Non chiamateli zingari

In Italia la popolazione romanì è di circa 150 mila persone: una convivenza che dura dal XV secolo. Nonostante ciò, la cultura romanì è ancora vista come da marginalizzare, o da piegare al nostro “modo di vivere.” Ne parliamo con Nando Sigona, professore all’Università di Birmingham.

in copertina, foto di Denis Bosnic: Ramadan, Elena e i tre figli nella loro casa nella periferia di Roma. 

In Italia la popolazione romanì è di circa 150 mila persone: una convivenza che dura dal XV secolo. Nonostante ciò, la cultura romanì è ancora vista come da marginalizzare, o da piegare al nostro “modo di vivere.” Ne parliamo nell’ultima puntata di S/Confini con Nando Sigona, professore all’Università di Birmingham e fondatore della rivista Migration Studies.

L’isolamento dei rom nei campi svolge una funzione centrale nel mantenimento e rafforzamento degli stereotipi. Privati della parola e nascosti agli sguardi dei veri cittadini, esistono solo in quanto impersonificazioni degli stereotipi radicati nell’immaginario collettivo.” (Sigona, 2007)

Secondo stime non ufficiali la popolazione romanì in Italia ammonta a circa 150 mila persone, rappresentando approssimativamente lo 0,25% della popolazione italiana. Nonostante una lunga storia di convivenza – queste comunità hanno iniziato ad insediarsi in Italia a partire dal XV secolo – rom e sinti vengono considerati diversi anche quando italiani da generazioni. Rappresentano ai nostri occhi una comunità inassimilabile, da marginalizzare oppure educare al nostro modo di vivere, visto come l’unico possibile.

In questa puntata cerchiamo di esplorare la relazione tra italiani e rom in compagnia di Nando Sigona, professore all’Università di Birmingham, dove è anche vicedirettore dell’Institute for research into superdiversity. Sigona è ricercatore presso il Centro studi sui rifugiati (Rsc) dell’Università di Oxford e uno dei fondatori di OsservAzione – Ricerca azione per i diritti di rom e sinti. È tra i fondatori della rivista di studi Migration Studies e autore di Figli del ghetto. Gli italiani, i campi nomadi e l’invenzione degli zingari (Nonluoghi 2002).

Nell’ultima parte della puntata Francesco Fusaro, musicologo e dj, ci parla della figura del gitano nella musica italiana, dall’opera di Giuseppe Verdi all’esperimento sociale degli Zen Circus, passando per Fabrizio De André e Frankie hi-nrg.


Ai microfoni: Maria MancusoNando SigonaFrancesco Fusaro
Redazione: Maria
Editing e post-produzione: Maria
Musica: Francesco Fusaro

Show notes

 

Related

Se ti piace il nostro lavoro e vuoi sostenerci, abbonati alla newsletter di Hello, World!, la nostra rassegna stampa del mattino.

Se invece vuoi discutere con la redazione, ci trovi su Ogopogo, il nostro gruppo Facebook.

logo-footer
TESTATA REGISTRATA AL TRIBUNALE DI MILANO (N. 162 DEL 11/05/2017)

Resta nel nostro radar.

Segui the Submarine su Instagram e Twitter,
iscriviti al nostro canale Telegram
o alla nostra newsletter settimanale gratuita.

Share via