Orrore cosmico

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in copertina, foto di NASA

Questa è Hello, World!, la nostra rassegna mattiniera di attualità, cultura e internet. Tutte le mattine, un pugno di link da leggere, vedere e ascoltare.

Le fiamme continuano a divampare nella foresta amazzonica, e l’amministrazione Bolsonaro sembra non avere intenzione di fare assolutamente niente. La crisi nella foresta amazzonica arriva dopo che “Capitan Motosega” ha tagliato i fondi alle agenzie che proteggevano la foresta pluviale. L’estremismo di destra, scrive Zack Beauchamp, è stato finora inquadrato come una “minaccia alle democrazie occidentali,” ma sono molto di più — sono una minaccia per il mondo intero. (Vox)

Il ministro dell’ambiente brasiliano Salles è stato fischiato l’altroieri mentre partecipava alla Latin America and Caribbean Climate Week a Salvador. Ma secondo Paulo Baía, docente di scienze politiche all’università di Rio de Janeiro, il governo brasiliano cambierà linea soltanto di fronte a “conseguenze economiche,” perché “stanno facendo quello che vuole la base che li ha votati.” (the Guardian)

Salles ha ammesso che molti degli incendi sono dolosi*, ma che il problema è costituito soprattutto dalle condizioni in cui si sviluppano i fuochi, “fa più caldo e tira vento forte, per cui le fiamme si estendono di più.” Salles ha dichiarato che forze e strumenti dei vigili del fuoco di tutto il paese sono state inviate nella regione degli incendi. (O Globo)

(* Salles non se l’è sentita di ripetere la balla pazzesca del proprio presidente, che, ricordiamo, è andato in televisione a dire che a dar fuoco alla foresta erano state le Ong.) (YouTube)

La settimana scorsa un reportage di Fabiano Maisonnave aveva rivelato che, incoraggiati dal menefreghismo di Bolsonaro, tantissimi contadini stavano progettando delle “giornate di fuoco” per estendere ulteriormente i terreni che possono usare per i pascoli. (Folha de São Paulo)

Ieri sera Macron ha twittato esortando il G7 — che si riunirà tra due giorni — a incontrarsi per trovare una soluzione al problema. Bolsonaro ha colto la palla al balzo per minimizzare di nuovo il problema, definendo i toni di Macron “sensazionalistici.” Secondo il presidente brasiliano l’emergenza della foresta amazzonica è una materia di politica interna. Il capo di gabinetto di Bolsonaro Onyx Lorenzoni sostiene che l’Europa sta usando il problema della deforestazione come scusa per danneggiare gli interessi commerciali del Brasile. (Twitter / France 24)

Al contrario, purtroppo, a usare toni sensazionalistici sono proprio Bolsonaro e Lorenzoni — l’Unione europea è stata finora un cane che abbaia ma non morde con il Brasile. Macron ha più volte agitato lo spettro del cambiamento climatico contro il paese, ma lo scorso giugno ha dato il verde all’accordo commerciale tra l’Unione europea e il mercato comune sudamericano Mercosur, un trattato in cantiere da due decenni. (Reuters, 29/06/2019)

A rimettere in discussione il trattato con il Mercosur è stato il Taoiseach irlandese Varadkar, minacciando di bloccare l’accordo se il Brasile non si impegnerà a difendere la foresta amazzonica. (Independent.ie)

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Mondo

Negli scorsi mesi abbiamo linkato tre volte ad articoli vox populi che raccontavano di cittadini statunitensi parte di minoranze etniche che avevano chiesto il proprio passaporto per avere un documento che permettesse loro di essere immediatamente identificati nel caso fossero fermati dagli agenti dell’ICE. Non basta nemmeno quello: Ramon Torres, cittadino statunitense da quasi dieci anni, è stato trattenuto in carcere dalle autorità della Louisiana per quattro giorni per verificarne la nazionalità — malgrado avesse con sé patente e altre carte che ne confermavano l’identità. Il sospetto che fosse senza documenti era fondato solo sul colore della sua pelle, e il suo nome. (ACLU)

Nel caso non fosse chiaro cosa sta succedendo al sistema giudiziario statunitense, qualcuno ha mandato da un indirizzo del dipartimento della Giustizia una mail a tutti i dipendenti delle corti per i casi di immigrazione che conteneva un link a un sito internet neonazista che conteneva attacchi xenofobi e antisemitici contro i giudici di quelle corte. (BuzzFeed News)

Jimmy Aldaoud, un uomo di quarantun anni che aveva vissuto tutta la vita negli Stati Uniti, senza una fissa dimora e affetto da malattia mentale, è morto a inizio agosto in Iraq. Come ci è finito lì? Era stato deportato due mesi prima, nonostante le proprie condizioni di salute, nonostante non parlasse la lingua del posto. Ali Harb ricostruisce il suo caso e racconta in dettaglio gli orrori del sistema delle deportazioni negli Stati Uniti. (Middle East Eye)

Le Nazioni Unite sono tornate a denunciare che i tre milioni di persone che vivono nella provincia di Idlib, in Siria, sono in pericolo. La portavoce ONU Stephane Dujarric ha dichiarato che il segretario generale Guterres è “molto preoccupato per l’escalation nella Siria del nord ovest.” Due giorni fa le forze di Assad hanno espanso la propria influenza sull’area occupando la cittadina di Khan Sheikhoun, vista come punto strategico per ulteriori incursioni nella provincia. La regione non può sopportare un altro scontro, però: da aprile i bombardamenti russi hanno distrutto almeno 25 ospedali. (Al–Araby Al–Jadeed)

Il presidente iraniano Rouhani ha presentato un nuovo sistema di difesa aereo sviluppato e costruito in Iran. Il sistema — si chiama Bavar-373, dalla parola farsi per “credere” — è il primo del suo tipo ad essere costruito domesticamente, ed è stato indicato da Rouhani come esempio dall forza iraniana di fronte alle aggressioni statunitensi: “I nostri nemici hanno smesso di usare la logica, per cui non possiamo rispondere solo con la logica.” (Al Jazeera)

I contestatori a Hong Kong si stanno preparando per un altro week end di proteste, che si terranno probabilmente di nuovo nell’aeroporto internazionale della città. Intanto cresce la pressione internazionale sulla Cina continentale per trovare un compromesso con i contestatori — ma al contrario, secondo la Cina le proteste sono esattamente prova di ingerenza occidentale. (Reuters)

Italia

Ieri sono di nuovo successe le consultazioni al Quirinale. Come sono andate? Mattarella ha dovuto sostanzialmente cedere alle pressioni dei partiti, che hanno chiesto più tempo per trattare. Se ne riparlerà martedì. (la Repubblica)

Non c’è ancora niente di certo: per il M5S resta più che aperto il “doppio forno” — ovvero la possibilità di dialogare sia con la Lega che con il Pd. Quest’ultima strada sarebbe la più logica per il movimento, ma sembra essere a dir poco in salita. In particolare i 5 Stelle non vogliono rinunciare al taglio immediato dei parlamentari. (HuffPost)

I punti di difficoltà sono molti, dalle divisioni interne del PD allo stop di Zingaretti a Conte. Se volete sapere tutto quello che rende difficile le nozze, qui c’è un buon elenco. (il Post)

Milano

Qualche buona notizia: a Milano, il prossimo autunno, nascerà un centro ricongiungimenti per venire incontro alle difficoltà di famiglie divise tra chi lavora in Italia e chi invece è ancora nel proprio paese d’origine. (ANSA)

Ambiente

Bernie Sanders ha presentato il proprio piano per contrastare il cambiamento climatico nella città di Paradise in California, semidistrutta dagli incendi che hanno divampato nello stato lo scorso novembre. Per descrivere quanto sia un piano ambizioso — prevede l’investimento di 16 bilioni di dollari — Sanders ha evocato paragoni sia al New Deal che alla missione lunare dell’Apollo 11. (Los Angeles Times)

Cult

La storia più stupida che non finirà mai: Donald Trump avrebbe scherzato in passato dicendo che potrebbe offrire di scambiare Porto Rico per la Groenlandia, implicando che sarebbe un buon modo per liberarsi anche del territorio statunitense che non gli piace. Ma i vichinghi caraibici portoricani hanno reagito con entusiasmo su internet, dicendo che era la cosa migliore che potesse succedere a Porto Rico. (NBC News)

News Corp, il colosso dei mass media statunitensi fondato da Robert Murdoch sta lavorando a un servizio di aggregazione di notizie simile a Google News, per contrastare Google e Facebook. Non vogliamo giudicare un libro dalla sua copertina, ma facciamo fatica a credere nel successo di un servizio che nel 2020 lancerà con il nome di Knewz. (the Wall Street Journal, dietro paywall)

Android non avrà più nomi divertenti, ispirati a dolciumi: la nuova versione del sistema operativo di Google che succederà a Android Pie sarà banalmente “Android 10.” (the Verge)

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