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Frah Quintale ha ancora qualcosa da dire tre anni dopo Regardez Moi

Frah Quintale è tornato con un disco senza hit, ma che suona estremamente concreto nelle sue contraddizioni, con un saliscendi emotivo continuo, anche all’interno degli stessi brani.

in copertina, foto di Valentina De Zanche

Frah Quintale è tornato con un disco senza hit, ma che suona estremamente concreto nelle sue contraddizioni, con un saliscendi emotivo continuo, anche all’interno degli stessi brani

Sono passati tre anni da Regardez Moi, il disco con cui Frah Quintale ha “esordito” col botto. Quell’album gli ha permesso di raggiungere una grossa fetta di pubblico, attirata da un disco fresco e moderno — tanti direbbero urban — che allora aveva messo in mostra tutte le principali caratteristiche del rapper bresciano (le qualità liriche, melodiche e ironiche) e che, cavalcando l’onda Itpop, si era trovato al posto giusto nel momento giusto. Un anno dopo Regardez Moi usciva anche Missili, una vera e propria hit scritta in collaborazione con Giorgio Poi e prodotta da Takagi e Ketra — sul profilo Spotify di Frah Quintale oggi è la canzone più popolare con oltre 30 milioni di ascolti.

Da allora però sono cambiate molte cose, in primis nella vita di Francesco, e Banzai, che è a tutti gli effetti un disco incompiuto, è una sorta di sintesi perfetta di questo processo. Vuoi perché è il lato A di un progetto più complesso, vuoi perché contiene così tante contraddizioni che è difficile definirlo con precisione. All’interno dell’album sono riconoscibili il gusto per la melodia, il flow, le capacità liriche, le produzioni bellissime di Ceri, insomma tutto ciò a cui ci eravamo abituati ascoltando Regardez Moi. Quel mix dolce-amaro tra pop, rap, RnB. 

È nei testi però che vivono tutte le contraddizioni di un periodo che ha visto Francesco uscire da una relazione, fare i conti con l’esplosione del suo album d’esordio, suonare un casino, lasciarsi andare e rimettere insieme i pezzi. Ed è per questo che il fatto che Banzai non sia un disco completo non è un problema. Anzi, è il suo bello, quella cosa che ti fa arrivare alla fine senza sforzo. 

Senza voler scadere nel banale, Banzai sembra un disco estremamente vero, concreto nelle sue contraddizioni, spontaneo nella sua mancanza di piglio. Sarà per questo che nelle ultime settimane ha ricevuto anche qualche critica, perché chi si aspettava da lui la riproposizione del primo disco è rimasto inevitabilmente deluso. Manca l’aspetto più rap e mancano a tutti gli effetti delle hit veramente forti, anche se canzoni come Lambada o Amarena ti tengono attaccato alla traccia fino alla fine del pezzo. 

L’inizio è come un risveglio dolce-amaro, ancora assonnato, sospeso. fino a quando arriva Lambada che ti leva dal torpore. Se fosse un disco di Marra Chanel, Due Ali e Contento, sarebbero il cuore e l’anima, per la vena sentimentale e le storie con le tipe. Amarena invece strizza l’occhio al pubblico — e alle radio — ma riprende lo spirito più ironico del primo disco, con una sonorità estiva e un po’ furbetta. Le cose sbagliate, Allicinazioni e Faccia della notte fanno cambiare ancora sound e mood all’album, che diventa più triste e riflessivo. Forse spianano la strada al volume due di questo progetto.

Banzai non esprime alcun sentimento vago di tristezza o incazzatura, parla d’amore delusioni ed eccessi dal punto di vista di un ragazzo che forse non ci sta capendo più un cazzo, come se si trovasse su una giostra lanciata a mille allora. E va bene così. Perché sticazzi le aspettative, le richieste e i gusti del pubblico, sticazzi le etichette, il genere che fai e i secondi dischi. Se ti casca il mondo addosso fai ciò che riesci a fare, un po’ ci vai sotto e un po’ lo schivi. Oppure fai come Frah Quintale e tiri fuori un disco prodotto benissimo — Bruno Belissimo al basso si sente forte e chiaro —, con un sound internazionale che ti fa sentire il Tyler, the Creator di Igor, ma anche reminiscenze di Andre 3000, per citarne due. Il saliscendi emotivo vede momenti di picco e spiragli di luce, anche all’interno degli stessi brani. Un percorso ad ostacoli che nella sua schizofrenia si autoconclude, pur lasciandoci tutti in attesa del Side B e di quello che potrà portarci.

Il nuovo disco di Frah Quintale pesca dalla musica nera, dal soul e dall’RnB, staccandosi dalla corrente indie che aveva fatto dell’artista una sorta di paladino. Il punto è che Frah forse non vuole essere paladino di nulla, non ha nulla da dimostrare a nessuno e mai come ora può permettersi di fare ciò che gli viene meglio: scrivere canzoni.

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