Il governo ha concesso le prime riaperture alla destra. Che ora ovviamente chiede di più

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Con un numero di casi e di morti ancora altissimo, l’Italia prova a riaprire. Ma alla destra non basta, mentre Salvini disperatamente insegue Meloni nell’attacco contro il coprifuoco

Da oggi quasi tutta Italia si sveglia in zona gialla, ad eccezione della Sardegna, che resta rossa, e di Calabria, Puglia, Sicilia e Valle d’Aosta, che restano arancioni. I cambiamenti più significativi, com’è noto, riguardano la ripartenza delle attività di ristorazione — ma solo all’aperto, il ripristino della mobilità interregionale in zona gialla, la riapertura di cinema, teatri e musei, oltre al ritorno a scuola in presenza dal 70 al 100% in zona arancione e gialla e tra 50 e 75% in zona rossa. Per spostarsi tra regioni di colore diverso sarà necessario il famoso “pass” di immunità o di negatività, ma in caso di emergenza o motivi di lavoro sarà sufficiente la solita autocertificazione.

Nonostante si tratti del pacchetto di riaperture più corposo dallo scorso autunno, all’interno della maggioranza continua il battibecco sul coprifuoco: Salvini ha fatto una diretta Facebook a mezzanotte per lanciare l’hashtag #nocoprifuoco, con tanto di raccolta firme online, a cui avrebbero aderito già più di 58 mila persone, per chiedere di abolire una misura approvata dal suo stesso governo. Un atteggiamento da opposizione interna che si è attirato una reprimenda da parte del segretario del Pd Letta, che ha invitato Salvini a decidersi: “Se non vuole stare al governo non ci stia.”

Salvini non ha perso occasione di polemizzare anche contro “le masse con bandiere rosse e bella ciao” che “per la sinistra” vanno bene, mentre “due persone che cenano al ristorante o un signore che prende un caffè al bancone sono dei mezzi criminali.” In questo il leader leghista ha trovato una sponda facile in Giorgia Meloni, che ha denunciato il “RAVE PARTY PER IL 25 APRILE” a Bologna e ha fatto appello per l’abolizione del coprifuoco dicendo che “la libertà, mentre la celebriamo, non è più scontata.”

La ministra Gelmini, forse per stemperare la tensione, aveva provato a interpretare la norma del decreto dicendo al Messaggero che si può restare al tavolo del ristorante fino alle 22 e poi tornare a casa senza incorrere nel rischio di multe, ma è stata smentita dal sottosegretario agli Interni Carlo Sibilia: “Evitiamo interpretazioni personali che possono ingenerare confusione tra i cittadini e mettere in difficoltà le forze dell’ordine.” Certo, aiuterebbe se le FAQ sul sito del governo fossero aggiornate al decreto del 22 aprile, ma al momento in cui scriviamo non lo sono.

Dal lato opposto del fronte aperturista, ci sono gli esperti che avvertono che, al contrario, le riaperture sono ancora troppo precoci e rischiano di scatenare una “quarta ondata.” Ieri i nuovi contagi registrati sono stati 13.158, con un tasso di positività al 5,5%. Continuano a calare i ricoveri in terapia intensiva (-32) e nei reparti ordinari (-309), ma resta ancora alto il numero dei decessi (217). Il tutto mentre la campagna vaccinale rischia di subire nuovi rallentamenti a causa dei tagli alle consegne — anche se sia Speranza sia Figliuolo sono fiduciosi sulla possibilità di raggiungere l’obiettivo delle 500 mila vaccinazioni il prossimo 29 aprile.

Riapre quasi tutto, ma non riaprono le Rsa: a parte qualche eccezione isolata, la maggior parte delle circa 7.400 residenze assistenziali per anziani in Italia resta chiusa alle visite dei parenti, nonostante le vaccinazioni per le fasce d’età più alte siano state completate.

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