Migliaia di civili armati fino ai denti sono scesi in strada in Virginia e per Trump è tutto OK

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in copertina, foto via Twitter

La protesta a Richmond costituisce una vera e propria “dimostrazione di forza” da parte di una frangia sempre più estremista della destra statunitense, che di fatto controlla l’intero partito, grazie al sostegno di Trump.

Migliaia di “attivisti pro–armi” si sono riversati ieri su Richmond, in Virginia, partecipando a una marcia che ha attraversato la città. L’evento ha spaventato molti — i partecipanti erano armati fino ai denti, in tuta mimetica — ma si è consumato senza scontri anche grazie all’arresto nei giorni scorsi di sette membri del gruppo neonazista The Base. Tre di loro erano in possesso di tantissimi proiettili e di diverse non meglio specificate “armi fatte in casa.”

Le milizie — perché a tutti gli effetti di questo si è trattato — hanno protestato contro le nuove regolamentazioni sul possesso d’armi nello stato, che però sono supportate da gran parte dei cittadini. Tra le leggi contestate c’è un regolamento che vieta di comprare più di una pistola al mese, una legge che garantisce ai governi locali il potere di mettere al bando le armi nei palazzi governativi e negli spazi pubblici, e una legge che rende obbligatori i controlli sui precedenti al momento dell’acquisto di un’arma.

L’innesto con il resto della politica di estrema destra statunitense è ovvio e completamente scoperto. Alla manifestazione ha partecipato anche il personaggio dell’“informazione” di estrema destra Alex Jones, che ha parlato con un megafono mentre attraversava Richmond a bordo di un fuoristrada corazzato marchiato InfoWars. Jones ha dichiarato: “Siamo nella capitale della Virginia per combattere contro la tirannia globalista, e il loro piano di far scattare una guerra civile.” 

Impegnato sullo stesso fronte c’è anche Trump, che già il 17 gennaio aveva twittato dicendo che “questo è quello che succede quando si vota democratico, ti portano via le armi.”

Ieri, mentre centinaia di persone in tuta mimetica marciavano attraverso una città statunitense, il presidente non è sembrato turbato, ed è tornato a twittare il proprio sostegno per i “veri americani.” Una protesta così spaventosa, ricordiamo, che perfino l’NRA ne ha preso le distanze, all’ultimo minuto.

Le settimane che hanno preceduto la marcia su Richmond costituiscono un microcosmo che anticipa la violenza verbale e psicologica che attende gli Stati Uniti durante la campagna elettorale per le prossime presidenziali.

La radicalizzazione sul tema delle armi come fattore d’identità per la destra razzista statunitense è infatti uscita dagli ambiti dell’NRA e dalle frange dell’attivismo estremista repubblicano per essere completamente istituzionalizzata. Nel corso dell’anno scorso in Illinois prima, e poi in New Mexico, Colorado, Oregon, Washington, e Virginia si sono diffuse diverse risoluzioni da parte dei governi locali, che si sono descritti come i “santuari del secondo emendamento.” Molti di questi documenti non si traducono in veri impegni normativi, ma pongono “linee di difesa” sui presupposti diritti dei detentori di armi. 

Quella delle armi è una spaccatura nella popolazione statunitense che negli ultimi anni si è solo allargata, ed è la migliore cartina tornasole della crescente radicalizzazione dell’elettorato repubblicano. Negli anni di presidenza Obama la vendita di armi è cresciuta in modo misurabile, grazie ad una diffusa opinione che il governo avrebbe, da un momento all’altro, iniziato a limitarla seriamente. 

La radicalizzazione istituzionale lascia spazio alle frange estreme per diffondere disinformazione e propaganda d’odio. Nel mese scorso Twitter è stato preso d’assalto da bot che spiegavano come il governatorato si stesse preparando a un blackout mediatico — non solo di internet ma anche di “telefoni e fax” — ispirato chiaramente agli oscuramenti che abbiamo visto in questi anni in Egitto, Iraq e Iran. Ovviamente, non c’è niente di vero.

Nel corso di questi anni di presidenza Trump il partito repubblicano è cambiato drasticamente, e finché la sua macchina mediatica rimaneva puntata sulle necessità della presidenza — per quanto violenta, razzista, mortale per alcuni — è sembrata meno spaventosa. Nel caso delle armi, fortunatamente, queste posizioni estremiste hanno dietro una lobby forte ma sono largamente impopolari — almeno in Virginia. Ma nei prossimi mesi vedremo questo nuovo schieramento impegnato con una nuova aggressività, capace di portare in strada migliaia di persone — in questo caso armate! — anche di fronte a problematiche completamente finte.

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