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Lo sciopero dei trasporti a Milano, l’emendamento della Lega e l’errore della privatizzazione

Lo sciopero di oggi è stato indetto contro la privatizzazione di ATM e la cordata Milano Next. Anche la Lega sembra contraria alla privatizzazione, ma a perderci sarebbero tutti i cittadini.

Lo sciopero di oggi è stato indetto contro la privatizzazione di ATM e la cordata Milano Next. Anche la Lega sembra contraria alla privatizzazione, ma a perderci sarebbero tutti i cittadini.

Il sindacato CUB Trasporti — Confederazione Unitaria di Base — ha indetto a Milano, per oggi, uno sciopero dei trasporti. La circolazione regolare dei mezzi di trasporto è stata comunque garantita fino alle 8.45 e sarà garantita dalle 15 alle 18.

Quando c’è uno sciopero di questo tipo, che coinvolge i lavoratori di un servizio pubblico, è facile che si crei una situazione di “guerra tra poveri:” Non sempre i pendolari e gli utenti sono solidali con la volontà di sciopero, anche se le motivazioni che hanno portato i lavoratori a incrociare le braccia sono condivisibili — e magari vanno anche nel diretto interesse degli utenti. In questo caso, le motivazioni hanno assunto tinte ancora più fosche dopo l’emendamento votato in Consiglio regionale martedì scorso, che di fatto permette alla regione — e quindi alla Lega — di mettere in discussione il futuro di ATM.

Le ragioni dello sciopero

Nel caso dello sciopero di oggi i motivi scatenanti sono tre: la liberalizzazione e la privatizzazione del trasporto pubblico locale milanese e dell’hinterland, le gare di appalto dei servizi gestiti da ATM e per l’affidamento diretto in house dei servizi di trasporto pubblico locale, la quotazione in borsa e la vendita delle azioni del gruppo ATM. 

Lo scorso luglio, con la pubblicazione delle nuove tariffe dei trasporti, CUB Trasporti si era già detto contrario alla privatizzazione di ATM attraverso un comunicato in cui sottolineava come investire per creare nuova occupazione fosse diverso da investire un capitale per ottenere rendite sicure: “uno è il finanziamento di attività produttive con la creazione di ricchezza, l’altro è l’acquisto di beni esistenti per ottenere una rendita, interessi, dividendi e plusvalenze estraendo ricchezza. Rendita è un termine per significare reddito senza lavoro.”  

Il timore che l’aumento delle tariffe del trasporto pubblico a Milano e nell’hinterland avrebbe portato alla privatizzazione del servizio ci era stato confermato lo scorso luglio dal Comitato ATM pubblica, nato nel 2017 con l’obiettivo di promuovere una “gestione partecipata dal basso del trasporto pubblico a Milano.” Il disegno è diventato evidente con l’arrivo della cordata Milano Next, molto gradita a varie personalità pubbliche, a cominciare dal sindaco Giuseppe Sala.

Milano Next

Il progetto Milano Next è una cordata di imprese pubbliche e private che intendono prendersi carico della gestione dei trasporti milanesi. Il consorzio comprende aziende pubbliche come ATM e A2A, ma anche società quotate in borsa come Hitachi Rail, Commscon Italia, IgpDecaux — la concessionaria che mette le pubblicità sulle metro — e Ferrovie dello Stato con Bus Italia. Il gruppo parteciperà alla gara pubblica europea, prevista per il 2020, attraverso la quale verranno affidati i trasporti di Milano. Milano Next, nelle intenzioni di chi la sta imbastendo, dovrebbe rappresentare una candidatura sufficientemente solida da impedire che qualche altra azienda — magari straniera — vinca l’appalto e si “appropri” del sistema milanese. Se Milano Next dovesse vincere la gara il trasporto pubblico non sarà più affidato esclusivamente a una società pubblica, ATM, ma a un’associazione temporanea di imprese che includerà anche ATM — attualmente detiene l’84% delle quote di Milano Next.

L’emendamento della Lega che cambia tutto

Il 26 novembre il Consiglio Regionale della Lombardia ha però approvato un emendamento che modifica le quote dell’Agenzia di bacino del trasporto pubblico locale di Milano e Monza. L’agenzia è un organismo sovraprovinciale che ha il compito di decidere le tariffe e le linee del trasporto pubblico, la cui amministrazione è divisa in quote detenute dai comuni e dai capoluoghi della zona. L’emendamento ha modificato le quote: se prima Milano e la città metropolitana avevano la maggioranza — il 62% delle quote — adesso “viene stabilito che al Comune di Milano è riservato almeno il 40% delle quote e che la somma delle quote degli Enti insistenti nella medesima Provincia o Città metropolitana non può essere superiore al 50% delle quote.

“Milano aveva la maggioranza, da sola infatti versava all’agenzia 25 milioni di euro all’anno e vedeva l’88% di utenti sul territorio dell’agenzia” ci spiega Pietro Bussolati, consigliere regionale del Partito democratico e capogruppo del Pd nella commissione trasporti. “In questo modo l’agenzia è scalabile dalla Lega, che può di fatto decidere tariffe e linee del trasporto pubblico locale al posto di ATM.” Anche all’interno della città — un colpo di scena di non poco conto in una città che, a torto o ragione, è molto orgogliosa dei propri trasporti pubblici.

“L’agenzia fa le gare per il trasporto pubblico locale. ATM ha fatto una proposta, Milano Next, che dev’essere poi messa a gara e valutata dall’agenzia.” È evidente a questo punto perché sono stati fatti i conti senza l’oste: l’operazione Milano Next, anche se discutibile, era relativamente sicura fino a che il Comune di Milano poteva seguire la gara più da vicino — ma ora la sua autorità è stata scalzata, e la regione Lombardia tiene di fatto in pugno ATM e la giunta comunale di Milano.

“Alla Lega non piace Milano Next,” racconta Bussolati — in cui di fatto non è entrata: “La Lega vuole ATM. Il vicepresidente della commissione trasporti, Andrea Monti, è di Monza, e non è contento che Milano si prenda da sola la parte migliore della posta in palio. C’è un atteggiamento molto ostile ad ATM.” L’ostilità tra comune e regione si è acuita con l’entrata in vigore delle nuove tariffe integrate di quest’estate, a cui la Lega e Trenord si sono opposte, dando il via a un vero e proprio scontro istituzionale.

Chi ci perderebbe

A perderci potrebbero essere soprattutto i cittadini e in generale tutti gli utenti finali del servizio. Si sono già ventilate varie possibilità: ad esempio che la gara alla fine venga vinta da un concorrente straniero, come l’azienda di trasporti parigina RATP, o che alla fine venga in qualche modo coinvolta anche Trenord nella gestione del trasporto milanese — sì, proprio la Trenord che se siete pendolari occupa i vostri incubi. Gli effetti di questa mossa di regione Lombardia sommata alla volontà del comune di mettere tutto in gara potrebbero essere soprattutto due: un aumento ulteriore dei prezzi e un peggior servizio, in linea con quanto accade quando si privatizza e con la pessima gestione di Trenord.

Tutto questo si sarebbe forse potuto evitare se si fosse deciso di continuare con l’affidamento in house anziché cercare di aprire un servizio pubblico al libero mercato: una mossa che è stato ormai provato e riprovato essere deleteria per la qualità e l’equa accessibilità di qualsiasi servizio. Bussolati non è d’accordo: “Milano Next rafforza i lavoratori. Inoltre la modalità di affidamento in house,” allo stato attuale, “potrebbe forse essere riproposta solo per qualche anno — ma non sono un consigliere comunale di Milano.” 

“In consiglio regionale ci siamo astenuti sull’emendamento della Lega perché siamo riusciti ad ottenere una mitigazione delle percentuali contenute nell’emendamento e tre mesi di tempo in più” prima che tutto sia irreparabile, in cui “ci potrebbe essere un po’ di assennatezza.” Il sindaco Giuseppe Sala intanto ha minacciato di ricorrere ad avvocati, e il presidente della regione Attilio Fontana gli ha detto di fare “quello che vuole.” Gli scioperi dei sindacati, forse, non sono mai stati così fondati.

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in copertina, foto CC Luca Galli


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