Quando ho visto che Lauro andava a Sanremo ho pensato “questo ci sta trollando tutti” poi ha iniziato a piacermi l’idea che sia effettivamente serio.

Achille Lauro, nome d’arte di Lauro De Marinis, classe 1990, racconta spesso della situazione problematica in quartieri periferici fatti di case popolari e genitori assenti — in particolare il padre. Lauro se n’è andato di casa a 14 anni assieme al fratello, sua ispirazione artistica, Federico De Marinis, produttore del Quarto Blocco, un collettivo rap romano.

Descrive quegli anni come vissuti all’interno di una grande comune in cui passavano tanti artisti della vecchia scuola. Ma Lauro della vecchia scuola mantiene “solo” l’attitude non lo stile: “quando andavano di moda i pantaloni larghi, noi abbiamo iniziato a mettere quelli attillati colorati, gli occhiali da donna e lo smalto: ci vestivamo alla moda spendendo niente.”

Erano gli anni di “Pantaloni Neri” con Rasty Kilo.

Una della caratteristiche di cui Lauro va molto fiero è quella che l’ha portato ad anticipare le mode:

“Abbiamo sempre cambiato, è stata un’evoluzione continua, abbiamo iniziato a mettere gli occhiali da donna e ora è la moda attuale. Ci siamo allontanati dalla vecchia scuola che sicuramente conoscete meglio di me” — ha detto ai giornalisti ridendo, durante la sua prima conferenza stampa, ieri al Cinema Odeon a Milano.

Lauro e i suoi hanno guardato da lontano la vecchia scuola, hanno fatto spallucce e hanno iniziato a fare trap sotto Roccia Music, poi l’hanno contaminata, con la samba e i ritmi latini, “le percussioni giganti e i drop superpositivi” come direbbe Boss Doms, fino ad arrivare a Sanremo e siamo certi che anche dal palco dell’Ariston Lauro ci sorprenderà.

“Sarà una traccia vicina agli anni ’70-’80. Una traccia bella frizzante, il nuovo rock n’ roll. Credo piacerà sia ai pischelli che ai più grandi, sono contento di aver fatto un pezzo così e lo sento molto mio. Mi sono intrippato con Elvis e i Beatles, ultimamente.”

Il 15 gennaio è uscito il suo primo libro, “Io Sono Amleto,” un romanzo autobiografico edito da Rizzoli in contemporanea con la conclusione dei lavori per il suo primo documentario No Face 1, prodotto da Angelo Calculli.

Un altro progetto a cui Lauro e il suo entourage stanno lavorando è il docufilm in tre puntate, in anteprima per i giornalisti ieri all’Odeon e in uscita a ottobre 2019. Cianculli l’ha definito “un docufilm neorealiesta e autobiografico” che racconta il passato di Lauro e sarà seguito da altri due episodi, uno sul presente e uno sul futuro.

Nel documentario l’artista romano racconta bene l’incontro con Boss Doms: la madre di Lauro ospitava in casa altri bambini che vivevano situazioni difficili e tra questi c’era Edoardo. Giocavano nello stesso campetto di quartiere da piccolini, poi si sono persi e ritrovati a 16 anni, Lauro stava scrivendo le prime cose, Boss Doms faceva principalmente elettronica, “si è presentato a casa mia con il computer fisso e tutta la torretta, non aveva un portatile” ha detto Lauro. Oggi il sodalizio continua: anche l’ultimo album di Lauro, atteso per questa primavera, nasce dalla loro collaborazione che Doms nel documentario definisce “fatta di good vibes.” Infatti il processo creativo da cui nascono gli album dei due amici romani è particolare: “Per scrivere affittiamo una villa e ci chiudiamo dentro per settimane, tutti assieme, e creiamo, senza influenze esterne.”

Anche Anna Tatangelo è stata invitata per riscrivere la hit “Ragazza di periferia”.

Alla conferenza stampa Lauro ha detto che era molto intimorito da lei: “ho avuto tempo fa la possibilità di collaborare con Anna Tatangelo, regina del pop. L’abbiamo ospitata in questa villa. Per due mesi passavano centinaia di artisti, abbiamo montato 4 studi e abbiamo fatto musica senza essere influenzati da nessuno. È venuta anche lei e quando ti metti a confronto con un’artista con quel tipo di voce, con quel tipo di intonazione ti rendi conto che lei è veramente una cantante. Con Edo noi scherziamo, lui mi dice la ‘nostra musica è un’arte stronza, sei uno strumento scordato’ mi dice. ‘Sei un bello strumento scordato.’ Quindi essere sullo stesso palco con artisti di questo calibro è sicuramente un esame.”

A breve avremo l’esito di questo esame di metà carriera di Achille Lauro, vederlo sul palco di Sanremo sarà una sberla o una delusione? Per ora possiamo solo sperare di vederlo sul palco dell’Ariston vestito da angelo queer sui tacchi.

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