Instagram fa male alle ragazze giovani. Facebook lo sa, ma fa finta di niente

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Uno scoop del Wall Street Journal rivela che i ricercatori dell’azienda hanno raccolto dati allarmanti sugli effetti del social network sulla salute mentale di molti giovani

Tra celebrità e pressioni performative, tutte le volte che apriamo Instagram siamo coperti di contenuti di persone che vivono vite ideali, in corpi perfetti. Che Instagram sia decisamente il social network più malsano per i giovani è un fatto acclarato,da anni, ma Facebook ha sempre negato che i meccanismi del social network potessero essere davvero problematici. Anzi: lo scorso marzo, parlando con il Congresso statunitense, Mark Zuckerberg aveva dichiarato che l’azienda era in possesso di ricerche che dimostravano che la possibilità di “rimanere in contatto” grazie ai social network avesse “effetti positivi sulla salute mentale.” In un’intervista di un mese fa a Breakfast Club, il vertice di Instagram Adam Mosseri ha dichiarato che non aveva intenzione di nascondere gli studi  che l’azienda aveva commissionato, dicendo che non era “biancheria sporca” e che anzi era “fiero” del lavoro di ricerca che l’azienda stava facendo.

In realtà, l’azienda non solo ha documenti che testimoniano gli effetti negativi di Instagram sulla psiche, ma sinora li ha tenuti riservati all’uso interno, con l’obiettivo di nascondere i dati più allarmanti. In questi giorni il Wall Street Journal ha messo le mani su dei documenti interni di Facebook e sta pubblicando una serie di retroscena sotto l’etichetta “The Facebook Files.” L’altro ieri il quotidiano ha pubblicato un’inchiesta di Jeff Horwitz in cui rivelava l’esistenza di uno schema che permette a politici e celebrità di non rispettare il regolamento delle piattaforme; ieri Georgia Wells e Deepa Seetharaman hanno pubblicato un nuovo retroscena basato su altri documenti inediti dell’azienda, che dimostrano come Facebook sia perfettamente cosciente che Instagram sia molto dannoso per la psiche delle ragazze giovani o giovanissime, nonostante abbia sempre negato tutto in pubblico. Il documento riporta i risultati di numerosi indagini che si sono svolte tra il 2019 e il 2020, e raccoglie i risultati del primo studio su larga scala mai realizzato su Instagram, checomprende  informazioni su decine di migliaia di utenti — dati che sono ancora più efficaci perché uniti ai dati sull’utilizzo del social, a cui nessun ricercatore esterno può avere accesso. 

Tra le carte dell’azienda, si legge: “Rendiamo i problemi di immagine del proprio corpo peggiori per una ragazza adolescente su tre.” In un’altra si cita un dato da brivido: tra gli adolescenti britannici che hanno partecipato a un sondaggio finanziato da Facebook e hanno ammesso di aver pensieri suicidi, il 13% ha dichiarato che la causa della loro sofferenza sia Instagram. In uno altro studio basato su adolescenti negli Stati Uniti e nel Regno Unito, Facebook rivela che più del 40% degli utenti che si ritengono “non attraenti” dichiarano che quell’impressione gli è scaturita dopo aver iniziato ad usare Instagram. Gli effetti sulla psiche sono così immediati e tangibili che sempre più spesso gli adolescenti che subiscono gli effetti negativi riescono a realizzare il rapporto causa–effetto e si disconnettono  pur di prendere fiato.

​​Se hai bisogno di parlare con qualcuno, o conosci qualcuno che ha pensieri suicidi, puoi contattare gratuitamente il Telefono Amico al 02 2327 2327 (anche via internet) o la Onlus Samaritans allo 06 77208977.

Non tutti riescono a controllarsi, però. In un pagina dei documenti ottenuti dal Wall Street Journal un manager delle ricerche di Instagram scrive che “gli adolescenti ci dicono che non gli piace quanto tempo passano nell’app, ma che sentono di dover essere presenti. (…) Spesso si sentono ‘dipendenti’ e sanno che quello che vedono fa male alla loro salute, ma si sentono incapaci di fermarsi.” I documenti attestano anche che Facebook non ha fatto quasi nula  per affrontare questi problemi, e ha deciso strategicamente di minimizzare la questione in pubblico. I risultati della ricerca, al contrario mostrano la differenza tra come Facebook parla dei propri prodotti a porte chiuse, e come ne parla con autorità e utenti.

Karina Newton, responsabile di Public Policy di Instagram, ha pubblicato un blogpost in risposta all’inchiesta. Come è ormai tradizione consolidata in Facebook, la linea è quella di antagonizzare  la stampa. Secondo Newton, il retroscena si basa “su un set limitato di risultati,” e “li mette in cattiva luce.” Newton spiega che l’azienda “guarda ai benefici e ai rischi di quello che fa,” e che è “fiera di aver dato una voce alle persone che si sono sentite marginalizzate.” Newton sottolinea che per la maggioranza degli utenti le funzionalità offerta dalle app sono positive e rimanda a due studi, uno di Harvard — che in realtà raccoglie anche molte esperienze negative — e uno di Pew Internet, da cui riporta questo dato: l’81% degli adolescenti dice che i social li rendono più connessi ai propri amici, mentre il 26% dice che li fa stare peggio. Notiamo però che Newton non ha pubblicato i documenti a cui si riferisce l’articolo. Riguardo il problema specifico dei problemi di percezione del proprio corpo, mentre scriviamo Newton linka ad un articolo che ci risulta non raggiungibile (qui su Archive.org).

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In copertina: foto Kev Costello via Unsplash

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