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“La musica è una colonna sonora”: una conversazione con Andrea Laszlo De Simone

Il tour di Andrea Laszlo De Simone è finito da qualche settimana, ma abbiamo fatto in tempo a farci raccontare il suo ultimo disco, “Immensità” e a parlare di quanto sia importante scrivere musica liberamente.

in copertina, foto di Ivana Noto

Il tour di Andrea Laszlo De Simone è finito da qualche settimana, ma abbiamo fatto in tempo a farci raccontare il suo ultimo disco, Immensità, e a parlare di quanto sia importante scrivere musica liberamente.

Adesso, per un po’, Andrea Laszlo De Simone è tornato a dedicarsi completamente alla famiglia. Il tour del suo ultimo disco, Immensità, è finito da un paio di settimane ed è ruotato attorno all’arrivo del secondo figlio, per questo è stato rapido — quasi un instant tour, se così si può definire — ma incisivo e molto movimentato — chi è andato a sentirlo può testimoniare. 

Quattro date in quattro grosse città italiane: Roma, Torino, Padova e Milano. Sul marciapiede di fronte al Serraglio, lo scorso 30 novembre, aspettavano — e speravano — di entrare un sacco di persone (alla fine ce l’hanno fatta tutti). Qualcuno si sarà anche sorpreso che ci fosse ancora così tanto hype attorno a un artista libero da legacci e legami con la contemporaneità in cui alcuni intravedono un incrocio bizzarro di suoni, qualcosa a metà tra Lucio Battisti e i Radiohead. 

Chi c’era ha visto accalcati su un palco, gomito a gomito, fiati, archi, un sacco di strumenti e musicisti. La musica per lui sarà anche un hobby, come ci ha raccontato, noi però ci abbiamo visto anche del sentimento. E una sigaretta perennemente accesa in bocca.

“Amo produrmi le canzoni, ma fondamentalmente è un hobby. Se passassi il mio tempo a cercare musica e magari a cercare musica che mi piace, alla fine finirei per ascoltare dischi invece che farne, e oltretutto avrei nelle orecchie talmente tanta musica di altri che dovrei sempre fare attenzione a evitare le buone idee che qualcun altro ha già avuto.”

Adesso che è finito questo mini tour ci fai un mini bilancio? A giudicare dalla folla di Milano mi sembra sia andato molto bene.

È andata benissimo, grazie. È stato molto emozionante… E suonare quelle canzoni con otto musicisti di altissimo livello mi ha dato la possibilità di portare dal vivo per la prima volta la stragrande maggioranza degli arrangiamenti che avevo scritto. È stata un splendida sensazione.

Non ti dispiace che sia già finito?

No, mi dispiacerebbe se fosse finito e non avessi qualcosa di meraviglioso di cui occuparmi. Diciamo che sono stato molto felice di queste date e che ora sono molto felice di stare a casa ad aspettare la nascita della secondogenita.

A proposito, ma come fai a cantare con la sigaretta in bocca? Vista da fuori sembra un’operazione impossibile — ma anche molto scenica, va detto, visivamente funziona molto. 

(ride) Mi chiedo come si faccia a cantare senza! Non credo sia una cosa molto scenica, anzi, credo che per lo più alle persone dia fastidio, che possa mettere un po’ d’ansia vedere uno che fuma con quell’accanimento, ma a me personalmente dà molta tranquillità.

Immensità trovo assomigli molto a una colonna sonora. I testi mi sembra passino quasi in secondo piano, poi c’è quel fischio in “Mistero” che evoca un immaginario quasi da western. Ti va di raccontarci un po’ com’è nato questo nuovo EP?

Immensità per come l’ho ideato, non è un EP. È un album sviluppato in nove tracce suddivise in quattro capitoli, con un brano cantato per ogni capitolo, ad eccezione del primo interludio, che è anch’esso cantato. La definizione che si avvicina di più ad una struttura di questo tipo in realtà è suite. Dal mio punto di vista non sarebbe potuto durare né un minuto in più né uno in meno. Ma capisco bene che possa essere interpretato come un EP dato che la durata complessiva non supera i 25 minuti. 

Detto ciò… È un’idea che mi è venuta intorno a una riflessione sulla circolarità del tempo, o meglio sulla sua “spiroidalità,” se esiste la parola. Ho provato a identificare quattro fasi: il sogno, la realtà, lo spazio e il tempo. Sono d’accordo con te sul fatto che abbia atmosfere che fanno pensare a una colonna sonora, anzi, in generale per me la musica è colonna sonora, non può essere altrimenti.

Come hai fatto a rendere dal vivo un suono così ricco e avvolgente come quello di Immensità?

Con otto musicisti oltre a me. In futuro spero che diventino pure di più. Sogno di scrivere per un’orchestra.

Ascoltandoti si ha la sensazione che in un tuo brano la musica sia in qualche modo centrale rispetto ai testi, è così? Come nasce una tua canzone?

Può essere. Di base sono sempre la musica e l’atmosfera generale dell’arrangiamento a suggerirmi le parole.

C’è un elemento ricorrente da cui parti quando scrivi un nuovo pezzo?

Parto sempre dalla solitudine, completo tutto l’arrangiamento e alla fine canto. Raramente succede diversamente. Ovviamente nel frattempo… Fumo molto.

Il 27 novembre è uscito il video piuttosto surreale di “Immensità.” Il protagonista è sempre Sergio Rubino, che compariva già nel video di “Vieni a salvarmi.” Nella didascalia si legge: “da un’idea di Andrea Laszlo De Simone.” Ce la racconti?

Dunque, a dire il vero ho sempre seguito personalmente ogni videoclip. Sergio è il protagonista di “Vieni a salvarmi,” “Conchiglie” e di “Immensità” ed è in generale l’uomo ipotetico che interpreta il viaggio immaginario che porto avanti da qualche anno. “Vieni a salvarmi” è l’insieme di due soggetti, uno scritto da me e uno scritto da Gabriele Ottino, che abbiamo deciso di far dialogare, creando due piani narrativi. Per gli altri video parto sempre da un mio soggetto e a volte curo la regia da solo, altre volte in ottima compagnia e altre ancora non la seguo io, come nel caso specifico di “Immensità” in cui la regia è di Marco Pellegrino che si è occupato anche di riadattare il soggetto affinché l’idea fosse realizzabile.

Hai mai pensato di realizzare la colonna sonora di un film? Quel “capitolo 1” all’inizio del video un po’ mi fa pensare che in fondo l’idea non ti dispiacerebbe.

Mi piacerebbe moltissimo, dico davvero.

In questi anni nelle interviste hai ripetuto più volte di non ascoltare musica. A cinema invece come sei messo? Se hai qualche film da consigliarci siamo tutti orecchie.

Non sono un grande ascoltatore di musica, non sono un cultore, ma non è che non abbia mai sentito niente eh!

Invece ho visto molti film, non sono un esperto né un critico, ma ne ho visti parecchi. Ricordo che da bambino vidi “Il sorpasso” di Dino Risi e mi segnò molto e anche “Capriccio all’italiana” e in particolar modo l’episodio diretto da Pasolini intitolato “Che cosa sono le nuvole.” Amo in generale il neorealismo e anche un certo tipo di grottesco, specialmente quello italiano, ma non solo. Erano straordinari i Monty Python, ad esempio, in questo senso. Mi viene in mente anche “Essere John Malkovich”… Divertentissimo. Nel passato più recente invece sono stato colpito da “Amour” di Michael Haneke, “Melancholia” di Lars von Trier e “Birdman” di Iñárritu. Non solo, ovviamente, ma ora mi vengono in mente questi. 

A costo di sembrare ripetitivo — scusa —, ammetto di non crederti del tutto quando dici di non aver mai ascoltato un disco — sono un malfidente, lo so. Dai ti capiterà di ascoltare una canzone quando sei in coda al supermercato o dal barbiere. Avrai sentito, anche di sfuggita, qualcosa che ti ha colpito, no?

(ride) E qui escono fuori le deformità delle “interviste” o meglio, di quello che viene riportato. Ovviamente non ho mai detto di non aver mai ascoltato un disco. Ho detto di non averne mai comprato uno, il che è piuttosto diverso. Non sono un cultore della musica. Non ho miti, non conosco la discografia di nessuno e non ho mai imparato una cover. Ma sono stato molto sollecitato dalla musica classica che ascoltava mia madre e dal jazz che ascoltava mio padre, ma soprattutto da mio fratello maggiore Matteo, musicista, che per tutta l’infanzia è stato un grandissimo appassionato dei Queen.

Non ti incuriosisce sapere come suonano le canzoni nuove, cosa ascoltano le persone?

Mah, no. A meno che una persona a cui tengo non abbia voglia di sottopormi qualcosa in particolare io non ascolto nulla. Anche perché in generale sono incuriosito da tante cose, dalla tecnologia, dalla scienza, ma onestamente meno dalla musica. Faccio musica 24 ore al giorno da sempre, come un bambino che gioca con i Lego. Dovessi pure ascoltare musica e leggere di musica vomiterei musica.

Certo il vantaggio di non ascoltare le canzoni che passano in radio può essere quello di conservare una sorta di “purezza” artistica. Secondo te dal punto di vista creativo questo è un vantaggio?

Lo è in maniera oggettiva. Ho tutte e sette le note davanti. Ma la mia non è una scelta politica o strategica, non mi interessa e basta. Non mi interessa particolarmente nemmeno quello che faccio io a dire il vero. Amo produrmi le canzoni, ma fondamentalmente è un hobby. Se passassi il mio tempo a cercare musica e magari a cercare musica che mi piace, alla fine finirei per ascoltare dischi invece che farne, e oltretutto avrei nelle orecchie talmente tanta musica di altri che dovrei sempre fare attenzione a evitare le buone idee che qualcun altro ha già avuto. Molto meglio non saperlo e scrivere canzoni liberamente. Poi se qualcuno mi dirà che un giro era già stato fatto amen, gli dirò che ora è stato fatto due volte, ma almeno non avrò dovuto censurare un’idea.

La musica non è un campo in cui mi “misuro”, non valuto la musica che faccio, la faccio solo per farla. Non la considero arte, non mi pongo proprio la questione, e sicuramente non la valuto rispetto al contesto. Cerco di farla per bene, ma non valuto neanche me stesso rispetto alla musica che faccio, il fatto di fare musica non mi qualifica ne positivamente ne negativamente a livello umano. Ne che io faccia bella musica ne che io faccia musica scadente.

L’ultima volta che ci siamo sentiti raccontavi di temere i toni troppo sintetici e troppo estremi. Tocca constatare che il linguaggio politico — ma non solo — in questi due anni è rimasto pressoché uguale. Il tuo rapporto con il presente invece com’è cambiato?

Non è cambiato, ma mi tengo occupato.

Quanto ha influito questo aspetto nella scrittura dell’EP?

Non saprei. Di sicuro il ruolo di quest’album è quello di farmi stare tranquillo, di consolarmi. Ma questo è il ruolo che ha in generale questo hobby nella mia vita.

Ora in tanti si staranno già chiedendo quando esce l’album. Hai già in mente qualcosa? 

(ride) Ma che album? L’ album nuovo è Immensità! Non è un EP di singoli che anticipa un album. È troppo breve? Può darsi, ma non rispetto a se stesso. È un discorso compiuto.

Per il futuro ho in mente di stare il più possibile con la mia famiglia. Più avanti, di certo, si vedrà.

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