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All’estero si sono accorti di nuovo che esiste Ciao Darwin

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Sì, Ciao Darwin esiste ancora e fa sempre schifo. Ogni tanto qualcuno all’estero lo vede e rimane sconvolto: stavolta è successo pure a Yanis Varoufakis

Avete presente Ciao Darwin? Probabilmente sì. Lo spettacolo condotto da Paolo Bonolis e Luca Laurenti va in onda su Canale 5, a fasi alterne, ormai dal 1998, dunque nel corso delle vostre vite probabilmente siete incappati almeno in una puntata. Lo show nasce da uno spunto di stampo sociologico: mettiamo di fronte due categorie di “umani del terzo millennio” per scoprire quale è più adatto alla sopravvivenza — per poi debordare nel trash più assoluto. Un fatto abbastanza in linea con i format televisivi sdoganati da Mediaset negli anni Novanta, che hanno raggiunto la loro espressione perfetta nel Duemila, con la prima stagione del Grande fratello, sempre su Canale 5. Curiosità: tra gli autori del programma c’è da sempre lo scrittore Federico Moccia.

Trash, in questo caso, significa soprattutto contenuti a sfondo palesemente sessista o razzista: fin dal lancio di Ciao Darwin ha sempre causato polemiche, ad esempio, la figura di “madre natura” — una scusa per mettere una ragazza seminuda in primissimo piano, mentre maschi intontiti di tutte le età la guardano dal pubblico in studio con il binocolo. Qualche volta lo show va oltre il livello consueto, bucando nell’internet e nell’incredibile. Ieri se n’è accorto David Adler, coordinatore di Progressive International e autore per il Guardian, che è incappato in una scena del programma che, in qualsiasi paese civile, sarebbe abbastanza per decretarne la chiusura: una giovane donna di colore viene progressivamente sommersa dall’acqua, circondata da uomini in giacca e “madre natura” in bikini — mentre i migranti, tra le quali molte donne, continuano ad annegare nelle acque del Mediterraneo.

Il tweet di Adler è finito sotto gli occhi anche dell’ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis, che ha fatto appello al movimento Black Lives Matter per “organizzare una campagna globale contro quest’ultimo oltraggio dell’impero televisivo berlusconiano”:

Non è la prima volta che qualcuno all’estero si rende conto dell’esistenza del programma. Era successo ad esempio nel 2016, quando un giornalista di BuzzFeed, in trasferta in Italia, era incappato nello show durante una cena al ristorante — e un suo tweet aveva scatenato un piccolo putiferio in Italia, tra chi si sentiva finalmente soccorso da qualcuno fuori dalla bolla-paese e chi si sentiva offeso dagli stranieri criticoni.

Scherzi a parte, le reazioni scandalizzate di chi guarda per la prima volta un programma che in Italia va in onda indisturbato da più di vent’anni dovrebbero spingerci a una domanda seria: nel 2020 è ancora tollerabile un’esibizione di maschilismo e razzismo di questo genere? Il tempo passa, e fa sembrare Ciao Darwin ancora più alienante e alienato dalla realtà. Nel 1998 il trash televisivo berlusconiano era al suo massimo picco e faceva da cemento ideologico-culturale per il centrodestra italiano di allora, influenzando l’intero paese. Nei successivi vent’anni le cose sono cambiate: è aumentata — almeno in una parte dell’opinione pubblica, anche in Italia — la sensibilità ai temi della discriminazione razziale e di genere, mentre Ciao Darwin è rimasto sempre uguale a se stesso.

Nel 2016, quando all’estero ci si era accorti di Ciao Darwin, il movimento #MeToo non aveva ancora bucato nel discorso mainstream, e ostentare una donna seminuda come madre natura sembrava “solo” un inquietante relitto di un’epoca distopica, qualcosa di cui ridere, anche all’estero. Quattro anni dopo, nel pieno dell’insurrezione del movimento Black Lives Matter, far vedere una giovane donna di colore annegare progressivamente nell’acqua — per scherzo — mentre ogni giorno muoiono decine di migranti a causa anche della politica del governo è semplicemente inaccettabile. E — a prescindere dalla propria posizione ideologica — sconsolante per l’immagine del paese all’estero.

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