Mentre un nuovo report di Avaaz denuncia l’enorme diffusione di odio razzista su Facebook in Europa, Salvini soffia sul fuoco spendendo cifre da capogiro per tenere affamata la “bestia.”

Anche la “bestia” di Luca Morisi, il presunto e largamente sopravvalutato “sistema” di comunicazione che avrebbe reso Matteo Salvini il mostro virale che è oggi, per le elezioni europee si abbassa a pagare Facebook — e lo fa più di ogni altro politico e partito in Italia.

Pochi giorni fa Rosalba Reggio faceva i conti per il Sole 24Ore, e dallo scorso marzo la pagina ufficiale di Matteo Salvini ha speso oltre 77 mila euro, con un’accelerata importante negli ultimi giorni di campagna elettorale, spendendone più di 40 mila solo nell’ultima settimana.

Questo, di per sé, non è particolarmente problematico — investimenti importanti di campagna elettorale su Facebook li fanno tutti, li fa il Pd, che spende più o meno quanto Salvini, li fa Silvio Berlusconi (60 mila), eccetera.

Tuttavia, è vero che la comunicazione di Salvini è drasticamente diversa da quella degli altri partiti politici, anche quelli che con lui condividono gli argomenti dell’estrema destra. Salvini non promuove contenuti  strettamente di “campagna elettorale” — ricordiamo che al momento sul sito della Lega non si trova nemmeno il programma per le europee — preferendo concentrarsi su messaggi incendiari, di cui non è nemmeno importante la veridicità, ma solo la lente deformante attraverso cui vengono presentati.

Lo schema è sempre lo stesso: selezionare una notizia di cronaca nera in cui il “colpevole” o il responsabile sia uno straniero, ed utilizzarlo come esempio negativo di tutta la categoria. Il modello di pensiero diventa così funzionalmente semplicistico — la lotta all’immigrazione non è più ideologica o razzista, ma atta a evitare episodi come quelli mostrati dal ministro dell’Interno, che si presenta così come fonte autorevole, oltre che autoritaria, in materia di sicurezza.

Malgrado il dominio incontrastato sui mezzi stampa televisivi, Salvini continua a fare uso della propria pagina per comunicare “la verità” rispetto a quello che dicono “i telegiornali,” in una variazione italiana della lotta trumpiana contro i mainstream media.

(tra i 10 e i 50 mila euro)

La Ong Avaaz ha pubblicato oggi un nuovo report (PDF) in cui rivela l’attività di 500 pagine e gruppi legati agli ambienti dell’estrema destra e attivi in Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Polonia e Spagna. Tutti questi gruppi, secondo l’organizzazione, raggiungevano spesso un pubblico più vasto di quello coperto dai partiti stessi, con una percentuale di interazioni altissima.

Gli argomenti dei post prodotti dai gruppi sono i più vari, ma tutti dello stesso stampo, dal suprematismo bianco, in Francia, al negazionismo dell’olocausto, in Germania. Le pagine spesso nascono sotto mentite spoglie, come pagine per fan di film (è successo in Spagna) o altri interessi generalisti. Gli argomenti della pagina poi si spostano poco alla volta verso i temi di radicalizzazione.

I ricercatori analizzano per esempio, come una pagina in supporto agli agricoltori siciliani sia lentamente diventata una pagina in supporto a Matteo Salvini.

Salvini pubblica e promuove contenuti che funzionano proprio nel contesto di questo ecosistema. Un paragone che mostra facilmente come la comunicazione di Salvini sia più insidiosa della comunicazione politica tradizionale è questo:

I due post fanno la stessa cosa: catalizzano il consenso trovando un messaggio di contrapposizione contro un generico “altro,” diverso culturalmente, violento, in sostanza, da eliminare.

Tuttavia, la comunicazione di Salvini è meno immediatamente elettorale, ed è interamente costruita per essere mimetica con i post di altri utenti di Facebook. Non parte dal presupposto di comunicare il punto di un programma elettorale, preferendo commentare una “notizia” — vera o meno che sia non è importante.

Facendo così, Salvini arma l’ecosistema di pagine e gruppi che lo sostengono, producendo contenuti politicizzati ma non elettorali di cui è possibile fare diffusione e remix senza apparire direttamente riconducibili a una formazione politica, ma semplicemente di pancia.

Come nella condivisione dei cartelli più coloriti delle manifestazioni per invitare i propri fan a fare dunking contro i manifestanti (spesso minorenni), la squadra di Salvini investe risorse notevoli anche per accelerare il dibattito politico, presentando voci che si oppongono alla sua come più violente, per giustificare — nello stesso post! — le proprie posizioni oppressive.

Facebook è apparentemente a conoscenza dell’uso borderline delle promozioni da parte del ministro dell’Interno. Infatti, scorrendo tra le promozioni passate, è possibile osservare come alcune promozioni siano state bloccate dall’azienda di Zuckerberg. Tra le altre, segnaliamo lo stop a una promozione per il concorso Vinci Salvini.

Il problema, purtroppo, va al di là di queste elezioni, che ormai è come se fossero già andate, e anche dell’Italia e di Salvini stesso. Christoph Schott, il direttore della campagna di Avaaz sostiene che Facebook si sta muovendo bene, ma “dovrebbe fare un lavoro migliore nel trovare queste pagine.” Schott sottolinea: “Noi siamo più o meno 30 persone, loro ne hanno più di 30 mila nella loro squadra di sicurezza.”

Ma tutti i sistemi incentivanti interni a Facebook funzionano in senso opposto alle necessità di creare un dibattito pubblico sano e privo di odio: sponsorizzazioni aggressive come quelle della squadra di Salvini funzionano meglio delle altre, e Facebook ha solo interessi economici a preservare questo sistema, perché chi fa questo tipo di comunicazione politica è tra i suoi clienti più remunerativi. Forse la soluzione è che chi vende pubblicità su Facebook non risponda alla stessa leadership di chi gestisce le regole di moderazione della piattaforma, forse serve non siano nemmeno la stessa azienda.

Ma al netto di speranze di riforme della piattaforma, volute o imposte da autorità statali, sembra impossibile vedere un futuro in cui la propaganda d’odio non sia una delle colonne portanti dell’economia dei social network, a spese della salute mentale di tutti, e della democrazia in tutto il mondo.

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