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Daye è una startup fondata da una ragazza di ventiquattro anni che ambisce a risolvere il problema — largamente ignorato dalla ricerca medica — dei dolori mestruali.

La ricerca e lo sviluppo per i prodotti di sanitari femminili è storicamente drasticamente inferiore rispetto a prodotti equivalenti per l’uomo. Ci sono meno scienziate che scienziati, meno ricercatrici che ricercatori, ci sono meno donne che uomini nei test di sicurezza, e in generale, ci sono meno soldi investiti. Questo ovviamente, malgrado una persona al mondo su due sia donna. 

In particolare, l’industria non sta investendo neanche lontanamente quanto dovrebbe per risolvere il problema dei dolori mestruali, che affliggono nove persone che hanno il ciclo su dieci. Tra le soluzioni più sconcertanti segnaliamo chi vorrebbe curarli con l’elettroshock, che può suonare un po’ eccessivo, ma è comunque meglio di chi consiglia di mangiarsi un dolce in più per consolarsi del male — che evidentemente non può essere curato perché fa parte della maledizione di essere una donna.

Tra i fronti di ricerca più attivi oggi nella terapie per la gestione del dolore c’è l’impiego di sostanze derivate dalla cannabis. In questo contesto, non sorprende che Daye, una startup medica che ha trovato finanziamenti negli Stati Uniti e a Londra, proponga la propria soluzione contro i dolori mestruali: un assorbente interno rivestito con uno strato arricchito di CBD.

Il cannabidiolo, o CBD, è un metabolita della Cannabis che ha effetti rilassanti e antinfiammatori. Nell’uso ricreativo della cannabis, il CBD prolunga gli effetti della THC, e riduce drasticamente gli effetti collaterali su respirazione e frequenza cardiaca. L’uso di CBD, va sottolineato, è completamente sicuro: sebbene si tratti di una molecola di cui non conosciamo ancora tutte le potenzialità, gli studi sono tutti concordi nel rilevare che l’uso di CBD, anche in dosi molto superiori di quella utilizzate negli assorbenti di Daye, non ha fatto registrare nessun effetto collaterale nei pazienti parte di test.

Come sottolinea la fondatrice ventiquattrenne di Daye, Valentina Milanova, in un’intervista a Dazed, il canale vaginale presenta il maggior numero di recettori cannabinoidi di tutto il corpo umano, ed è quindi un perfetto candidato per terapie locali che permettano di limitare i dolori mestruali. A differenza di un semplice antidolorifico, la soluzione di Daye promette di agire localmente, entrando direttamente nel flusso sanguigno.

Gli assorbenti di Daye possono essere utilizzati come qualsiasi altro assorbente interno, e hanno semplicemente una funzione antidolorifica aggiuntiva. Il CBD copre solo lo strato esterno dell’assorbente, che svolge una doppia funzione azzerando il rischio di perdite di fibre residue nel canale vaginale — se volete verificare se i vostri assorbenti interni perdono molte fibre, è sufficiente immergerli in un bicchiere d’acqua per qualche secondo e osservare quante parti si staccano e restano nel bicchiere.

Daye prevede di lanciare sul mercato i propri assorbenti interni entro il prossimo ottobre, inizialmente sul mercato britannico. È possibile iscriversi alla newsletter per non perdere nessun aggiornamento dalla startup.

In Italia l’industria della cannabis legale ha mosso i primi timidi passi solo dal 2016, quando con la legge 242/2016 è stata resa legale la commercializzazione della cosiddetta “cannabis light.” Con il governo di estrema destra instauratosi nell’ultimo anno, però, il dibattito pubblico italiano sembra essere scivolato indietro. In particolare lo scorso maggio: quando, per cavarsi d’impaccio da una domanda scomoda di Lilli Gruber su certi suoi legami con esponenti neofascisti, Salvini ha balbettato in diretta ad Otto e Mezzo di voler far la guerra ai negozi di cannabis legale. Salvini che, tra l’altro, negli scorsi giorni è stato oggetto di querela da parte dei gestori di alcuni negozi.

Oltre a prodotti ad uso alimentare (sic) a bassissimo contenuto di THC, è possibile anche acquistare prodotti contenenti THC e CBD ad uso terapeutico, se prescritti da un’autorità medica. 

La prescrizione di cannabis ad uso medico in Italia riguarda (DM 9/11/2015) l’impiego nel dolore cronico e di quello associato a sclerosi multipla e a lesioni del midollo spinale; nella nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV; come stimolante dell’appetito nella cachessia, anoressia, perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS e nell’anoressia nervosa; l’effetto ipotensivo nel glaucoma; la riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette.

In un sistema come quello italiano non è difficile pensare che l’idea di diffondere degli assorbenti interni alla marijuana verrà vista come qualcosa di avvicinabile al satanismo — sommando alle classiche battaglie proibizioniste il già diffuso tabù verso le mestruazioni, ancora difficile da demolire completamente: basta osservare la resistenza alla diffusione della coppetta mestruale. E però, è indubbio che la direzione in cui muoversi sia quella giusta: il tempo ormai è maturo per la parità di genere anche su argomenti che si cerca di nascondere sistematicamente sotto il tappeto — come nel caso della contraccezione, verso la creazione di un “pillolo” anticoncezionale maschile