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Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU è paralizzato di fronte ai bombardamenti su Gaza

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in copertina, la clinica di MSF divelta da un bombardamento. Foto via Twitter

Gli Stati Uniti hanno bloccato una dichiarazione unitaria del Consiglio di Sicurezza, fermi nella propria difesa acritica di Israele. Ieri a Gaza sono state uccise 42 persone, e tra le strutture danneggiate c’è anche una clinica di MSF

Ieri è stata la giornata più sanguinosa dall’inizio dei bombardamenti israeliani su Gaza. Solo ieri sono state uccise 42 persone, portando il totale a 192 morti, tra cui 58 bambini e 34 donne. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito “campi vuoti, basi militari vuote e già evacuate, e campi di addestramento vuoti per gruppi di combattenti palestinesi.” È insomma inspiegabile come siano morte queste 42 persone, dato che sono stati bombardati solo edifici vuoti. Al Jazeera ha pubblicato un articolo interattivo che elenca alcuni dei nomi dei bambini e dei giovani morti sotto i bombardamenti. Tra le “basi militari vuote” bombardate nel corso della giornata, è stata danneggiata anche una clinica di Medici Senza Frontiere: in un tweet, la pagina italiana di MSF riporta una dichiarazione Ayman Djaroucha, coordinatore MSF a Gaza, che ha descritto la situazione come “terrificante.” Ieri Philippe Lazzarini, Commissario generale dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione, ha annunciato che l’organizzazione avrebbe offerto accoglienza a piú di 34 mila persone, usando le proprie scuole come rifugio dai bombardamenti incessanti.

Parlando con Reliable Sources di Brian Stelter, su CNN, Sally Buzbee, la direttrice di AP che dirigerà tra pochi giorni il Washington Post, ha dichiarato che l’agenzia finora “non ha visto nessuna prova” che le dichiarazioni dell’esercito israeliano sulla presenza di Hamas nell’edificio in cui si trovavano gli uffici di Associated Press a Gaza siano veritiere. “Abbiamo sentito dire agli israeliani che hanno le prove,” ha dichiarato Buzbee, “ma non sappiamo quali siano queste prove.” La no profit vuole che si conduca un’indagine indipendente per valutare la legittimità dell’azione militare. Netanyahu in persona ha difeso la distruzione dell’edificio al-Jalaa, in un’intervista su Face the Nation, su CBS News. Il Primo ministro ha ripetuto la versione dei fatti già detta anche dall’esercito.

La riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, intanto, non ha portato a nuovi sviluppi degni di nota. La riunione si è tenuta con gli Stati Uniti sostanzialmente isolati nell’impedire alle Nazioni Unite di confermare una posizione unitaria. Gli Stati Uniti, comunque, hanno confermato la propria intenzione di offrire supporto a Israele e palestinesi “se entrambe le parti vorranno rispettare un cessate il fuoco.” Finora, lo sforzo di Egitto, Qatar e Nazioni Unite — già all’opera per fermare i bombardamenti — non ha portato a nessuno sviluppo, anzi, Netanyahu ha confermato, come fa ormai tutti i giorni, che l’aggressione della Striscia di Gaza continuerà “con tutta la propria forza.” Il delegato della Lega Araba alle Nazioni Unite Maged Abdelfattah Abdelaziz ha chiesto agli Stati Uniti di essere più attivi e influenti nel processo di pace nel Medio Oriente: serve, secondo la Lega Araba, “un intervento per dissipare l’illusione, creata dalla precedente amministrazione statunitense, che Israele avrebbe ottenuto tutto quello che voleva, e i palestinesi, niente.” Il riferimento è il proposto “piano di pace” avanzato dall’amministrazione Trump, che al contrario proponeva di riconoscere come territorio israeliano tutti i territori che lo stato ha occupato illegalmente, progressivamente, dal 1967. Dagli Stati Uniti, il senatore Bernie Sanders ha ricordato che Washington fornisce a Israele 4 miliardi di dollari all’anno di aiuti militari, che sono illegali, in quanto usati per violare diritti umani.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Guterres, ha ripetuto che “la situazione corrente” a Gaza e in Israele garantisce il proseguire di “un ciclo di morte, distruzione, e disperazione.” Si tratta di una presa di posizione piú avanzata di quella statunitense, ma che continua a essere largamente distaccata dal reale. Infatti, nessuna soluzione può passare dalla presa d’atto che questo scontro non sia una guerra civile, e certamente non è uno scontro ad armi pari. Come ci spiegava Ilan Pappé, autore tra gli altri del volume The Making of the Arab-Israeli Conflict, 1947-1951 (I. B. Tauris) e tra i fondatori della campagna di Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni, è stato Israele a superare la linea rossa, e piú di una volta. Ora, questa escalation di violenza sembra senza fine.

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