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Stiamo rivivendo la stessa situazione della scorsa primavera, al contrario?

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In Francia, Spagna e Germania l’aumento dei nuovi contagi sta spingendo i governi ad approvare nuove misure restrittive. E in Italia?

Che sia corretto o meno parlare di “seconda ondata,” di sicuro in questi giorni i principali paesi europei stanno assistendo a un preoccupante aumento dei nuovi contagi. In Spagna l’ultimo aggiornamento individuava 5.479 nuovi casi, di cui 2.987 registrati nelle precedenti 24 ore. La situazione è particolarmente grave nella Comunità di Madrid, con 731 nuovi casi registrati in un solo giorno.

In Francia per il quarto giorno consecutivo il numero di casi è aumentato, arrivando a 3.310 nuove infezioni in sole 24 ore, un salto in avanti allarmante rispetto ai dati del giorno precedente, in cui erano stati individuati 2846 nuovi casi. Come abbiamo già visto negli scorsi mesi, quanto si innesca il contagio, poi il numero di casi esplode: la media settimanale francese è passata da 1500 al giorno per la settimana scorsa a 2250 per questi ultimi quattro giorni. Il numero di focolai che il governo sta cercando di monitorare è passato da 17 a 252.

I nuovi casi giornalieri in Francia, secondo la dashboard della Johns Hopkins University

Numeri meno elevati, ma comunque preoccupanti, in Germania, Belgio e Croazia: in Germania nelle ultime 24 ore sono state registrate 625 nuove infezioni. In Belgio la media quotidiana per la scorsa settimana è di 588 casi al giorno, un numero altissimo in un paese di 11 milioni di abitanti. In Croazia ieri sono state individuate altre 162 persone positive al virus.

In Italia l’ultimo bollettino della protezione civile ha registrato  629 contagi, 4 decessi e una lieve riduzione dei ricoverati con sintomi (-7) e in terapia intensiva (-1). Per quanto riguarda il numero dei nuovi positivi, è stato il peggior sabato dal 23 maggio, quando ci furono 669 casi. Gli incrementi maggiori si registrano in Veneto (+120), Lombardia (+94) e Emilia Romagna (+71). Rispetto alla media delle ultime 4 settimane, i casi tra lunedì e sabato risultano in aumento dell’81,4%, mentre i tamponi sono diminuiti del 6,2%.

Di fronte a questa nuova crescita della curva epidemica, l’impressione è quella di trovarsi in una situazione “speculare” rispetto a quella della scorsa primavera, quando l’Europa osservò l’Italia prendere misure emergenziali con qualche settimana d’anticipo prima che la crisi si allargasse a tutto il blocco. Ora sta accadendo il contrario: è l’Italia, a fronte di un numero di nuovi contagi ancora relativamente contenuto, a mostrarsi piuttosto timida nel correre ai ripari di fronte ai rischi di una seconda ondata.

In Spagna, per esempio, le discoteche e le sale da ballo sono state chiuse in tutto il paese. Dopo le prime sperimentazioni locali è stato esteso su tutto il territorio nazionale anche il divieto di fumare in pubblico dove non sia possibile mantenere le distanze di sicurezza. Altre misure, tutte attivate nell’ottica di evitare un altro lockdown: sono stati vietati i botellón, e anche tutti gli altri locali — bar, ristoranti, pub, — dovranno chiudere entro l’una di notte.

In Italia il dibattito sulle discoteche tiene banco da diversi giorni, ma ancora nessun provvedimento è stato assunto a livello nazionale. I governatori di Emilia Romagna e Veneto, seguendo l’esempio della Calabria, hanno varato nuovi provvedimenti restrittivi per le discoteche, imponendo capienze non superiori al 50% e l’obbligo di mascherine anche durante il ballo.

Protestano però i gestori: secondo il presidente del sindacato dei gestori dei locali da ballo dell’Emilia Romagna, “serviva uno scalpo da esporre all’opinione pubblica, una vittima sacrificale da consegnare ai benpensanti.” Secondo la ministra Bellanova, il fatto che le discoteche siano ancora aperte è dovuto alle pressioni di “qualche lobby.” A difendere la categoria c’è ovviamente Matteo Salvini, secondo cui “l’unico problema sono i migranti che sbarcano, non i ragazzi che ballano in discoteca.”

Il ministro Speranza, intervistato dal Tg1, ha definito “preoccupanti” i dati di Ferragosto, e ha invitato i giovani a usare “tutta la cautela possibile.” “Non possiamo assolutamente vanificare i sacrifici fatti dai cittadini.” Le paure maggiori sono sempre puntate sulla riapertura delle scuole: secondo Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Oms e tecnico del Cts, c’è il rischio di “arrivare a ridosso della riapertura delle scuole con un numero di casi che la renderebbero pericolosissima,” e quindi “o azioniamo il freno o andiamo a sbattere.”

Proprio riguardo alle scuole è preoccupante l’esempio degli altri paesi europei: in Germania la riapertura delle scuole è stata connessa con il nuovo aumento dei contagi e alcune scuole sono state già chiuse a pochi giorni dalla riapertura, dopo alcuni casi positivi registrati tra alunni e insegnanti. In Italia, a meno di un mese dalla ripartenza dell’anno scolastico, c’è ancora una notevole incertezza: dopo la controversa nota del Ministero dell’Istruzione con le indicazioni del Comitato tecnico-scientifico, che sembravano prevedere una deroga alla regola del distanziamento, il Cts ha ribadito che il distanziamento tra gli alunni — fissato in un metro “da bocca a bocca” — “rimane uno dei punti di primaria importanza,” ma resta da capire se e in che modo le scuole saranno in grado di garantire, con i mezzi a propria disposizione, un distanziamento adeguato: pochi giorni fa, i presidi del Lazio hanno lanciato l’allarme, denunciando che il 30% delle scuole di Roma e del Lazio non ha idea di come fare a gestire la riapertura.


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