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Loujain al-Hathloul, l’attivista femminista condannata dall’Arabia Saudita, sarà liberata

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Al-Hathloul sarà liberata con un mese di anticipo dopo più di 1000 giorni di prigionia, durante i quali ha denunciato torture e minacce di violenza sessuale

Dopo più di mille giorni di detenzione, torture e minacce di ulteriore violenza, Loujain al-Hathloul, l’attivista femminista rapita e arrestata dall’Arabia Saudita per aver condotto campagne, tra le altre cose, che rivendicavano il diritto delle donne alla guida, sarà liberata. La notizia è stata data per la prima volta dalla sorella Alia su Twitter. La decisione arriva pochi giorni dopo la telefonata piccata del nuovo segretario di Stato statunitense Blinken, che ha detto al ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan che era necessario “dare più urgenza al tema dei diritti umani.”

Lo scorso dicembre, al-Hathloul e Mayaa al-Zahrani, un’altra attivista, erano state condannate in Arabia Saudita a cinque anni e otto mesi di prigione. Nonostante la mobilitazione internazionale per la loro liberazione, la condanna era arrivata dal Tribunale penale speciale, che si dovrebbe occupare di reati con finalità di terrorismo. Secondo il giornale online saudita Sabq le due donne sono state riconosciute colpevoli di “agitazione, aver eseguito un programma politico estero, e aver usato internet per destabilizzare l’ordine pubblico.” Il tribunale aveva ridotto le due sentenze a due anni e dieci mesi e aveva retrodatato l’inizio delle condanne a quando è iniziata la loro detenzione arbitraria, nel maggio 2018 — dovevano essere liberate tre mesi dopo, ma la sentenza di Loujain al-Hathloul sarebbe stata interrotta in anticipo. Il tribunale aveva trovato “infondata” la sua testimonianza riguardo alle torture subite durante il periodo di prigionia. Al momento non risulta che la pena per Mayaa al-Zahrani sia stata ridotta: il suo caso, purtroppo, ha incontrato molta meno visibilità internazionale.

Al–Hathloul era stata arrestata nel maggio 2018 insieme a Aziza al–Yousef, Eman al–Nafjan, Aisha al–Mana e Madeha al–Ajroush nella seconda ondata di arresti legati alle esponenti più attive del movimento che chiedeva che le donne potessero guidare. Al–Hathloul ha anche condotto campagne contro la legge del “guardiano maschile,” in base a cui ogni donna deve avere un wali, sia esso il padre, il marito, un fratello o un altro parente. Poche settimane dopo anche al–Zahrani è stata arrestata, per aver pubblicato una lettera che un’altra attivista arrestata, Nouf Abdelaziz, aveva scritto proprio nel caso fosse stata fermata dalle autorità. L’ondata di arresti aveva coinciso con una campagna mediatica coordinata con cui l’Arabia Saudita si era vantata dell’espansione dei diritti delle donne, concedendo anche il diritto alla guida, una delle richieste delle attiviste arrestate.

Un report di Human Rights Watch inquadrava gli arresti nel contesto della tenue espansione dei diritti delle donne scrivendo che l’obiettivo era principalmente quello di soffocare ulteriori forme di attivismo: “Il messaggio è chiaro — chiunque esprima scetticismo sull’agenda dei diritti umani del principe della corona rischia di finire in carcere.” Le donne arrestate sono state anche vittima di un’ampia campagna stampa, che le ha bollate come “traditrici” della patria.


In copertina, Loujain al-Hathloul, via Twitter

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