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La sospensione di Johnson & Johnson è un problema più per l’Europa che per gli Stati Uniti

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in copertina, i laboratori di Janssen a Leida. Foto Johnson & Johnson

La sospensione di Johnson & Johnson getta di nuovo nel caos il piano vaccinale italiano ed europeo, mentre negli Stati Uniti molti si preoccupano del possibile impatto della decisione di FDA e CDC sul fronte dello scetticismo vaccinale

Le autorità alla salute federali degli Stati Uniti hanno raccomandato di sospendere temporaneamente, in via precauzionale, le somministrazioni del vaccino di Johnson & Johnson, dopo aver rilevato 6 casi di coaguli nel sangue. Tutti i sei casi sono stati rilevati in donne tra i 18 e i 48 anni, che hanno sviluppato la condizione tra una e tre settimane dalla vaccinazione. Una donna, in Virginia, è morta, e un’altra, in Nebraska, è in condizioni critiche. Finora il vaccino è stato somministrato a 7 milioni di persone negli Stati Uniti, e nel paese ci sono 10 milioni di dosi ancora da fare. Nella dichiarazione congiunta di FDA e CDC si legge che la decisione è stata presa per un “eccesso di precauzione,” e che questi effetti collaterali “sembrano essere estremamente rari.” Nonostante la sospensione fosse indicata come una “raccomandazione,” entro la sera di martedì tutti gli stati avevano sospeso le iniezioni.

I parallelismi con il caso di AstraZeneca in Europa sono evidenti a tutti, e sono stati sollevati immediatamente dalla stampa. Tuttavia, a differenza della situazione imbarazzante della campagna vaccinale europea, negli Stati Uniti non ci sono problemi logistici — “ci sono abbastanza vaccini per ogni singolo americano,” ha detto Biden commentando la notizia, “è un fatto 100% insindacabile.” Per cui, anche volendo classificare la reazione di FDA e CDC come un eccesso di zelo, la discontinuità della distribuzione del vaccino di Johnson & Johnson non costituirà un problema insostenibile — anche se certamente si farà sentire, proprio nel momento in cui in molti stati la disponibilità di vaccini finalmente stava iniziando a superare la domanda, raggiungendo uno snodo particolarmente difficile della campagna vaccinale: convincere gli scettici che ancora non hanno fatto domanda per vaccinarsi.

Sono moltissime però, le voci che dai media si sono sollevate criticando la misura. Tra tutte, segnaliamo Zeynep Tufekci, che è preoccupata degli effetti della decisione sulla percezione di tutti i vaccini. Una critica si adatta bene anche alla situazione europea con AstraZeneca — “‘Precauzione’ non è il termine che userei per azioni teatrali e (dagli effetti) irreversibili.” Matt Gertz commenta dicendo che la situazione sarà “un test incredibilmente cruciale, e ad alto rischio, per la stampa.” Nate Silver si è lanciato di paragoni buffi, chiedendosi che cosa succederebbe se il governatore della California “chiudesse tutte le spiagge per investigare gli attacchi degli squali, anche se sono estremamente rari.” Su the Verge, invece, Nicole Wetsman difende la decisione, anche di fronte al possibile costo di un maggiore scetticismo verso i vaccini — secondo Melanie Kornides, docente all’Università della Pennsylvania, la trasparenza del processo dovrebbe dimostrare che le autorità non hanno niente da nascondere.

Dopo la decisione statunitense, la casa farmaceutica ha deciso di rinviare autonomamente il lancio del vaccino in tutta Europa, in attesa di un pronunciamento dell’FDA negli Stati Uniti. Non è chiaro quindi per quanto tempo durerà la sospensione: le dosi attualmente già consegnate, per il momento, non saranno distribuite. La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno sul governo italiano e sul piano vaccinale del generale Figliuolo, che probabilmente dovrà vedere l’ennesima modifica al ribasso. Secondo quanto riporta la Repubblica, il governo sarebbe intenzionato a destinare J&J soltanto agli over 60, seguendo quindi le direttive più recenti per quanto riguarda AstraZeneca. La Stampa riporta invece fonti nel ministero della Salute secondo cui la Commissione europea sarebbe orientata per confermare per il 2022 solo contratti con aziende che producono vaccini basati su tecnologia mRNA — danneggiando anche il progetto italiano ReiThera. Una decisione probabilmente avveduta, che arriva con esattamente un anno di ritardo.

Nelle prossime settimane non dovrebbero esserci grossi effetti collaterali per la campagna, data la relativa esiguità delle consegne di J&J, mentre potrebbero esserci conseguenze più pesanti sul piano a lungo termine. Il governo infatti contava su J&J per vaccinare con relativa velocità in tarda primavera/estate le fasce tra i 40 e i 60 anni. Ieri Speranza ha dichiarato che “valuteremo nei prossimi giorni, appena Ema e gli Usa ci daranno notizie più definitive, quale sarà la strada migliore ma io penso che anche questo vaccino dovrà essere utilizzato perché è un vaccino importante.” Tuttavia per i prossimi mesi — e anni — si potrebbe acuire la dipendenza dai prodotti di Pfizer e Moderna, di cui questa settimana è previsto l’arrivo, rispettivamente, di 3 milioni e di 400 mila dosi.

Nonostante i continui colpi di scena sui rari effetti collaterali dei vaccini e una stampa molto attenta riguardo a ogni notizia che possa rinfocolare il dibattito al riguardo, il tasso di adesione alla campagna vaccinale in Italia per il momento è forte, intorno all’85-90%. Non esistono dati ufficiali nazionali — il dato è ricavato confrontando le medie regionali — e finora questo calcolo riguarda soprattutto i più anziani: per capire l’atteggiamento delle fasce di età più giovani bisognerà attendere le prossime settimane.

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