Cosa può fare l’uomo per salvare le api

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In Baviera più di un milione di persone chiede che lo stato protegga le api — senza le quali rischiamo il disastro ambientale — ma anche solo iniziare piantando più fiori nelle città può aiutare le api a sopravvivere.

Le api sono insetti diffusi in quasi tutto il pianeta. Ne esistono diverse specie di cui la più conosciuta è l’Apis mellifera o Ape europea.
Questi animali vivono negli alveari, in colonie costituite da 20000 a 70000 individui e strutturate secondo una gerarchia ben precisa. Ogni membro infatti ha un ruolo univoco e che deve essere tale per garantire la sopravvivenza dell’intera comunità. La regina ha un ruolo predominante, è più grande delle altre api ed è l’unica a potersi accoppiare con i maschi (fuchi), dando origine a nuove generazioni.

Le altre api della colonia sono tutte femmine e sono dette “operaie”, il loro compito è quello di mantenere e gestire l’alveare. Ogni ape ha un ruolo preciso, nelle diverse fasi della sua esistenza, l’ape assume e perde specifiche caratteristiche anatomiche che determinano il loro ruolo nell’alveare. Ci sono api pulitrici, nutrici, ceraiole, magazziniere, guardiane, bottinatrici ed esploratrici.

Le più anziane rivestono il ruolo di api bottinatrici: volano di fiore in fiore per la raccolta di una sostanza zuccherina, il nettare, che viene portato nell’alveare. Qui viene passato alle “api magazziniere” che lo trasferiscono a loro volta alle “api ventilatrici”. Queste ultime generano un flusso di aria che ha lo scopo di ridurre l’umidità del nettare e incrementarne la quantità di zucchero. Dopodiché le api arricchiscono il composto con enzimi secreti da particolari ghiandole: è in questo modo che il nettare diventa miele, l’ingrediente di base per il cibo della colonia, che viene stipato e conservato all’interno di piccole cellette dell’alveare, i favi.
Il tipo di dieta che viene servito alle larve determina le future caratteristiche di ogni membro. Alle piccole reali spetta la speciale pappa reale, che permette loro di diventare grandi, forti e fertili. Alle operaie e ai maschi, invece, viene somministrato polline e miele dal terzo giorno in poi.

Oggi le api stanno scomparendo: in diverse parti del mondo le colonie sono diminuite vertiginosamente. Negli Stati Uniti ad esempio, tra il 2006 e il 2010 la popolazione di api è diminuita del 60% passando da 3 milioni ad un milione di esemplari in soli quattro anni.
Questa perdita potrebbe avere enormi ripercussioni sull’ambiente e sulla stessa sopravvivenza dell’uomo.

Le api svolgono il prezioso ruolo di impollinatrici, permettendo a molte piante di riprodursi con più facilità e in misura maggiore. Come sostiene anche Marla Spivak, famosa entomologa americana, le api contribuiscono alla crescita di un terzo delle colture mondiali. Ecco perchè circola il detto – erroneamente attribuito ad Albert Einstein – che senza api l’uomo possa sopravvivere al massimo quattro anni.

Dunque la vera ricchezza dell’apicoltura è proprio l’impollinazione.
In Svizzera ad esempio, il valore economico derivante dalla produzione agricola sostenuta dall’impollinazione risulta di gran lunga superiore rispetto a quella derivante dai prodotti diretti dell’apicoltura. Senza le api, alimenti come mele, lamponi, mirtilli, mandorle, cocco, avocado, caffè e molti altri crescerebbero in quantità molto meno abbondanti.
Addirittura, in alcuni Paesi del mondo dove non ci sono api, si ricorre all’impollinazione artificiale, che consiste nel trasferimento “manuale” del polline dai fiori maschili a quelli femminili per strofinamento diretto oppure tramite appositi pennelli. Un’altra possibile alternativa arriva dal Giappone, dove si sta pensando di sostituire gli insetti impollinatori con droni e insetti modificati geneticamente, che però non risultano efficaci, economici e compatibili con il resto dell’ecosistema come le api naturali.
Diversi studi hanno cercato di dare una spiegazione al progressivo declino della popolazione mondiale di api.

Oltre all’impatto causato dai parassiti, dalla frammentazione degli habitat e dagli organismi geneticamente modificati, la principale causa sembrano essere i pesticidi utilizzati in agricoltura, soprattutto i neonicotinoidi e il glifosato.

I neonicotinoidi provocherebbero nelle api uno stordimento che non le renderebbe più in grado di svolgere correttamente le proprie funzioni nella colonia, spingendole in particolare ad allontanarsi dall’alveare, fatto che ha portato i ricercatori a chiamare questo fenomeno “sindrome dello spopolamento degli alveari” (Colony Collapse Disorder).
Se invece presenti ad alte concentrazioni, i neonicotinoidi provocano la morte immediata.

Anche il glifosato sembra avere un ruolo nella decimazione delle api. Questo erbicida infatti danneggia l’insieme di batteri benefici che proteggono le api dalle malattie, provocando serie conseguenze sia alla loro salute sia alla loro capacità di impollinatori.
Un altro fattore di minaccia per questi insetti è il cambiamento climatico. Secondo uno studio, le forti siccità portano i fiori a secernere molto meno polline, causando un crollo della produzione del miele, fondamentale per la sopravvivenza dell’alveare.
Sono state fatte e continuano ad essere fatte iniziative importanti per cercare di salvare questi animali. Un esempio è il progetto “Api e orti”, frutto della collaborazione tra Conapi, Legambiente e Università di Bologna, che cerca di riqualificare il territorio urbano per restituire l’habitat alle api.
Inoltre vengono sollevati sempre più dubbi sull’uso massiccio dei pesticidi agricoli e le associazioni ambientaliste come Greenpeace chiedono la messa al bando di quelli più impattanti sugli insetti impollinatori.
Di recente in Baviera, più di un milione e mezzo di persone hanno firmato una petizione per ottenere un referendum per la protezione di questi animali. L’obiettivo è quello di rendere il 20% dei terreni agricoli tali da soddisfare gli standard biologici entro il 2025, arrivando poi al 30% nel 2030. Per favorire un habitat adeguato a questi insetti, inoltre, il 10 % delle aree verdi dovrà essere trasformato in prati fioriti. Sono previste anche misure di protezione dei corsi d’acqua da pesticidi e fertilizzanti e maggiore educazione ambientale nelle scuole.
Finora nel proteggere le api il paese più avanti di tutti è la Francia, che nel 2018 ha messo al bando tutti e cinque i tipi di neonicotinodi di cui la ricerca scientifica ha dimostrato la pericolosità nei confronti delle piccole impollinatrici.

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Ognuno di noi può fare qualcosa per fermare la scomparsa delle api.
Come sostiene Marla Spivak, anche piantare fiori davanti alle nostre case, nei giardini, lungo le strade e nei parchi potrebbe essere una possibile soluzione per salvaguardare le popolazioni di api e la nostra stessa esistenza.

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