Gargoyles: una retrospettiva, 25 anni dopo

Per tre anni, dal 1994 al 1997, Gargoyles ha parlato di temi complessi come razzismo e vigilantismo, ma anche divertendosi con teorie del complotto — dagli Illuminati agli alieni dell’isola di Pasqua. E vi ricordate di quella volta in cui abbiamo incontrato i gargoyle del Guatemala?

Per tre anni, dal 1994 al 1997, Gargoyles ha parlato di temi complessi come razzismo e vigilantismo, ma anche divertendosi con teorie del complotto — dagli Illuminati agli alieni dell’isola di Pasqua. E vi ricordate di quella volta in cui abbiamo incontrato i gargoyle del Guatemala?

Il 24 ottobre 1994 andavano in onda negli Stati Uniti 22 minuti di intrattenimento che avrebbero cambiato per sempre la storia della televisione per ragazzi. Era la prima puntata di Gargoyles, la serie animata Disney che seguiva le disavventure di Golia, della poliziotta Elisa Maza, e della loro compagnia di gargoyles.

Guidato dal team di Greg Weisman, Michael Reaves, e Brynne Chandler Reaves, Gargoyles è diventato il gioiello che conosciamo nonostante una pre–produzione estremamente faticosa. Il primo pitch di Weisman, infatti, era per una serie molto leggera, perfettamente in linea con il codice dei cartoni animati Disney. Si sarebbe trattato comunque di un esperimento per l’azienda — storicamente avversa alla creazione di nuove proprietà intellettuali, in particolare in quegli anni — ma non era stato proposto come la serie cupa e “matura” che sarebbe diventata, una decisione inaspettata e presa, in un secondo momento, a livello aziendale: esperimento per esperimento, tanto valeva spostarsi verso un target demografico che Disney in quel momento stava coprendo male. Ai tre viene così chiesto di sviluppare il concept di Gargoyles per un target demografico dai 13 ai 16 anni, drasticamente diverso dal pitch iniziale. 

Tracce della premessa comica restano ancora all’inizio della serie, che si apre con una origin story melodrammatica, in cui i protagonisti vengono maledetti a rimanere di roccia “finché il loro castello non svetterà tra le nuvole,” venendo poi liberati dal malvagio imprenditore Xanatos che smonta il loro castello e lo porta via a pezzi in elicottero. 

Al netto delle scene di battaglia e dramma della primissima puntata, è facilissimo immaginare questo snodo della trama raccontato in modo ilare, non dissimile da come il contemporaneo Animaniacs racconta la fuga dei fratelli Warner dalla torre idrica degli studios in Burbank, California. Ma il destino — e le necessità di palinsesto — hanno altro in mente per Gargoyles, che così finisce per assomigliare di più a Batman: the Animated Series, che ad Animaniacs.

Dovendo produrre una serie per un pubblico più “adulto,” Weisman e i Reaves non si risparmiano niente, e iniziano a intrecciare una serie dal tono e contenuti estremamente maturi, con riferimenti a folklore e fantascienza degni di una serie televisiva dieci anni più recente. Dopo il successo della prima stagione, Disney dà il verde alla produzione di una seconda stagione di ben 52 episodi, consentendo agli autori di costruire un vasto universo narrativo — come all’epoca se ne trovavano pochi nella televisione per ragazzi.

Un cartone animato per un pubblico maturo

Prima ancora di parlare dei temi complessi affrontati dalla serie — razzismo, uso delle armi, una critica approfondita del concetto stesso di sicurezza — non possiamo non menzionare l’unicum che è rappresentato dal personaggio di Elisa Maza in una serie per ragazzi del 1994.

Elisa Maza, agente di polizia e guida al mondo contemporaneo dei gargoyle, è più di una deuteragonista per il protagonista Golia: è il personaggio su cui si regge l’intero setting newyorkese. Maza è metà afroamericana, da parte di madre, e metà nativo americana, da parte di padre, e costituisce uno dei primissimi casi di donna forte, indipendente e di colore che attraversano la televisione per ragazzi. La caratterizzazione etnica del personaggio non è casuale e non è falso value-espousing — stiamo parlando del 1994, dopotutto. Nelle prime bozze Maza si chiamava Chavez ed era di origini ispaniche. La sua storia familiare sarebbe cambiata solo in seguito, quando fu scritturata per la sua voce Salli Richardson — che sarebbe diventata poi uno dei volti di Eureka. Gli autori decisero di riscrivere parte del background del personaggio in modo da allineare meglio la provenienza dell’attrice con quella del personaggio. 

Elisa Maza

Maza introduce non solo i gargoyle ma l’intero pubblico ad alcuni dei temi più complessi del mondo contemporaneo – attraverso di lei veniamo introdotti ai dubbi su vigilantismo e supereroismo, in indagini spesso più ragionate di quanto vengano impostate su fumetti statunitensi per un pubblico apparentemente più maturo; ed è protagonista, insieme al gargoyle Brooklyn, di una durissima puntata sulla violenza delle armi da fuoco — in cui viene ferita da un colpo sparato involontariamente dal gargoyle; insieme al personaggio di Demona e poi con l’arco narrativo dei Quarrymen, introduce il tema del razzismo, tra i punti centrali della serie.

Il conflitto tra Golia e Demona, in particolare, ricalca da vicino le metafore del razzismo affrontate nel corpus di Incredibili X–Men: Golia riconosce il valore dell’eterogeneità e dell’umanità, Demona ricalca in qualche modo il ruolo di Magneto, considerando gli esseri umani semplicemente inferiori, esseri violenti con cui è impossibile co–esistere. Quando l’esistenza dei gargoyle è rivelata agli esseri umani, nel contesto della reazione razzista e orripilata degli uomini, emergono i Quarrymen, un gruppo di vigilantes violenti, il cui unico scopo è uccidere i gargoyle. Nel caso stiate pensando che stiamo leggendo troppo in quello che è un cartone animato per bambini, per ricredersi basta vedere il costume disegnato per i Quarrymen, che comprende un cappuccio a punta che esplicitamente cita quello del Ku Klux Klan, semplicemente nero invece che bianco, e un martello ispirato a quello di Thor, all’incrocio tra nazisti dell’Illinois e nazisti paganeggianti.

I Quarrymen

Un pastiche avanti coi tempi

Il cuore di Gargoyles è un complesso sistema narrativo che gli autori hanno saputo sviluppare nel corso delle prime due stagioni, rimbalzando tra il codice del fantastico e quello del fantascientifico, pescando a piene mani da folklore tradizionale, opera shakespeariana, e teorie del complotto. Il mix non era assolutamente inedito nei fumetti di carta, ma era ancora una vera rarità in televisione – non solo nella tv dei ragazzi – e meno ancora nel contesto di una serie che si presentava come vero e proprio serial, il cui intreccio proseguiva di episodio in episodio. Per capirci: la prima stagione di Gargoyles va in onda 13 mesi dopo il primo episodio di X–Files. L’unico termine di paragone, nella serialità animata, è senza dubbio Batman: the Animated Series, che però negli anni è invecchiato molto peggio e brilla certamente meno — anche se è indubbiamente più ricordato e più influente — offuscato da ripetute e problematiche rappresentazioni di dinamiche romantiche (Mad love; Tyger, Tyger).

L’eredità dell’esperienza di Weisman come insegnante di inglese si fa sentire nei tantissimi riferimenti shakespeariani nella saga, che diventano sempre piú numerosi mentre approfondiamo il suo mondo narrativo – personaggi di Macbeth e Sogno di una notte di mezza estate si fanno sempre piú prominenti nella serie, e sono spesso sollevati di peso dalle opere originarie. Incontriamo Oberon, Titania, e ovviamente Puck. 

Se avete solo un ricordo sfocato di Gargoyles, può esservi facile archiviarlo come una delle tante produzioni pop gotico-centriche, imperniate su temi del folklore britannico, della fine del XX secolo. Forse coscienti dei limiti iconografici introdotti nelle prime puntate, Weisman e i Reaves lavorano alacremente per mostrare nella seconda stagione come tutti i paesi del mondo abbiano i loro gargoyle. La serie mostra gargoyle europei, asiatici, e anche appartenenti alle popolazioni indigene americane. I gargoyle cinesi hanno un aspetto ispirato ai draghi del folklore locale; in Scozia ci sono gargoyles legati all’immaginario del mostro di Loch Ness; nelle foreste del Guatemala i protagonisti incontrano gargoyles rimasti a sorvegliare le piramidi maya, il cui design riprende direttamente l’aspetto delle divinità tradizionali della civiltà Maya. Anche in questo caso non ci troviamo di fronte a falso value-espousing – il clan maya, in particolare, ha profonda rilevanza nello sviluppo della serie: sono infatti gli unici gargoyle in grado di muoversi anche sotto la luce del sole senza trasformarsi in roccia.

I gargoyle del Clan Maya

Con il proseguire della seconda stagione, il mondo di Gargoyles si fa sempre più intricato e fumettoso. Prima citavamo i Quarrymen, antagonisti della terza stagione — non possiamo non menzionare l’organizzazione loro mandante, ovviamente, gli Illuminati. L’organizzazione, presentata come in controllo del presidente degli Stati Uniti stesso, diventa tra i principali antagonisti nelle ombre della serie, intenti nel costringere i gargoyle a diventare loro servi violenti. 

Una volta aperte le porte alle teorie del complotto e alla fantascienza, tanto vale introdurre degli alieni, no? I gargoyles incontrano in Sentinel un membro della specie dei N’kai, alieni che trovarono rifugio sull’isola di Pasqua, dove restano stanziati nell’attesa di dover difendere il pianeta dall’invasione di una seconda specie spaziale — che non viene mai introdotta nella serie — nota come Space Spawn.

Nokkar, un alieno dell’isola di Pasqua

La serie si concede anche un divertissement con l’introduzione di veri e propri mutanti, esseri umani trasformati in simil–gargoyle da un virus creato su ordine dell’antagonista per antonomasia della serie, l’imprenditore David Xanatos. Nel contesto dell’arco narrativo si scopre anche che il protagonista, Golia, è stato clonato.

L’eredità di Gargoyles

In questo pezzo abbiamo citato colpevolmente poco Xanatos, il ricco magnate introdotto come primo antagonista di Maza e Golia. L’influenza della serie animata sulla cultura pop è tale che i piani diabolici e apparentemente infallibili del suo antagonista hanno dato un nome a un vero e proprio topos della cultura pop, lo Xanatos Gambit: un piano manipolatorio che porta inevitabilmente alla vittoria del suo creatore, a prescindere dal risultato intermedio. Gargoyles ha fatto ampio uso di Xanatos Gambit per creare un’ atmosfera inquietante. Non di rado gli scontri dei protagonisti con le forze del milionario si concludevano con la vittoria “dei buoni” solo perché un colpo di scena rivelasse che anche questa volta tutto era andato secondo il piano di Xanatos.

Malgrado si tratti di una IP sostanzialmente morta, in produzione per sì e no due anni, Gargoyles è ricordato da tantissimi fan ancora oggi, e non a caso in tantissimi hanno festeggiato la notizia che sarà disponibile — almeno negli Stati Uniti — nel catalogo di cartoni animati disponibili sul servizio di streaming Disney+. Stranamente, tuttavia, Disney sembra non aver ancora deciso di investire nell’effetto nostalgia del franchise — che sicuramente ha potenziale per essere rilanciato, sia in televisione che in produzioni a budget più alto. Nel corso dell’estate 2018 si rincorsero per un po’ le voci che Jordan Peele, l’autore celebrato di Get Out, avesse presentato a Disney una proposta per portare la serie sul grande schermo — ma la produzione del gigante semi–monopolista è in questo momento altamente schematica — favole live action, Star Wars, film Pixar, film Marvel — e un film di Gargoyles sarebbe di nuovo una scommessa, esattamente come è stato l’originale.

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