Concerti e birrette: una sera al Mash Festival con Nikki

https://thesubmarine.it/wp-content/uploads/2019/09/IMG_0584-1280x853.jpg

tutte le foto di Anita Alexandra Piroddi

Domenica scorsa siamo stati al Mash Festival con Nikki e abbiamo parlato di birrette, droni musicali e di quanto sia normale andare da soli a un concerto.

Il 7 e l’8 settembre all’Ippodromo di Milano si è tenuta la prima edizione del Mash Festival, il festival dedicato a birra artigianale, musica e arti indipendenti. Abbiamo approfittato dell’occasione per farci una birretta sotto al palco con Fabrizio Lavoro, in arte Nikki, e parlare di musica dal vivo e concerti, quelli che vivi dal palco guardando la distesa di torce dei cellulari e quelli che ascolti da spettatore sbandierando la torcia del cellulare. 

Mancavano giusto i k-way, le mantelle variopinte e i bandieroni al vento. In compenso il cielo era incerto — anzi domenica all’inizio pioveva proprio — e il clima in qualche modo ricordava le atmosfere plumbee di qualche festival oltre le Alpi dove si suona all’aperto, si ascolta suonare mentre si beve una birra e si vive sempre il tempo libero fregandosene del meteo. 

Stasera l’atmosfera ricorda un po’ Glastonbury. 

Beh all’Ippodromo, con i cavalli… È un misto tra Peaky Blinders e Glastonbury.

A Tropical Pizza parli spesso dei concerti e dei festival che vai a vedere. Il tuo preferito di quest’anno? 

Sicuramente il MI AMI. Mi colpisce sempre e ogni anno c’è sempre un piccolo miglioramento. Poi quest’anno ammetto che per me è stato un po’ speciale perché abbiamo suonato con il mio nuovo progetto e per me era un po’ un obiettivo della vita. Per il resto ho visto molte volte i Tre Allegri Ragazzi Morti dal vivo e alcune volte è stato veramente magico, sono stato a un bel concerto degli Zen Circus al Magnolia, che ho trovato epico per la quantità di gente che c’era e sono stato a vedere gli Yonic South, live band da vedere assolutamente dal vivo. Settimana scorsa invece ho visto gli EELS al Magnolia: concerto senza visual, senza led, solo un drappo sul palco, mi ha colpito per il calore. Ma anche Calcutta all’Arena di Verona devo dire che è stato notevole. 

Nel frattempo potremmo assaggiare qualche birra, che ne dici?

In realtà ne ho appena presa una! 

Ok, in realtà anch’io ne ho già una, meglio così.

Comunque stasera è come se fossimo a Portland, in Oregon. C’è grande supporto della cosiddetta artigianalità della birra, le microbrewery, anche se poi alla fine io devo dire che apprezzo anche una Moretti. Però nel mondo dell’artigianale c’è comunque qualcosa che è più buono ma tipo quella roba lì e ho scoperto essere l’ultima Pills, – ce la indica – amarognola ma ottima.

Quindi sei più un tipo da birra chiara. 

Sì sì, io sono proprio per la chiara. Va detto poi che le birre artigianali sono tutte più forti della birra “normale,” quindi dopo qualche birra a stomaco vuoto, come dire… Vedi le cose da un’altra prospettiva. (ride) Però devo dire mi piace molto l’andazzo artigianale e trovo bello il connubio tra indipendenza della microbrewery e indipendenza della musica.

Il tuo primo concerto?

Franco Battiato, avevo dieci o undici anni. Battiato io lo vivevo in una maniera molto simile a quella di un bimbo che oggi ascolta Rovazzi. Tra i pezzi pop numero uno in classifica all’epoca c’erano quelli de La voce del padrone. Ascoltavo in loop “Centro di gravità permanente” senza capire una mazza, però mi piaceva il suono e non avevo nessuna idea che lui fosse un genio, l’ho capito poi da grande. 

Oggi oltre alla musica c’è un’attenzione maggiore anche verso tutti gli aspetti collegati ai live. 

Certo! Chi prende un easyjet ogni tanto sa che da anni è così in Inghilterra e in nord Europa, ma anche in Francia senza andare troppo lontano. Stasera ad esempio la situazione fa tanto anche Copenaghen.

Da speaker radiofonico quando vai a un concerto non è come se stessi facendo anche un piccolo corso di aggiornamento? 

In realtà vado a vedere ogni tipo di concerto spesso e volentieri guidato dalla passione. Però sono andato a vedere tanti concerti per curiosità, proprio per capire cosa succede, perché è difficile valutare un fenomeno musicale senza averlo visto nella sua accezione live. E devo dire che spesso rimango piacevolmente sorpreso.

Vai da solo o in compagnia?

In genere io vado sempre da solo. Va detto poi che se abiti a Milano e frequenti determinati giri prima o poi due chiacchiere con qualcuno le farai. Però insomma, se nessuno mi segue in determinate avventure, l’essere da solo non è sicuramente qualcosa che mi fa rinunciare all’andare al concerto.

In questo momento sei nelle vesti dello spettatore, ma in realtà stasera sarai anche sul palco con un nuovo progetto intitolato La Superluna di Drone Kong.

Esatto, un progetto assolutamente indipendente nel vero senso della parola. Perché troppo spesso si abusa del termine “indie.”

Ho letto “registrato in casa.”

Certo! Dove l’hai letto? 

Sinceramente non mi ricordo di preciso, — ora si, qui — comunque il disco deve ancora uscire, giusto?

Si, in tutto saranno sette canzoni, quattro sono già state pubblicate. Però insomma il pacchetto completo con copertina e grafiche deve ancora uscire. Però è veramente registrato in cameretta, anche se ovviamente è registrato in cameretta sognando un suono da band, quindi ogni volta che registravo uno strumento facevo finta di essere il bassista o il batterista della Superluna di Drone Kong.

Cos’è la Superluna di Drone Kong?

Drone Kong è un concept. Negli ultimi anni si è parlato moltissimo di droni, ma quello a cui ho pensato io è un drone musicale. Io sono sempre stato un appassionato delle canzoni che hanno una nota che rimane fissa e altre che si muovono intorno. Può essere la voce come può essere la chitarra. Ho fantasticato su questo pianeta immaginario abitato da creature animalesche ma più intelligenti di noi, che parlano poco ma emettono dei suoni molto dronistici? Dronali? Non so come si dica esattamente. Però sai che esistono su YouTube questi suoni dei pianeti… Sullo sfondo del disco c’è una possibile migrazione dalla Terra, viste le cose terribili che stiamo facendo o che stanno succedendo, tipo l’Amazzonia, per stare sull’attualità. Questo gruppo di canzoni è ambientato in un’era in cui l’essere umano è costretto a emigrare su Marte, che forse è il primo pianeta utile. E in questo contesto si scopre un’altra possibilità oltre a Marte che è questo pianeta, chiamato Drone Kong, che emette un suono paragonabile a certi canti tibetani ma anche a certe canzoni dei CCCP. E quindi è la Superluna, ma non della terra, bensì di Drone Kong. 

Poi ho chiesto a sette giovani illustratori del mondo indipendente del fumetto, per rimanere in tema, di illustrare queste canzoni. Uno di loro, Lorenzo Palloni, ha realizzato anche la copertina dell’album, che è molto notturno. Io al pomeriggio faccio Tropical Pizza che viene percepito come una cosa molto pomeridiana, molto solare. Questo invece dovrebbe essere il mio lato un po’ più notturno. 

Tornando all’indie, molti artisti della nuova scena musicale sono passati anche dal tuo programma, in qualche modo ti hanno influenzato nella scrittura delle canzoni?

In realtà musicalmente io sono legato a un indie internazionale. Mi piacciono un sacco le cose uscite negli ultimi dieci anni dal nord-ovest americano. La musica che arriva da Seattle, Portland, Los Angeles… Mi è piaciuta molto la scena indie italiana perché di colpo abbiamo capito che forse non è che bisogna essere a Seattle o Portland per creare della musica che nasce spontaneamente. In generale ho sicuramente apprezzato lo spirito fai-da-te. Quello dovrebbe essere l’indie, fare musica senza filtri.

Ultimamente sono pazzo di questa band italiana che canta in inglese, si chiamano Yonic South e sono incredibili. È un gruppo che se vedessi in un locale di Austin in Texas, o a Berlino, o a Londra, penserei che sono pazzeschi. Sono un grande fan del primo grande gruppo indie italiano, ovvero i Tre Allegri Ragazzi Morti. Ma in questi anni ci sono un sacco di gruppi che mi sono piaciuti, penso agli Ex-Otago, e sinceramente anche Calcutta trovo conservi uno spirito molto indipendente.

E la cover di Chadia Rodriguez? 

Ammetto che un po’ pativo questo fatto di non essere dentro al mondo della trap, perché a un certo punto uno si sente un po’ tagliato fuori. Poi ho sentito questa canzone, che trovo abbia una melodia e un testo bellissimi, e mi ha colpito tantissimo. Poi sai, con la cotta del momento ho pensato faccio la cover, ma senza voler invadere più di tanto.

In ogni caso nessun pregiudizio mi sembra di capire.

Assolutamente. Vado ancora molto a sentimento, come si faceva una volta. Per esempio adesso, mentre parliamo, c’è Joan Thiele che suona “Le vacanze” chitarra e voce ed è bellissima. Penso ci sia una sorta di rinascimento musicale in atto.

Riferendosi alla nuova ondata musicale, secondo te è sbagliato parlare di moda passeggera?

Secondo me è difficile fare di tutta l’erba un fascio. In tutte le epoche ci sono state cose stupende e cose discutibili. però se guardiamo la musica italiana di adesso come strutture, come festival, come livello artistico, secondo me è un buon periodo. Però insomma la musica italiana ne ha avuti tanti di periodi così. 

 

Se ti piace il nostro lavoro e vuoi sostenerci, abbonati alla newsletter di Hello, World!, la nostra rassegna stampa del mattino.

Se invece vuoi discutere con la redazione, ci trovi su Ogopogo, il nostro gruppo Facebook.

Share via

 

Ti piace il nostro lavoro? Sostienici!

Abbonati alla newsletter

di Hello, World!

 

Ogni mattina, una rassegna di link da leggere, vedere e ascoltare, direttamente nella tua inbox.