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La Catalogna insorge dopo le condanne ai leader indipendentisti

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in copertina, dei contestatori bloccano la stazione ferroviaria di Barcelona Sants, via Twitter

Questa è Hello, World!, la nostra rassegna mattiniera di attualità, cultura e internet. Tutte le mattine, un pugno di link da leggere, vedere e ascoltare.

La Corte suprema spagnola ha comminato condanne dai 9 ai 13 anni a 9 leader indipendentisti catalani imputati per “sedizione” in seguito al tentativo di secessione del 2017. Condanne pesanti, ma più lievi di quelle chieste dall’accusa, che per l’ex vice presidente della municipalità Oriol Junqueras aveva chiesto addirittura 25 anni. Gli imputati erano in tutto 12 — in 3 hanno ricevuto solo una sanzione pecuniaria. (the Local Es)

La sentenza ha scatenato dure proteste in tutta la Catalogna: i manifestanti hanno occupato per alcune ore l’aeroporto di El Prat di Barcellona, bloccando gli accessi allo scalo e causando la cancellazione di più di 100 voli. (El Paìs)

(Guarda i manifestanti all’aeroporto che cantano “Bella Ciao” di fronte agli agenti in seduta antisommossa.) (la Presse)

Negli scontri con la polizia — che ha caricato con violenza i contestatori — sono rimaste ferite almeno 37 persone. La situazione nello scalo è tornata alla normalità solo poco prima della mezzanotte. (CBS News / El Nacional)

Le proteste sono state coordinate soprattutto dal gruppo indipendentista Tsunami Democratic, che ha chiamato alla mobilitazione immediata subito dopo la sentenza. Il gruppo — che sostiene la necessità di una lotta non violenta e improntata alla disobbedienza civile — ha un canale Telegram con più di 180 mila iscritti. (Publico.es)

Secondo Carles Puigdemont le sentenze per i separatisti sono “un’atrocità.” Puigdemont vive in esilio in Belgio, ma non è chiaro per quanto potrà restarvi: il giudice della Corte suprema che ha seguito il caso ha chiesto la riattivazione dei mandati d’arresto europei e internazionali per l’ex presidente catalano, insieme ad altri sei leader secessionisti fuggiti all’estero. (Reuters / El País)

La mobilitazione non si è limitata a Barcellona: i contestatori hanno bloccato cinque strade regionali in tutta la Catalogna e la stazione ferroviaria di Girona — dove il movimento separatista è particolarmente forte. Costretti dalle autorità a liberare la stazione ferroviaria, i contestatori si sono riversati nelle strade di Girona. Sono state registrare proteste importanti anche a Lleida. (Reuters)

La Spagna torna al voto per la quarta volta in quattro anni il prossimo 10 novembre e, in assenza di una coalizione che riuscirà a trovare una maggioranza parlamentare, i partiti separatisti catalani potrebbero avere in mano le chiavi per formare un nuovo governo. I separatisti più rigidi, guidati da Quim Torra, sperano che le proteste creino il contesto per ottenere la vera indipendenza dalla Spagna, mentre i partiti più moderati sul fronte separatista si accontenterebbero dei garantiti guadagni elettorali. (Associated Press)

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Mondo

Il comunicato dell’Unione europea sull’invasione turca del Rojava è esattamente quello che ci si poteva aspettare da questa Unione europea. Facendo giri su se stessi da nausea, i ministri degli Esteri sono riusciti a non nominare mai espressamente i curdi, e ovviamente non c’è traccia di un “embargo” coordinato alla vendita di armi verso il paese. La debolezza del documento, scrive Anna Maria Merlo, è dovuta da pressioni della NATO, ma anche all’ostruzionismo di Regno Unito, Bulgaria, Ungheria e Polonia, queste ultime tre ovviamente preoccupate del ricatto dei rifugiati di Erdogan. A favore del blocco alla vendita di armi c’erano Francia, Germania, Olanda, Finlandia, Spagna, Austria e Belgio: lasciamo a voi trovare che paese manca a questa lista. (il manifesto)

Eppure il governo italiano da giorni ripete di essere a favore di un blocco della vendita di armi alla Turchia, almeno per le nuove commesse: ieri Di Maio l’ha ripetuto, annunciando un decreto interministeriale “nelle prossime ore.” Per il momento, il bilancio è chiaro: tante parole, zero fatti. (Rai News / Linkiesta)

Riesce ad essere più netta la posizione della Casa bianca, che ha causato in partenza questa crisi. Sotto pressione dal proprio stesso partito, Trump ha annunciato sanzioni contro specifici ministri turchi, e in una telefonata — che “non poteva essere più dura,” parola del vicepresidente Pence — ha espresso il proprio fastidio a Erdogan per l’operazione militare. Secondo Pence “gli Stati Uniti non hanno dato il via libera alla Turchia per invadere la Siria,” anche se in realtà un po’ tutto il mondo aveva capito così. (CNN)

Intanto, in Siria le forze del governo di Damasco sono entrate in diverse città sotto controllo curdo, per difenderle dall’invasione turca, come sancito dall’accordo a cui i curdi sono stati costretti con Assad. Secondo le Nazioni Unite sono almeno 400 mila gli sfollati finora, mentre solo nella giornata di domenica sono state uccise 26 persone, ha dichiarato l’Osservatorio siriano per i diritti umani. (Al–Araby Al–Jadeed)

Un incendio è divampato nel Centro identificazione dell’isola di Samo nella sera di lunedì. L’hotspot dell’isola “ospita” 5700 persone, 5050 in più di quanto dovrebbe. L’incendio, che secondo le autorità è di natura dolosa, sta divorando tende e strutture del campo. (Keep Talking Greece)

Il numero delle vittime causate dal tifone Hagibis continua ad aumentare. I soccorritori hanno ritrovato i corpi di 64 persone uccise da allagamenti e frane, e 16 restano disperse. Continuano i lavori per ripristinare la corrente elettrica nelle aree colpite più violentemente, sono stati fatti progressi — dopo l’arrivo del tifone erano 520 mila le case senza elettricità — ma sono ancora 34 mila le famiglie al buio. (the Japan Times)

Secondo prime ricostruzioni delle autorità le linee elettriche potrebbero essere la causa dell’incendio Saddleridge, che nei giorni scorsi ha costretto 100 mila famiglie a lasciare la propria casa e ha ucciso due persone. L’incendio si sarebbe diffuso da un’area d’origine piuttosto ristretta, immediatamente sotto una torre di trasmissione ad alto voltaggio. (NBC News)

Vicky Ward ha ottenuto una dichiarazione divertente da Sam Nunberg, che è stato consulente politico di Trump dal 2011 al 2015. La lotta di Trump per non rivelare le proprie dichiarazioni dei redditi è una delle peculiarità, diciamo così, di questa presidenza — ma non è sempre stato così. Secondo Nunberg, nel 2013 Trump al contrario voleva pubblicare la propria dichiarazione dei redditi: per vantarsi di quante poche tasse pagasse, come se fosse una prova di quanto fosse un bravo imprenditore. Una seconda fonte ha confermato la versione di Nunberg. (CNN)

Boris Johnson avrebbe quasi certamente trovato una maggioranza parlamentare per approvare un accordo di uscita dall’Unione europea: i 24 conservatori “spartani” che hanno affossato May sembrano disposti a votare praticamente qualsiasi accordo presenterebbe, e la settimana scorsa 18 laburisti hanno scritto una lettera invitando l’Unione europea a lavorare “giorno e notte” per ottenere un accordo: è probabile che almeno alcuni di loro romperebbero con la linea di partito per votare un accordo. Conservatori e laburisti pro–Brexit sono particolarmente spaventati da un secondo referendum, perché non vogliono che la loro posizione sia rimessa in discussione. (the Guardian)

Internet

Sotto pressione da parte di Casa bianca e media di destra statunitensi, Mark Zuckerberg nei mesi scorsi ha organizzato una serie di cene off–the–record con giornalisti e personalità conservatrici per discutere della “libertà d’espressione” su Facebook e su possibili partnership. Zuckerberg ha invitato e discusso anche con figure prominenti vicine al suprematismo bianco, tra cui Tucker Carlson, Ben Shapiro, e Byron York, che immaginiamo abbiano difeso il proprio diritto di diffondere il razzismo sulle piattaforme di Zuckerberg. (POLITICO)

Italia

Continua lo scontro interno alla maggioranza sulla manovra, e in particolare su Quota 100, che secondo i renziani è giusto abolire per destinare più risorse a “figli e salari.” Il Cdm, che doveva tenersi ieri sera, è stato rinviato alle 21 di oggi. (Fanpage / Sky TG 24)

Ma vale la pena litigare così tanto su Quota 100? Stando ai sindacati, per i pensionati le priorità sono altre: una legge sulla non autosufficienza, il ripristino della rivalutazione degli assegni pensionistici o un’estensione della quattordicesima. (Linkiesta)

Oltre alle pensioni, gli ultimi nodi riguardano il cuneo fiscale — per cui a quanto pare sono spuntati 3 miliardi extra — la lotta all’evasione fiscale e l’abolizione del “superticket” sanitario. Il tempo stringe, perché il documento programmatico va inviato a Bruxelles entro mezzanotte. (il Sole 24 Ore / la Repubblica)

I 176 naufraghi soccorsi il 13 ottobre dalla nave Ocean Viking in due distinti salvataggi potranno sbarcare a Taranto. Il Viminale ha dato l’autorizzazione ieri sera. (il Post)

Siete pronti alla cosa meno interessante del mondo? Parliamo ovviamente del duello televisivo di stasera tra Renzi e Salvini negli studi di Porta e Porta. (HuffPost)

Milano

Con 26 voti favorevoli e 12 contrari, il Consiglio Comunale ha definitivamente approvato il Piano di Governo del Territorio, ovvero il documento che regolerà lo sviluppo urbano della città fino al 2030. È il primo Pgt approvato da una giunta di centrosinistra a Milano: molte le misure previste, articolate a partire da cinque obiettivi programmatici — “città connessa, metropolitana e globale; città di opportunità, attrattiva e inclusiva; città green, vivibile e resiliente; città di 88 quartieri; città che si rigenera.” (Milano Today)

L’accusa ha chiesto due anni e sei mesi di condanna per l’ex ministro e governatore lombardo Roberto Maroni, nel processo di secondo grado che lo vede imputato per le presunte pressioni per favorire due sue ex collaboratrici quand’era ministro dell’Interno. Maroni è stato già condannato in primo grado a un anno di carcere e 450 euro di multa. (Corriere della Sera Milano)

Cult

A sorpresa, la giuria del Booker Prize quest’anno ha premiato a pari merito due scrittrici, Margaret Atwood e Bernardine Evaristo. Le regole del premio prevedono che non si possa dividere, ma i giudici hanno ritenuto “inseparabili” i lavori delle due autrici. Atwood, a 79 anni, è la vincitrice più anziana nella storia del premio. (BBC News)

È morto a 89 anni Harold Bloom, il critico letterario famoso soprattutto per la sua definizione di “canone occidentale.” (the New York Times)

“Blurred Lines” è stata un grande successo nel 2013, ma è anche una canzone piuttosto sessista — e ora lo riconosce anche Pharrell Williams, in un’intervista per GQ. Ma nell’intervista non si parla solo di “Blurred Lines”: è una conversazione a tutto tondo sull’evoluzione del concetto di mascolinità. (the Guardian / GQ)

Musica

È morta a 25 anni la cantante e attrice sudcoreana Sulli. Sebbene non sia ancora stata dichiarata una causa ufficiale di morte, la polizia ha già confermato che si tratta probabilmente di un suicidio. Choi Jin-Ri era stata frequentemente vittima di vere e proprie campagne d’odio da parte di netizen conservatori. Un ricordo, su the 405.

Se hai bisogno di parlare con qualcuno, o conosci qualcuno che ha pensieri suicidi, puoi contattare gratuitamente il Telefono Amico al 199 284 284 (anche via internet) o la Onlus Samaritans al 800 86 00 22.

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