A Milano le seconde generazioni scendono in piazza per la Palestina

Mentre continuano i bombardamenti su Gaza, in tutto il mondo si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà per il popolo palestinese

Tutte le foto di Giovanni De Mojana, dal presidio di ieri a Milano

In tutto il mondo si stanno moltiplicando le manifestazioni di solidarietà per il popolo palestinese: ieri a Milano più di 3000 persone hanno partecipato al presidio organizzato in piazza del Duomo da diverse realtà e associazioni, tra cui Gaza Free Style, Giovani palestinesi d’Italia e Assopace Palestina. Il dato più evidente è la presenza di moltissimi ragazzi e ragazze italiani di origini arabe e palestinesi — tra gli altri, c’era anche il rapper Ghali — che dal palco hanno raccontato le storie delle violenze e dei soprusi subiti da amici e parenti nei territori occupati da Israele. A un certo punto c’è stato un tentativo di corteo, bloccato dalla polizia.

Come per le manifestazioni in supporto al movimento Black Lives Matter la scorsa estate, la grande partecipazione di quelle che vengono comunemente chiamate “seconde generazioni” — di fatto italiani privati dei diritti di cittadinanza da una legislazione ancorata allo ius sanguinis — dimostra un nuovo protagonismo da parte di migliaia di giovani sistematicamente invisibilizzati dai media e dalla politica nazionale.

È significativo, infatti, che al presidio di ieri non abbia partecipato nessuna forza politica di rilevanza nazionale — a parte le bandiere delle sigle di sinistra fuori dal parlamento, come Potere al Popolo — mentre alla manifestazione in supporto di Israele, che si è tenuta a Roma due giorni fa, erano presenti fianco a fianco esponenti di Lega, Pd, Forza Italia e Italia Viva. In quell’occasione Salvini ha scelto proprio di attaccare le seconde generazioni, accusandole di essere “portatrici d’odio” a rischio di radicalizzazione.

Anche in altre città italiane, come a Palermo, si sono tenuti presidi pro-Palestina. A Napoli, l’appuntamento è per domani (sabato 15) alle 16 in piazza del Plebiscito. A questo link si trova un programma aggiornato delle iniziative previste oggi e domani.

Gaza sotto la minaccia dell’attacco di terra

Intanto su Gaza continuano i bombardamenti, che hanno segnato drammaticamente quelle che avrebbero dovuto essere le celebrazioni per il primo giorno di Id al-fitr e sono andati avanti ininterrotti fino all’alba di questa mattina, come mostra questo video pubblicato da Safa Press. La scorsa notte le IDF hanno annunciato — su Twitter ovviamente — che avevano iniziato anche operazioni di terra contro la Striscia di Gaza, ma la notizia al momento è stata smentita dai report dei giornalisti presenti nella zona. Nel corso della giornata di ieri l’esercito israeliano aveva continuato ad ammassare truppe lungo il confine della Striscia, mobilitando anche 9.000 riservisti. La strategia della tensione, comunque, ha funzionato: un retroscena di Haaretz rivela che Naftali Bennett, leader del partito La Casa Ebraica, avrebbe dichiarato a porte chiuse che gli episodi di violenza tra israeliani e palestinesi avrebbero definitivamente archiviato la possibilità di formare un governo anti–Netanyahu, e sarebbe pronto a tornare a parlare con il Likud.

L’attivista palestinese-americana Huwaida Arraf spiega bene la situazione drammatica a Gaza: “Immaginate dover decidere se far dormire i vostri figli in punti diversi di casa vostra, per aumentare le possibilità che almeno uno sopvravviva, o se stargli vicino, così almeno morirete insieme.” Iyad Abuheweila e Vivian Yee stanno raccogliendo sul New York Times le storie di alcune delle persone uccise senza motivo sotto i bombardamenti israeliani.

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Non ci sono solo i bombardamenti, ma anche la violenza di stato e quella delle squadracce di estrema destra. Ad Al–Bireh la polizia ha represso le proteste completamente pacifiche dei cittadini palestinesi, che stavano manifestando contro i bombardamenti, di fronte all’insediamento illegale di Beit El. Da Hebron, New Press ha pubblicato un video in cui si vedono coloni israeliani che attaccano le case dei cittadini palestinesi. Lubna Masarwa e Frank Andrews hanno letto dei messaggi che vengono scambiati su “the Underground Unit,” una chat con centinaia di partecipanti su Signal, dove i fondamentalisti di estrema destra organizzano gli attacchi. “Portate tutto, coltelli, gasolio,” si leggeva in un messaggio. “Non abbiate paura, siamo i prescelti.”

Sembra si tratti degli organizzatori di molte delle violenze in corso e che abbiamo riportato nei giorni scorsi, tra cui i linciaggi di Bat Yam. Il gruppo sembra essere collegato anche alla marcia dell’estrema destra che si è tenuta ieri a Tel Aviv. Non si tratta dell’unica organizzazione che coordina le violenze: un’inchiesta di Haaretz menziona altri due gruppi di fondamentalisti — Lehava e La Familia — che stanno pianificando attacchi a Gerusalemme. FakeReporter, un progetto che si occupa di monitorare la disinformazione su media israeliani, ieri ha pubblicato su Twitter un thread in cui dettaglia come i gruppi di estrema destra istruiscano le persone su come armarsi e come attaccare persone arabe e i negozi di loro proprietà. I confini tra l’azione di questi gruppi e la violenza di polizia sono molto sottili: in questo video, che potrebbe urtare la vostra sensibilità, si vedono chiaramente degli agenti di polizia fare irruzione in una casa di cittadini palestinesi.

Con calma, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà questa domenica per quella che, con un eufemismo, l’ambasciatrice Linda Thomas–Greenfield ha descritto come “la situazione a Gaza.” Gli Stati Uniti hanno ripetuto di nuovo il proprio impegno per la de-escalation, che vuol dire, specificamente, emettere dichiarazioni in cui si chiede solo ad Hamas di smettere di lanciare razzi verso Israele.

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