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Il decreto sull’obbligo vaccinale che scontenta tutti

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Nessuno si illude che l’obbligo di vaccino per gli over 50 possa arginare l’ondata dei contagi, mentre negli ospedali la situazione è sempre più difficile

Al termine di una riunione durata circa due ore, il Consiglio dei ministri ieri sera ha dato il via libera al nuovo decreto legge con “misure urgenti per fronteggiare l’emergenza Covid.” Si tratta del quarto decreto nel giro di 21 giorni, ed è stato accompagnato — per tutta la durata del Cdm — da una lunga serie di indiscrezioni e bozze fatte filtrare ai giornalisti, che hanno aggiunto confusione alla confusione. In attesa della pubblicazione del testo completo sulla Gazzetta Ufficiale, quello che sappiamo dal comunicato stampa di Palazzo Chigi e dai riassunti che si trovano su tutti i giornali è che:

  • Il decreto introduce l’obbligo vaccinale per tutti i residenti in Italia con più di 50 anni e per il personale universitario, che viene equiparato a quello scolastico, senza limiti d’età.
  • I lavoratori pubblici e privati con più di 50 anni dovranno avere il “super green pass” — quello per vaccinati o guariti — per accedere ai luoghi di lavoro a partire dal prossimo 15 febbraio.
  • Il green pass “base” — quello che si ottiene anche con il tampone — viene esteso per l’accesso ai servizi alla persona, uffici pubblici, poste, banche, attività commerciali.

Per quanto riguarda la scuola, l’inizio delle lezioni non viene rinviato ma vengono riviste le regole sulle quarantene in base alle fasce d’età: nelle scuole dell’infanzia, l’attività didattica viene sospesa per 10 giorni anche in presenza di un solo caso di positività; nella scuola primaria solo in caso di due o più positivi; nella scuola secondaria, con due casi positivi vanno in Dad solo i non vaccinati e chi non ha la dose booster e ha concluso il ciclo vaccinale da più di quattro mesi — tutta la classe se i casi positivi sono tre.

Infine, lo smart working: dopo giorni di polemiche, il ministro Brunetta è stato costretto a tornare sui propri passi, almeno in parte, firmando, insieme a Orlando, una circolare che raccomanda il “massimo utilizzo” del lavoro agile sia nella pubblica amministrazione, sia nel settore privato.

Tra tutte le misure, quella che ha fatto più discutere è ovviamente l’obbligo vaccinale per gli over 50, oggetto di un aspro scontro all’interno della maggioranza. Il decreto di ieri è il risultato di una difficile mediazione tra chi sarebbe stato favorevole anche a un obbligo vaccinale indifferenziato — come il Partito democratico — e chi, come una parte del M5S e soprattutto la Lega, avrebbe preferito l’obbligo solo per gli over 60. I ministri leghisti hanno poi preteso l’esclusione del “super green pass” per l’accesso ai servizi alla persona e alle attività commerciali — servirà infatti solo il green pass base — minacciando di non votare il decreto. C’è da dire comunque che, per il momento, non è chiaro se ci saranno sanzioni per chi non rispetta l’obbligo assenti sia dalla bozza del decreto sia dal comunicato stampa — a parte quelle per chi non ha il super green pass sul lavoro.

La mediazione, che non soddisfa pienamente né i contrari né i favorevoli all’obbligo, ha fatto scricchiolare il sostegno unanime al governo Draghi, attirando critiche anche da parte della stampa solitamente più filogovernativa. Critiche sia per i contenuti squisitamente politici e non scientifici delle nuove misure, sia per le modalità confusionarie della loro approvazione: il via libera a un decreto così importante non è stato accompagnato nemmeno da una conferenza stampa, ma solo dalle interviste rilasciate dai ministri in ordine sparso fuori da Palazzo Chigi.

Del resto, nessuno si illude che l’obbligo vaccinale per gli over 50, operativo soltanto tra più di un mese, possa avere qualche effetto sull’ondata in corso in questo momento. Ieri sono stati registrati quasi 190 mila contagi e 231 decessi, con un tasso di positività in crescita al 17,3% — che testimonia una progressiva saturazione della capacità di testing. La situazione negli ospedali sta peggiorando rapidamente: il tasso di occupazione dei reparti ordinari, secondo i dati Agenas, è al 20% a livello nazionale; a Napoli una delle Asl metropolitane ha deciso la sospensione di ricoveri e visite “non urgenti,” mentre aumentano ovunque i ricoveri in età pediatrica. Ospedali “al collasso” anche a Palermo — dove si sono viste di nuovo le code di ambulanze come a marzo 2020 — e a Roma, anche per le numerose assenze tra il personale dovute ai contagi.

Questa situazione, tutt’altro che inevitabile e prevista dagli esperti già a metà dicembre, è il frutto della decisione del governo di far circolare liberamente il virus, fidandosi unicamente della copertura vaccinale. E nelle prossime settimane peggiorerà: il picco è previsto soltanto a fine gennaio.


In copertina: Mario Draghi durante la conferenza stampa di fine anno il 22/12/2021. Foto via Palazzo Chigi.

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