Sì, Tommaso Paradiso è il Matteo Renzi del pop italiano

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Se l’itpop fosse una cosa seria — OK, OK, lo è — parleremmo così della scissione dei Thegiornalisti.

Alla fine lo strappo c’è stato. Tommaso Paradiso ha lasciato i Thegiornalisti. A nulla è servito il bagno di folla del Circo Massimo, 40 mila persone che in coro inneggiavano all’amore nel nome dell’itpop consacrando la propria anima al nazional-popolare. A trattenere Tommaso Paradiso non sono bastati nemmeno i 250 mila biglietti staccati per l’ultimo tour: la rottura era nell’aria e rischia ora di destabilizzare l’itpop tutto. “Mi trovo costretto a rispondere che la decisione di un componente non può vincolare gli altri due”, ha sbottato stizzito Marco Antonio “Rissa” Musella nella serata di ieri, trovandosi all’improvviso in un duplice, delicatissimo ruolo: da un lato costretto a produrre, in un momento complicato come la ripresa della Champions League, un contenuto Instagram che funzioni in cui pubblico e entourage si aspettano che l’autore ribatta piccato alle accuse infamanti del proprio vecchio leader; dall’altro nella posizione di chi deve tentare di prendere le redini di un progetto che improvvisamente vede le proprie fondamenta compromesse. 

Silenzio invece da Marco Primavera, terzo fondatore e secondo Marco del gruppo — dopo lo sfogo di ieri il primo, Musella, sarebbe riuscito ad accreditarsi presso i simpatizzanti di Federico Laidlaw, bassista scissionista dei Canova ora stimato dai sondaggisti sui 15 mila follower Instagram — e compagine nettamente minoritaria del (fu) trio romano. 

Dal Circo Massimo, roccaforte di Paradiso in queste ore di apprensione per le sorti del pop italiano, trapelano indiscrezioni, smentite e tanta rabbia, quella sana e viscerale dei buoni, paciosi e incompresi, che affondano le proprie insofferenze in un gin tonic con poco tonic. “Ho scritto e cantato ogni singola nota e ogni singola parola di tutto ciò che fino a oggi avete ascoltato. Continuerò a farlo, continuerò a farlo come Tommaso Paradiso. Sono stati, questi ultimi, mesi molto difficili; sono stato in silenzio; volevo che il Circo Massimo fosse una grande festa e non un funerale.” 

A poche ore dall’annuncio pare siano pervenute a Paradiso le rassicurazioni dei falchi dell’itpop, Calcutta, Gazzelle, Lodo Guenzi ma soprattutto Carl Brave, fresco anche lui di scissione consensuale da Franco126. Il sostegno al nuovo progetto solista del frontman romano sembra assicurato, la maggioranza degli ascoltatori italiani continuerà ad aver bisogno di quella glassa appiccicosa che ricopre ogni parola trascritta e pronunciata da Tommaso Paradiso. 

Da una cameretta della periferia romana fuoriesce invece verso i sampietrini del centro storico il dissenso pacato di Niccolò Contessa, padre fondatore della Ditta, quella nuova scena indie italiana che nel 2009 accolse a braccia aperte i Thegiornalisti. Fonti accreditate parlano di una conversazione Skype tra Contessa e un blogger di Seattle in cui, alla domanda posta dal blogger su Tommaso Paradiso, Contessa avrebbe risposto: “It’s a big problem.” 

Altri avrebbero tentato la via della mediazione, ma la decisione ormai era presa. “Rischia di passare alla storia come colui che ha ucciso il genere che aveva l’ambizione di unire la tradizione cantautorale e quella delle canzonette. Lo sa?” ha chiesto il giornalista di un noto quotidiano a un Paradiso visibilmente infastidito. “Ma dai! Sono cinque anni che mi dite che rovino l’itpop. Basta con questa tiritera sul passato. C’è un futuro ricco di difficoltà, ma bellissimo, là fuori. Lo andiamo a prendere? Lo costruiamo? Diciamo la verità: c’è una corrente culturale nell’itpop per la quale io sono l’intruso.” Il riferimento è agli oltranzisti, a quei Franco126, Giorgio Poi, Colombre, Andrea Laszlo de Simone, ma anche Myss Keta e altri, stoicamente indipendenti (o quasi). 

Non è ancora chiaro quale sarà il peso di questo nuovo soggetto musicale votato al romanticismo de panza. Su Facebook, dove gli anziani dominano, i numeri sono ancora incerti e si parla di una forbice di partenza compresa tra i 60 e i 90 mila like. Su Instagram invece la torta si allarga superando i 600 mila follower, ma si pensa che queste cifre potrebbero aumentare accogliendo tra i 100 e i 150 mila transfughi pronti ad abbandonare subito il profilo dei Thegiornalisti per cliccare “segui” su quello di Paradiso.

Dall’altra parte della barricata i due Marco attendono. Il cruccio è quello di non aver saputo saldare le incomprensioni, non essere riusciti a far prevalere l’amore, quello cantato e agognato in questi anni, sulle diatribe personali. “Ma quanto è puttana/Questa felicità/Che dura un minuto/Ma che botta ci dà.” Ormai sembrano lontanissimi i tempi in cui i tre, all’unisono, partorivano questo ritornello, uno dei più ascoltati negli ultimi anni. 

Per Tommaso Paradiso è ora di consolidare la propria immagine nel segno di un nuovo progetto personalistico e di rottura à la Vasco. Per Marco & Marco iniziano invece le domande: meglio condannarsi all’irrilevanza partorendo una cover band sbiadita di se stessi o ridimensionarsi accettando il compromesso di un nome un tempo celebre costretto ora a suonare in un club di duecento persone? 

Per tutelare la privacy degli interessati, nomi e fatti contenuti in questo articolo sono frutto dell’immaginazione dell’autore e non sono da considerarsi reali. 

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