Il timido green pass all’italiana

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Dopo le discussioni dei giorni scorsi all’interno della maggioranza, il Cdm ha cercato di accontentare un po’ tutti, con un decreto che cerca di tenere insieme la riottosità della destra e la necessità di evitare una nuova catastrofe

Il Consiglio dei ministri si è riunito ieri pomeriggio per varare il tanto atteso decreto legge sul green pass e sui criteri per il cambio di “colore” delle regioni. Le nuove regole sono state illustrate nel corso di una conferenza stampa da Draghi e dal ministro Speranza — c’era anche la ministra Cartabia, ma per parlare della riforma della giustizia, su cui il governo chiederà la fiducia in parlamento. Dopo le discussioni dei giorni scorsi all’interno della maggioranza, il Cdm ha adottato una soluzione di compromesso che cerca di accontentare un po’ tutti, e che quindi sembra un po’ un mostro di Frankenstein. In sintesi:

  • Il green pass sarà necessario per svolgere diverse attività e accedere a numerosi spazi pubblici, ma soltanto a partire dal 6 agosto, e soprattutto continuerà ad essere valido anche dopo una sola dose di vaccino, attestato di guarigione dal Covid, o test molecolare o antigenico rapido effettuato nelle 48 ore precedenti — nonostante sia provato che una singola dose offre una protezione molto bassa dalla variante delta;
  • Il certificato, obbligatorio per tutta la popolazione vaccinabile — quindi dai 12 anni in su — servirà per accedere a bar e ristoranti, ma soltanto per la consumazione al tavolo; spettacoli pubblici, musei, piscine e palestre, sagre e fiere, centri termali e culturali, sale gioco e concorsi pubblici; non sarà quindi necessario — almeno per ora — per viaggi e spostamenti.
  • Lo stato d’emergenza sarà prorogato fino al 31 dicembre.

Per quanto riguarda invece le zone a colori, come previsto, sarà dato maggior peso al tasso di ospedalizzazione rispetto all’incidenza dei contagi. Il nuovo sistema, a dir poco bizantino, prevede che:

  • Il passaggio da zona bianca a gialla avviene se l’incidenza settimanale dei contagi è superiore a 50 ogni 100 mila abitanti e il tasso di occupazione nei reparti ordinari è superiore al 15% e quello in terapia intensiva superiore al 10%. Se l’incidenza supera i 150 casi, si resta in zona gialla se l’occupazione dei reparti ordinari è uguale o inferiore al 30% e quello delle terapie intensive è uguale o inferiore al 20%.
  • Superati i limiti di ospedalizzazione della zona gialla e superati i 150 casi ogni 100 mila abitanti, si passa in zona arancione.
  • Si passa in zona rossa se il tasso di occupazione dei reparti ordinari è superiore al 40% e quello delle terapie intensive è superiore al 30%.

Per compensare chi sarà costretto a fare numerosi tamponi per ottenere il green pass — ad esempio le persone nella fascia d’età 12-19, di cui finora solo circa il 30% ha ricevuto la prima dose — sarà previsto un accordo con le farmacie per l’effettuazione di test antigenici rapidi a prezzo calmierato, ma non si conosce ancora il prezzo esatto. Ci saranno anche nuovi ristori per i gestori delle discoteche, che rimarranno chiuse con o senza green pass. Nessuna decisione, invece, per le scuole — nei giorni scorsi si era vociferato della possibilità di estendere l’obbligo vaccinale agli insegnanti, ma se ne riparlerà prossimamente.

Per il resto, i giornali stanno dando grande rilevanza alle affermazioni di Draghi sui vaccini: a un giornalista che gli chiedeva un commento sui recenti ammiccamenti di Salvini all’area dello scetticismo vaccinale, il premier ha detto che l’appello a non vaccinarsi è un appello “a morire o a far morire.” Prendiamo atto, quindi, che governare con chi invita i cittadini a morire gli va benissimo. Del resto anche Salvini — che da settimane fa campagna contro il green pass, specialmente per bar e ristoranti — sembra imbarazzato dalle nuove misure del governo: su Twitter ha farfugliato qualcosa per rivendicare i nuovi criteri dei colori delle regioni, senza citare il certificato verde. Fonti interne al partito riferiscono della sua “sorpresa” per le parole di Draghi, e un certo malumore per la mancata riapertura delle discoteche.

Con pochi referenti politici in parlamento — l’unico è di fatto il partito di Giorgia Meloni — il malcontento contro il green pass è già approdato in piazza: ieri sera in piazza Castello a Torino c’erano più di duemila persone per protestare contro le nuove restrizioni sotto lo slogan di “No paura day” — un vero e proprio movimento itinerante che sta girando diverse piazze italiane e che già in primavera aveva organizzato alcune proteste contro la “dittatura sanitaria.”

La piazza di ieri a Torino in una foto pubblicata da Diego Fusaro su Twitter

Il bollettino dei contagi conferma intanto la risalita della curva epidemica: ieri ne sono stati registrati 5057, con 15 decessi e un tasso di positività al 2,3%. Il numero dei casi tra lunedì e giovedì, rispetto a settimana scorsa, è più che raddoppiato.

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in copertina, foto CC-BY-NC-SA 3.0 IT Presidenza del Consiglio dei Ministri

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