli Stati Uniti è probabilmente quello di convincere la Cina a non fornire supporto alla Russia per l’invasione, dopo l’indiscrezione statunitense secondo cui Mosca avrebbe chiesto a Pechino aiuti militari ed economici. Un fatto che, almeno pubblicamente, la Cina nega: parlando con CNN l’ambasciatore cinese negli Stati Uniti ha detto di non saperne nulla, ripetendo che la Cina “chiede di esercitare la massima moderazione per prevenire una grandissima crisi umanitaria.”

Ma come va la guerra sul campo? Secondo la difesa ucraina, alcuni militari russi si stanno rifiutando di andare al fronte, mentre l’ultimo aggiornamento dell’Istituto per lo studio della guerra, il think tank legato all’industria delle armi statunitense che sta seguendo con puntualità il conflitto, riporta che le truppe russe hanno guadagnato poco terreno nelle ultime ore, espandendo il proprio controllo solo ai confini degli oblast di Doneck e Luhansk.

Secondo l’intelligence britannica, la marina russa avrebbe stabilito un blocco navale al largo delle coste ucraine, nel tentativo di bloccare il commercio marittimo, mentre sulle città continuano regolari i bombardamenti. Questa mattina a Kyiv sono morte due persone nel bombardamento di un edificio residenziale di nove piani, mentre su Charkiv gli attacchi sono andati avanti tutta la notte. Tra le persone che hanno perso la vita nelle ultime ore c’è anche Brent Renaud, un giornalista di fama mondiale che si trovava in Ucraina per lavorare a un progetto sulla crisi dei rifugiati per gli studi del TIME, e non, come erroneamente riportato da molti media, per il New York Times, con cui aveva collaborato in passato. È stato ucciso da un colpo di pistola a Irpin.

In Russia, intanto, continuano le manifestazioni contro la guerra: ieri sono state fermate più di 900 persone coinvolte in proteste in 37 città, secondo i dati aggregati da OVD-Info. Mediazona ha seguito le proteste con un liveblog. C’è notizia di arresti per forme di protesta leggerissime: a Saratov un manifestante è stato fermato per un cartello con scritto “Nonno, ricordati di prendere le tue medicine,” mentre a San Pietroburgo è stata arrestata dalla polizia in tenuta antisomossa l’artista Elena Osipova, un’attivista di 77 anni. A Mosca si sono registrati momenti di tensione e arresti di massa, alcuni giustificati anche solo per essere “sul luogo dove si terrà una manifestazione.” La polizia ha minacciato i giornalisti sia a San Pietroburgo che a Mosca, dove un giornalista di Novaya Gazeta ha notato alcuni agenti con l’elmetto decorato con la lettera Z tracciata coi colori della bandiera russa.

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