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La crisi di governo più assurda della storia della Repubblica

Il Pnrr e l’azione del governo durante la pandemia hanno molti punti critici, ma l’obiettivo di Renzi sembra solo l’eliminazione politica di Conte: una smania di potere che è chiara anche al paese

Il Pnrr e l’azione del governo durante la pandemia hanno molti punti critici, ma l’obiettivo di Renzi sembra solo l’eliminazione politica di Conte: una smania di potere che è chiara anche al paese

Al termine di una giornata politica convulsa, il governo riunito in Consiglio dei ministri ha approvato il Pnrr, il piano nazionale che stabilisce come verranno utilizzati i 300 miliardi di euro in arrivo nei prossimi cinque anni grazie al Recovery Fund europeo. Dovrebbe essere questa la notizia, ma come sappiamo il punto è un altro: la possibile crisi di governo, che sembra ormai precipitata a un punto di non ritorno. Ieri infatti le ministre di Italia viva, Bellanova e Bonetti, si sono astenute al voto sul provvedimento, visto che il partito di Renzi ha giudicato il Pnrr migliorato rispetto alla bozza, “ma non abbastanza” — come ha detto ad esempio Maria Elena Boschi.

L’astensione è arrivata in seguito al rifiuto di Conte e del ministro dell’Economia Gualtieri di inserire all’ultimo minuto il Mes nel testo della bozza. In parte il rifiuto è arrivato perché, come temono i 5 Stelle, questo spunto sembrava essere l’ennesima provocazione politica al termine di un mese in cui Iv ha alzato costantemente l’asticella del dibattito; ma anche perché — come ha fatto notare Gualtieri — “il Mes non fa parte di Next generation Eu, non sono soldi che possono essere usati come risorse aggiuntive alle spese per la sanità.”

Cosa succede a questo punto? Ieri sera Renzi, a Carta Bianca su Rai 3, ha dichiarato che deciderà cosa fare nella giornata di oggi e comunicherà il risultato della propria elaborazione politica in una conferenza stampa in Parlamento nel tardo pomeriggio. In quella sede potrebbe annunciare le dimissioni delle ministre Bellanova e Bonetti, aprendo così di fatto la crisi, o provare per l’ennesima volta a rilanciare le trattative con Conte — ammesso che possa essere definito così il dialogo all’interno del governo fino ad ora. L’impressione è che, nonostante la situazione sia ormai precipitata, tutti vogliano avere le idee chiare sulle effettive possibilità di azione in mano all’avversario. Bellanova, ad esempio, ha continuato per tutta la giornata di ieri ad agitare lo spettro delle proprie dimissioni — senza però mai confermarle effettivamente.

La situazione è precipitata ieri all’ora di pranzo, quando Conte ha diffuso un comunicato durissimo che ha colto di sorpresa anche Pd e M5S, in cui ha sostanzialmente dichiarato che se Renzi ritirerà il proprio appoggio al governo non sarà più possibile alcun tipo di nuovo accordo con Italia viva. Questa dichiarazione ha allontanato ancora di più le parti, irrigidendo Renzi e lasciandogli pensare che Conte, forse, potrebbe davvero aver trovato un accordo con un gruppo di senatori “responsabili,” magari di Forza Italia o tra gli ex M5S, per tenere in piedi una maggioranza. Il problema principale per il governo e per il paese, a questo punto, è capire se questo gruppo esista. Ne servirebbero una decina, ma nonostante i lavori di tessitura del democratico Goffredo Bettini finora nessuno si è esposto, e non è affatto detto che all’atto pratico ci saranno abbastanza voti. Il Movimento 5 Stelle, dal canto suo, è terrorizzato dalla possibilità di tornare al voto, mentre il Pd sembra anche in quest’occasione incapace di prendere un’iniziativa politica che non sia passiva e attendista.

Qual è il vero obiettivo di Renzi? In questi giorni, il leader di Iv sarebbe “euforico”: nonostante il polverone sollevato da Italia viva in questi giorni, che è arrivata pure a lamentarsi della mancata considerazione del Ponte sullo Stretto nel Pnrr per indicare la presunta inefficienza del governo, è difficile non pensare che il vero obiettivo di Renzi sia semplicemente far fuori politicamente Conte, visto come un ostacolo insuperabile alle proprie ambizioni di ago della bilancia del Parlamento. Come fa notare Norma Rangeri sul Manifesto, “naturalmente sarebbe normale, auspicabile e necessaria la critica — e l’autocritica — sull’azione del governo (per esempio sul piano sociale e ambientale), ma altrettanto lo è evitare di buttare via il bambino con l’acqua sporca.” Non ha alcuna importanza, fa notare Rangeri, che “Conte riceva le attestazioni della presidente vor der Leyen sul buon lavoro dell’Italia sul Next Generation Eu, proprio perché non sono in ballo questioni di merito, ma una brutale questione di potere.” Sembra in effetti un po’ difficile giustificare a livello retorico l’uscita di un partito dalla maggioranza dopo aver appena avallato, pur astenendosi, il provvedimento contestato in questione.

Un sondaggio pubblicato sul Corriere mostra come non solo la maggioranza degli intervistati non abbia capito perché la crisi si sia aperta, ma sia fermamente convinto che Renzi si stia muovendo per propri interessi. Insomma, l’unica cosa chiara, al paese, sarebbe che si tratti appunto di una “questione di potere” e non delle singole, giuste, criticità del Pnrr.

A Renzi sono arrivate anche le critiche dell’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, che lo ha paragonato a Fausto Bertinotti per aver voglia “soltanto di rompere.” Quanta voglia di rompere? “Se Conte avesse detto ‘mi vesto da muratore e vado subito a costruire il Ponte sullo Stretto’ Renzi avrebbe detto che bisognava fare anche il Ponte per la Sardegna.” Prodi non è il solo, visto che anche fonti internazionali come il Financial Times, hanno definito comportamento di Renzi incomprensibile. 

Vista la pessima aria, tutti si preparano al peggio: ieri sera è circolata una notizia secondo cui Conte avrebbe registrato presso un notaio di Roma il nome e il luogo di un suo nuovo ipotetico soggetto politico, chiamato Insieme. La notizia è stata poi smentita — ma, nonostante Renzi sia convinto che non si andrà a votare per nessun motivo, la possibilità di un ritorno alle urne è tutt’altro che remota e sarebbe l’unica possibile nel caso non si riuscisse a formare nessuna nuova maggioranza.

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