La guerra contro gli insegnanti

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I provvedimenti disciplinari contro Flavia Lavinia Cassaro, Maria Rosa DellʼAria e Eliana Frontini non sono casi isolati, ma parte integrante di una strategia di intimidazione dellʼintera categoria professionale.

Dallʼinizio del 2018 a oggi ci sono stati almeno tre casi eclatanti di insegnanti sospese dalle proprie funzioni, o proprio licenziate, in seguito a comportamenti giudicati inappropriati. Lʼepisodio più recente riguarda Eliana Frontini, unʼinsegnante di storia dellʼarte di Novara sospesa per aver scritto un commento su Facebook relativo allʼomicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega: “Uno di meno, e chiaramente con uno sguardo poco intelligente, non ne sentiremo la mancanza” — così si leggeva in uno screenshot diventato virale e pubblicato da tutti i giornali, senza oscurare il nome dellʼautrice.

Non è ancora chiaro a quanto tempo ammonterà la sospensione, ma sappiamo che per richiederla si è scomodato il Ministro dellʼIstruzione Bussetti in persona, mentre lʼinsegnante — dopo essersi inizialmente scusata — ha detto di non essere stata lei a scrivere il commento incriminato e si è difesa dicendo di non aver “mai parlato di politica o di argomenti sconvenienti in classe.”

Il suo caso ricorda molto da vicino quello di Flavia Lavinia Cassaro, la maestra elementare di Torino che nel febbraio 2018 fu ripresa mentre insultava e augurava la morte ai poliziotti durante una manifestazione contro CasaPound, e che per questo è stata licenziata pochi mesi dopo. Anche quellʼepisodio ebbe una risonanza mediatica enorme, tanto da scomodare non solo il ministero, ma anche lʼallora segretario del Pd Matteo Renzi — leader del partito al governo, ancora per poco — che ne chiese il licenziamento in diretta tv.

Parzialmente diverso è il caso della professoressa palermitana Rosa Maria DellʼAria, che lo scorso maggio è stata sospesa per 15 giorni con lʼaccusa di “mancata vigilanza” sui suoi studenti, colpevoli di aver inserito in una presentazione un paragone tra le leggi razziali e il “decreto sicurezza” di Salvini. La differenza è soprattutto nelle reazioni: data la componente chiaramente censoria del provvedimento disciplinare a suo carico, la professoressa DellʼAria è stata subito difesa da studenti, colleghi e politici — del Pd, ma anche del M5S — suscitando un movimento dʼopinione con una massa critica sufficiente da spingere il ministro dellʼIstruzione Bussetti e lo stesso Salvini a un rapido dietrofront. I due hanno poi chiesto e ottenuto un incontro con la professoressa, che il 27 maggio è rientrata in classe. Nonostante le promesse, però, il provvedimento nei suoi confronti non è stato annullato e nessuna delle autorità coinvolte ha chiesto scusa,, tanto che a giugno il suo avvocato ha depositato un ricorso contro il Miur e lʼUfficio scolastico regionale siciliano.

La professoressa DellʼAria è, certamente, molto più difendibile di Frontini e Cassaro, data la palese volontà di censura che ha portato alla sua sospensione e la mancanza di qualsivoglia comportamento “riprovevole” da parte sua. Dʼaltra parte, è anche lʼunica, delle tre, che sia stata colpita nellʼesercizio delle proprie funzioni di insegnante, e non per affermazioni o comportamenti commessi al di fuori del contesto lavorativo — circostanza che, negli altri due casi, non è servita da attenuante. La catena delle responsabilità è stata invece molto simile: secondo quanto rivelato da Repubblica, infatti, la richiesta di effettuare unʼispezione sarebbe partita, anche in questo caso, direttamente dal ministero. E il mancato annullamento della sospensione ha dimostrato come il “dietrofront” di Salvini e Bussetti sia stato solo di facciata.

Possiamo quindi considerare questi tre episodi come parte di unʼoffensiva più ampia, che non riguarda soltanto tre private cittadine finite per caso in mezzo a un tritacarne politico-mediatico, ma lʼintera categoria professionale degli insegnanti, per via della funzione — concreta e simbolica — che svolgono allʼinterno della società.

La sproporzione

Tra le letture obbligatorie nei licei si trova almeno una poesia che invita a festeggiare la morte degli avversari politici — speriamo non lo scopra Bussetti! — ma a parte questo, per carità, esprimere soddisfazione o ostentare indifferenza per la vittima di un omicidio non è mai bello. Il commento dellʼinsegnante novarese è stato senzʼaltro infelice e, per principio, è giusto che chiunque si assuma la responsabilità di ciò che dice e scrive, a maggior ragione se ricopre incarichi pubblici.

Dobbiamo anche chiederci, però, se sia normale che al centro del dibattito pubblico di un paese di circa 60 milioni di abitanti, tra le prime 10 economie mondiali, sia rimasta così a lungo la singola affermazione di una professoressa di storia dellʼarte di Novara. E se il ministro dellʼIstruzione non abbia altre priorità che chiedere personalmente provvedimenti disciplinari contro singoli docenti sparsi per lo Stivale. 

Il nome di Eliana Frontini è stato per un giorno intero in cima ai trending topic italiani su Twitter; lo screenshot del suo commento è stato rilanciato da tutti i giornali, e perfino da un servizio del TG2; il ministro dellʼInterno ha dedicato alla vicenda almeno tre post su Facebook e Twitter, seguito a ruota da Bussetti e da gran parte dellʼarco parlamentare. In poco tempo Eliana Frontini è diventata una sorta di nemico pubblico numero 1, parafulmine di una rabbia cieca e generalizzata: su Facebook è nato un gruppo con oltre 3000 iscritti con il solo scopo di chiederne le dimissioni, generando una shitstorm che lʼha costretta a chiudere il proprio profilo. Il colmo è stato raggiunto quando perfino lʼOrdine dei Giornalisti, silente di fronte alle numerose aberrazioni deontologiche che si sono susseguite proprio durante i due giorni di delirio mediatico-politico sulla morte di Mario Rega, ha deciso di pronunciarsi duramente, tra tutti, proprio contro Eliana Frontini, in quanto giornalista professionista.

Ma comʼè potuto succedere? Il commento di Frontini si trovava sotto la ricondivisione di un meme di una pagina “buongiornista” allʼinterno di un gruppo chiuso (“Sei di Novara se…”). Da qui, attraverso vari screenshot di screenshot (attribuiti a “cittadini piemontesi indignati”), è finito tra le mani di due deputati leghisti della zona, Paolo Tiramani e Cristina Patelli, che hanno sollevato pubblicamente il caso. La responsabilità di quello che è successo nelle ore successive è da ripartire equamente tra un ecosistema mediatico schiavo delle logiche della viralità — il fatto che unʼinsegnante delle superiori scriva un commento sotto a un post in un gruppo locale novarese è molto difficile da considerare una notizia, ma ehi, “guarda questa insegnante che insulta la memoria del carabiniere ucciso” sono un sacco di clic assicurati — e la macchina propagandistica della Lega di Salvini. La shitstorm contro Eliana Frontini è arrivata, infatti, proprio mentre lʼevoluzione inaspettata del caso dellʼomicidio del vice brigadiere Rega non offriva più nessuno straniero con la pelle scura da dare in pasto allʼopinione pubblica. Serviva quindi con urgenza un nuovo nemico, stavolta interno: il traditore della patria “di sinistra” che insulta la memoria del carabiniere-eroe morto nellʼadempimento del proprio dovere. Lʼaccanimento e la gogna contro di lei hanno assunto una dimensione parossistica in quanto insegnante, ma Eliana Frontini non è stata lʼunica: tra il 26 e il 27 luglio Salvini ha pubblicato più volte screenshot di perfetti sconosciuti (qualche volta anche sospettabilmente falsi) che esprimevano posizioni perfette per muovere allʼindignazione i suoi supporter, o insulti nei suoi confronti. Già questo — un ministro che dallʼalto del proprio strapotere mediatico bullizza sistematicamente privati cittadini sui social network — dovrebbe dirla lunga su quanto è sceso in basso il dibattito.

Due pesi e due misure

Il linciaggio mediatico e politico contro Eliana Frontini è avvenuto, casualmente, mentre molti utenti su Facebook commentavano la morte di 150 persone nel Mediterraneo augurando “buon appetito” ai pesci. Anche in questo caso, diffondere gli screenshot senza oscurare i nomi — come hanno fatto alcuni giornali online e pagine Facebook — non è una buona pratica, dato che difficilmente centinaia di sconosciuti che ti augurano la morte sotto la foto profilo in cui raccogli fiori di campo ti faranno cambiare idea sulla gestione dell’immigrazione in Europa. Piuttosto, hanno più senso iniziative come Odiare ti costa, dirette a responsabilizzare individualmente — in primis dal punto di vista legale — i troll online. 

Quello che va notato, però, è che non solo la valanga inesauribile di commenti razzisti che si possono trovare letteralmente tutti i giorni ovunque fa molta meno notizia del singolo commento di una insegnante, ma anche i casi perfettamente sovrapponibili — che coinvolgono, cioè, altri insegnanti — non suscitano minimamente lo stesso sdegno collettivo e lo stesso zelo censorio da parte del mondo politico. Per esempio, lo scorso giugno, il professore di Palermo che avrebbe negato la Shoah e invitato gli studenti a votare Forza Nuova (accuse poi respinte dal diretto interessato) è stato indagato dalla Digos ed escluso dalle commissioni di maturità dopo le segnalazioni degli studenti, ma non è stato sospeso e non risulta che un Maurizio Gasparri abbia chiesto procedure extra-legali per arrivare al suo licenziamento

Allo stesso modo, non hanno avuto conseguenze politiche o disciplinari le dichiarazioni di Patrizia Starnone, unʼinsegnante di diritto ed economia di Giaveno, nel torinese, che su Twitter, commentando la famigerata foto di Christian Natale Hjorth bendato in caserma, ha scritto: “Cari agenti delle forze dellʼordine, quando è necessario e non vi è altra scelta un colpo in testa al reo, come fanno in ogni altro Paese” — per poi arrampicarsi sugli specchi dicendo di essere stata “strumentalizzata.” Anche qui, niente prese di posizione di Bussetti e niente post di Salvini.

Gli intellettualoni di sinistra

A quanto pare, viviamo in una società paradossale in cui gli insegnanti sono lʼunica categoria professionale a cui viene chiesto di rendere conto di qualsiasi affermazione, in ogni contesto lavorativo ed extra-lavorativo, mentre è molto meno grave, per esempio, che un ministro della repubblica minacci esplicitamente una donna rom in diretta tv chiamandola “zingaraccia” — una roba talmente razzista che perfino Enrico Mentana si rende conto che è razzista.

La sostanziale tolleranza nei confronti di esternazioni ugualmente gravi — come quelle di Patrizia Starnone — ma in linea con la narrativa del governo (essere indifferenti alla morte del carabiniere non è ok, dire che la polizia avrebbe dovuto sparare in testa al colpevole è ok), dimostra che la pretesa di unʼalta moralità da parte degli insegnanti, fuori e dentro la scuola, per via della delicatezza della funzione educativa, è semplicemente un pretesto. Il battage mediatico assolutamente sproporzionato e i provvedimenti disciplinari contro Cassaro, DellʼAria e Frontini vanno inseriti nel contesto di una guerra a bassa intensità che la destra porta avanti da parecchi anni contro la categoria professionale dei docenti: dai ripetuti attacchi di Berlusconi contro gli “insegnanti di sinistra” agli sfottò di Salvini contro gli “intellettualoni,” il filo conduttore è sempre lo stesso. Considerati tradizionalmente un bacino elettorale del centrosinistra, gli insegnanti rappresentano perfettamente quello spazio del dissenso che — come ha argomentato recentemente Mattia Salvia su Not — devʼessere attaccato, marginalizzato, escluso dal discorso pubblico, come “resa dei conti” finale di una guerra civile latente tra patrioti e anti-italiani

Agitando lo spettro dellʼindottrinamento — non solo politico: pensiamo a tutta la paranoia sulla “teoria del gender” inculcata agli studenti nelle scuole — la propaganda di destra indica un nemico al proprio blocco di riferimento. Contemporaneamente, sfrutta la propria posizione di potere per lanciare un messaggio chiaro al nemico stesso: come è avvenuto a tempo record nella tv pubblica, così anche nella scuola le voci dissonanti potranno essere facilmente silenziate. Questo programma, non a caso, viene esplicitato da un articolo pubblicato sul giornale di CasaPound Il Primato Nazionale, che parlando delle tre insegnanti passa ad attaccare la “scuola di sinistra” figlia del ʼ68, che va “assolutamente riformata.”

Non è per punire singoli comportamenti che è stato montato un caso nazionale su Eliana Frontini o Flavia Lavinia Cassaro, ma per mandare un segnale allʼintera categoria, a moʼ di intimidazione: state attenti a quello che dite e fate, perché potreste essere i prossimi. Per dirlo con le parole della stessa Cassaro, interpellata recentemente da Adnkronos, “c’è una chiara ed evidente volontà politica volta a moralizzare la categoria professionale. Si controlla e si pone all’attenzione, si contesta e si criminalizza il comportamento soggettivo dell’insegnante, anche su comportamenti e atteggiamenti tenuti fuori dal contesto scolastico.”

Fortunatamente, la solidarietà è ancora unʼefficace strumento di resistenza: lo scorso 8 luglio, 391 docenti (264 di scuola e 127 universitari) hanno firmato una lettera rivolta al ministro Bussetti, per chiedere un intervento risolutivo sulla vicenda della professoressa DellʼAria. Oltre a pretendere chiarezza sulla catena delle responsabilità che ha portato al provvedimento disciplinare — decisi, insomma, a non “lasciar correre” un fatto grave — i quasi 400 professori si sono “autodenunciati”: “La informiamo che noi svolgiamo la nostra attività di insegnamento esattamente secondo le stesse modalità della prof.ssa Dell’Aria che l’iniquo provvedimento in questione sanziona.” Ad oggi, non risulta che Bussetti abbia mai risposto.

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