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Dati personali e uso di internet: quanto ne sappiamo davvero?

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Oramai usiamo internet per qualunque attività, sia personale sia al lavoro, e questo periodo di lockdown ha decisamente aumentato le attività e l’uso che ognun odi noi fa della rete. Prima ancora però del lockdown e dell’emergenza virus, internet aveva già cambiato la nostra vita, ed ogni operazione svolta in ree, ogni piccolo dato rilasciato in rete aveva già acquistato grande valore.

A cosa servono i dati online? E perché hanno acquistato così tanto valore?

Le grandi aziende vogliono monitorare la nostra attività online in modo da bombardarci con pubblicità mirate. I fornitori di servizi Internet (ISP) potrebbero voler tenere d’occhio il nostro comportamento digitale in modo da poter limitare l’accesso a determinati siti o mappare le nostre abitudini, da vendere al miglior offerente. Alcuni governi sorvegliano i propri cittadini online per scovare critiche al regime e assicurarsi che non visitino siti stranieri. E gli hacker possono utilizzare le informazioni rubate per truffe e attività illecite online.

Il fatto è che oggi Internet è un campo minato per la privacy e navigare in sicurezza è davvero difficile.

Perché la privacy online è importante?

La privacy online è importante perché protegge degli aspetti della nostra vita digitale che vorremmo assolutamente mantenere privata e sicura.  Certo, nel mondo online, è più difficile tracciare il confine tra la vita personale e quella digitale a causa della mancanza di confini fisici. Ma proteggere la tua privacy online è fondamentale per impedire a qualunque soggetto tra quelli elencati prima di rubare tue informazioni di identificazione personale od utilizzare quei dati per profilazioni di marketing o peggio. In questi mesi il dibattito si è spostato sulle app di tracciamento dei contatti per il contenimento di possibili focolai di Covid19, che secondo molti utenti, metteranno ancora più a rischio i nostri dati personali. Secondo un recente sondaggio di ExpressVPN, su base americana, l’84% degli intervistati ha dichiarato di non potersi fidare totalmente della gestione di questi dati da parte del governo; mentre circa il 79% si dichiara preoccupato per come le grandi compagnie tecnologiche useranno questi dati. Un sentimento registrato anche tra gli italiani.

Il fatto è che non è tutto come sembra: le app di tracciamento – almeno Immuni – è molto più sicura di moltissime altre app che usiamo quotidianamente sui nostri smartphone a cui regaliamo infiniti dati personali, da essere poi usati per targhettizzazioni pubblicitarie. Un esempio? faceApp, tornata alla ribalta nella versione uomo-donna. Ma su questa linea potremmo continuare e non trovare fine. Alcune ricerche condotte da ricercatori di Oxford hanno dimostrato che il 90% delle app presenti sul Play Store di Android rilevano e trasmettono i dati a Google stessa, tra queste poi, un buon numero rivende i dati raccolti anche ai data broker, società di marketing senza tanti scrupoli.

Cosa possiamo fare per difenderci?

Tutto questo non significa che dovremmo dare alle fiamme tutti i nostri dispositivi tecnologici. Significa solo che se la tecnologia assume un ruolo sempre più forte nella nostra vita abbiamo bisogno, allo stesso tempo, di conoscerla e capire come proteggere le nostre identità digitali. Qualche consiglio? Innanzitutto attenzione alle impostazioni sula privacy di tutte le app – soprattutto i social – che scaricate. Allo stesso modo valutate sempre le autorizzazioni da concedere alle nuove app – e chiedetevi se servono davvero al funzionamento dell’app o è solo un modo per raccogliere più dati. Navigate su siti sicuri, non effettuate pagamenti e acquisti se non siete connessi ad una rete sicura (altrimenti attivate una VPN) e mantenete sempre aggiornate app e sistemi operativi per evitare falle di sicurezza o bug vari.

Ma soprattutto informatevi: conoscere i propri diritti, anche digitali, è ormai fondamentale.

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