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Cosa prevede il decreto rilancio approvato ieri dal Consiglio dei ministri

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Lo stanziamento totale di risorse è di 55 milardi di euro, suddivisi tra 256 articoli e voci. Tra i provvedimenti principali si segnalano 25,6 miliardi per finanziare la cassa integrazione e i bonus per lavoratori autonomi e 16 miliardi alle imprese, con il taglio dell’Irap a giugno e altre riduzioni fiscali, uniti a 4 miliardi per il turismo

Quello che doveva essere il decreto aprile, per ragioni di scorrimento del tempo, ha cambiato nome: si chiama “decreto rilancio” ed è stato approvato ieri dal Consiglio dei ministri. In serata, il provvedimento è stato presentato durante una conferenza stampa alla presenza dei ministri Gualtieri, Speranza, Bellanova e Patuanelli. Cosa prevede di preciso?

Verranno erogati 3,25 miliardi alla sanità, con l’assunzione di 9600 infermieri e l’aumento del 115% dei posti in terapia intensiva, affiancati 1,45 miliardi alla scuola, per le nuove assunzioni e il ritorno “in sicurezza a settembre.” Per finire, è previsto lo stanziamento di 1,4 miliardi per il sistema universitario e della ricerca e 1,5 miliardi a sostegno della filiera agricola.

Non c’è solo la parte strettamente economica: l’articolo 110 bis del decreto riguarda la norma su cui la maggioranza ha litigato di più nei giorni scorsi — la regolarizzazione di braccianti agricoli e lavoratori domestici irregolari. Soprattutto il Movimento 5 stelle si era dichiarato contrario al provvedimento, con asserzioni poco logiche e molto timore di esporsi a critiche da destra.

Alla fine sembra che il governo abbia trovato un accordo per un meccanismo di “doppio binario”: i datori di lavoro potranno presentare domanda per sottoscrivere un contratto di lavoro con cittadini stranieri presenti in Italia o dichiarare un rapporto di lavoro irregolare in corso; oppure i cittadini stranieri con permesso scaduto dal 31 ottobre 2019 potranno chiedere un permesso di soggiorno temporaneo di 6 mesi, che verrà convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro appena sottoscritto il contratto.

Secondo le stime, la norma riguarderà circa 200 mila lavoratori. Nel presentarla, la ministra Bellanova si è commossa in diretta, sostenendo che “da oggi gli invisibili saranno meno invisibili.” Solo nei settori dove serve manodopera, però.

— Leggi anche: Staffette alimentari e solidarietà: a Milano gli attivisti coprono le mancanze delle istituzioni

Una delle voci principali è il cosiddetto “reddito di emergenza,” che però si presenta piuttosto azzoppato rispetto ai progetti originali del governo. Doveva essere finanziato con tre miliardi, ma alla fine è rimasto meno di un miliardo, con un sussidio di 800 euro pagabile in due tranche.

Chi ha vinto davvero nella lotteria del decreto sembrano essere state le imprese, che possono contare su un aiuto più robusto: il taglio generalizzato dell’Irap — valido senza condizioni per tutte le imprese fino a 250 milioni di fatturato — crediti d’imposta e contributi a fondo perduto. L’indennizzo per le partite IVA resta invece di 600 euro, come quello del decreto marzo.

Il decreto è estremamente variegato, date le infinite sfaccettature dell’emergenza che è chiamato ad affrontare. Potrebbe esservi utile, ad esempio, se volete comprarvi una bici. Nel decreto è stato inserito l’annunciato “buono mobilità,” un bonus del valore massimo di 500 euro, che copre il 60% della spesa per l’acquisto di biciclette e mezzi di micromobilità elettrica nei comuni con più di 50 mila abitanti.

Il provvedimento è pensato soprattutto per affrontare la prevedibile emergenza trasporti dei prossimi mesi, quando a un ritorno alla normalità — soprattutto quella lavorativa — si unirà una probabile ritrosia nel tornare tutti sui mezzi pubblici. Il provvedimento era stato chiesto a gran voce anche dalla giunta comunale di Milano — soprattutto quando, nella giornata di ieri, sembrava che fosse stato stralciato dal decreto.

A livello politico invece va rilevato lo stato di grave confusione in cui versa il Movimento 5 stelle. Il decreto infatti prova a mettere molte pezze, ma non ha un’idea organica per rilanciare il paese. E non c’è tempo per rimuginare troppo: a causa del ritardo con cui è stato approvato, è già il momento di lavorare al prossimo.

Il 18 maggio è infatti vicino, ma sulla “fase 2 della fase 2” continuano a esserci poche certezze. Quasi sicuramente non sarà ancora possibile spostarsi tra regioni diverse, ma all’interno della stessa regione non dovrebbero essere più necessarie autocertificazioni.

Bar, ristoranti, parrucchieri e centri estetici riapriranno a discrezione delle singole giunte regionali, mentre palestre e centri sportivi — secondo quanto dichiarato ieri dal ministro Spadafora — potrebbero riaprire il 25 maggio.

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