Com’è andato il Black Friday degli immigrati a Londra

“Cerchiamo di pensarci il meno possibile e di rimandare il panico a dopo le feste.”

Sono arrivata a Londra all’inizio della settimana del Black Friday, evento che inaugura tradizionalmente il periodo natalizio lungo il Tamigi e che addobba di luminarie e decorazioni intermittenti una delle città già di per sé più luminose al mondo.

Tutto questo accade come ogni anno, ma in un periodo di estrema incertezza, di questioni irrisolte, di domande lasciate in sospeso, in particolare riguardo i discussi temi Brexit e immigrazione. Ospite a casa di amici a Stoke Newington, East London, la prima sera mi trovo proprio nel mezzo di una discussione legata a entrambi: si dibatte su chi dovrà comparire come intestatario nel contratto d’affitto, dettaglio che – in vista dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea prevista nei fatti per marzo 2019 – si pensa potrebbe far la differenza tra la possibilità di restare e l’obbligo di lasciare la città.

“Nessuno sa cosa accadrà con la Brexit, non abbiamo informazioni certe – alcuni dicono che sarà permesso rimanere a chi avrà vissuto nel Regno Unito per almeno tre anni, altri cinque, e nulla è chiaro. Viviamo qui, lavoriamo qui: la nostra vita ormai è in questa città che per noi è casa. Ma a due anni dal referendum continuiamo a non sapere cosa sarà di noi.”

Sentimento che tuttavia pare affliggere anche i piani alti, con Theresa May eternamente indecisa tra un accordo con Bruxelles – accordo che le costerebbe probabilmente la maggioranza, col DUP deciso a non sostenere questa linea – e una hard Brexit.

“Il vero problema, al di là della politica di May, è la mancanza di un leader forte che sostenga il Remain, che possa sostenere la causa con forza e abbia una visione abbastanza solida di cosa sarebbe necessario fare, tanto da ricevere l’appoggio di quel 48% e di coloro che hanno cambiato idea a seguito del risultato del referendum” afferma Michael White sulla prima pagina di The New European di questa settimana, il settimanale nato in risposta al referendum, nelle edicole con la prima edizione l’8 luglio 2016. La scorsa settimana persino il conservatore Iain Dale, acceso sostenitore del Leave, ha dichiarato: “Ho votato per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, ma preferirei restare piuttosto che accettare il patto disastroso che Theresa May minaccia di firmare con Bruxelles.”

Le preoccupazioni, sia tra politici che comunità, sono molte, e il tempo è agli sgoccioli. “Cerchiamo di pensarci il meno possibile e di rimandare il panico a dopo le feste” ci confessa un commerciante su Oxford Street: “Dopotutto oggi è il Black Friday e tra poco sarà Natale. In un periodo di estrema incertezza abbiamo bisogno anche di questo.”

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