Secondo il media centre dello Stato islamico, l’organizzazione avrebbe lanciato una nuova operazione, l’“Operation Vengeance for Sham”, con l’obiettivo di devastare i sei Paesi in cui ha ancora una presenza fisica.

“Al-Shām” indica tutta l’area tra Siria, Giordania, Libano, Israele e Palestina. Il gruppo terroristico ha già rivendicato cinque attacchi in Siria, la maggior parte dei quali concentrati tra Raqqa e Deir ez-Zor,  dove si sono combattute le ultime battaglie consistenti contro l’Isis tra gli scorsi settembre e ottobre, con la rottura di assedi durati oltre tre anni. Considerata una vittoria dell’armata di Damasco (forze fedeli al regime di Bashar al-Assad, con appoggio di Iran, milizie libanesi di Hezbollah e Russia), una battaglia spalleggiata allo stesso tempo dalle Forze democratiche siriane (SDF, un’alleanza di milizie curde, arabe e assiro-siriache supportate dagli americani) –conseguita rispetto alle precedenti in un arco di tempo relativamente breve – aveva portato a domandarsi se effettivamente la fine dello Stato Islamico fosse dietro l’angolo come sembrava: soprattutto ora che Deir ez-Zour e Raqqa, storiche roccaforti dello Stato Islamico, erano state completamente liberate e spartite tra i due grandi poli.

Raqqa, liberata il 17 ottobre, era destinata a rientrare nella zona d’influenza americana, Assad e russi avrebbero mantenuto il controllo di Deir Ez Zor: la città, che dà nome all’omonima provincia,  è di fondamentale importanza strategica. Situata sull’Eufrate – collocazione che assicura la gestione dell’acqua in tutta l’area – è crocevia di collegamento tra le aree a maggioranza sunnita di Siria e Iraq, dove il fondamentalismo ha affondato le radici più profonde, oltre a essere ricca di petrolio e gas naturale: nel 2011 Deir Ez Zor produceva 100.000 barili al giorno. Per quarant’anni, il regime degli Assad ha sfruttato i pozzi attraverso concessioni a compagnie petrolifere occidentali.

Non stupisce dunque che il primo tentativo di rivalsa dello Stato Islamico dopo la recente e conclamata sconfitta parta da uno dei punti nevralgici non solo dell’organizzazione stessa, ma del Medio Oriente tutto.

Altri attacchi simultanei sono annunciati in Iraq, Niger, Libia ed Egitto. Già due giorni fa erano state prese di mira le forze della Coalizione statunitense lungo la Al-Shaddadi Highway, nel Governatorato di Al-Hasakah, al confine tra Siria e Iraq.

In Libia, nel frattempo, le milizie dello Stato Islamico approfittano delle recenti battaglie tra l’Esercito Nazionale Libico e il Governo di Accordo Nazionale vicino a Tripoli per avanzare sulle aree lasciate prive di una difesa solida.

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