in copertina Federico Fiumani e tre screenshot dall’account Facebook Kants Exhibition

Ieri il cantante dei Diaframma ha accusato di gravi violenze l’organizzatore del festival Supernova, scoperchiando un vaso di pandora tra artisti e addetti ai lavori.

Ieri, mercoledì 21 novembre, è esploso un caso di molestie nel mondo dei festival indipendenti e della musica indie italiana. Il cantante dei Diaframma Federico Fiumani ha dichiarato in un post su Facebook di aver deciso di non partecipare, lo scorso 25 aprile, al Supernova festival perché l’organizzatore “picchia le donne, le manda all’ospedale, le tiene segregate in casa per due giorni, gli spegne sigarette in faccia e le aggredisce per strada.” Dai commenti e dagli articoli usciti in seguito è emerso che si tratterebbe di Emanuele Podestà, fondatore e proprietario della casa editrice Habanero Edizioni e dell’agenzia di booking Supernova.

Il post ha scoperchiato un vaso di pandora di ragazze e ragazzi a conoscenza delle voci di molestie, del temperamento aggressivo del personaggio, e di altre band che avrebbero annullato le date proprio per episodi spiacevoli: come Colapesce, che sempre nell’aprile 2018 aveva annullato una data organizzata da Podestà — secondo Exitwell una musicista del suo entourage sarebbe stata vittima di comportamenti aggressivi e abusi.

Facebook è stato il mezzo attraverso cui, tra commenti e screenshot, diversi artisti e addetti del mondo della musica hanno parlato dei propri contatti con Podestà: c’è chi ha ricevuto avances, ricatti, minacce e chi violenze fisiche. Abbiamo parlato con Fiumani per farci spiegare la sua posizione, cercando di prescindere da quello che è emerso su Facebook, per rimettere assieme i pezzi di questa storia.

Come hai deciso di denunciare pubblicamente questa persona?

Mi aveva contattato per suonare al supernova il 25 aprile. Io, ignaro, ho detto OK, ma come è uscito l’evento su Facebook alcuni miei amici mi hanno scritto dicendomi che è un pazzo violento, che picchia le donne, le manda all’ospedale, brucia sigarette in faccia, le lascia per due giorni segregate in casa. Una mia amica mi ha detto che aveva fatto denuncia dopo essere stata aggredita per strada. Quando è uscito il post le ha scritto che la inseguirà con l’acido. Quando ho saputo queste cose ho annullato la data, e anche Colapesce un anno fa ha annullato la data per le testimonianze che aveva ricevuto.

[Cosa apparentemente confermata da Emiliano Colasanti di 42Records in un post successivo, ndr]

 

E gli altri artisti? Per esempio le Luci delle centrale elettrica e Bianco che suoneranno tra poco a Genova?

Io sto telefonando alle agenzie di booking e agli artisti per informarli su chi è questo tizio, perché è assurdo che questa persona da dieci anni lavori comportandosi così. Bisogna iniziare a dare dei segnali forti e precisi, questa gente deve sentirsi in minoranza. Questi soggetti vanno esclusi in tutti i modi. La violenza sulle donne è una cosa inammissibile e se sai che uno è così e ci lavori assieme… Io non ci dormo la notte, è inaccettabile, mi ha fatto bollire il sangue. Ho avuto testimonianze tra stanotte e stamattina di 4 ragazze di Genova picchiate da questo tipo: mi hanno scritto in privato dicendo “grazie per quello che hai fatto, io ho avuto paura.” Io non avrò pace finché questo non sia dove merita e non lavori più con nessuno. Poi se uno sceglie di lavorarci cazzi suoi, ma lo deve sapere con chi ha a che fare.”

* * *

Abbiamo contattato anche la ragazza, amica di Fiumani, tra le prime a sconsigliare a Federico di accettare la data del festival. Ci ha raccontato che a seguito di alcuni screzi con Podestà, lei e il suo compagno sarebbero stati aggrediti per strada.

“Questa persona aveva visto che qualcuno aveva fatto un profilo Facebook falso, che lo prendeva in giro. Lui ha pensato che lo avessimo fatto noi, pensava fossimo invidiosi perché lui aveva fatto i soldi. Qualche giorno dopo lo incrociamo per strada e ci aggredisce: ci salta sulla schiena e ci prende per il collo,  insomma inizia a fare il matto e dire cose insensate. Come se non bastasse ha tirato dei pugni al mio compagno, e a me ha acceso un accendino in faccia. È andato avanti per venti minuti, poi ci ha detto: a tanto lo sapete io sono pazzo e vi lancio dell’acido addosso.”

Sui profili Facebook di chi è coinvolto e nei gruppi Facebook frequentati dalla scena hanno iniziato a proliferare commenti e screenshot di varie altre ragazze, che confermano come questa persona non solo sarebbe violenta ma avrebbe anche chiesto prestazioni sessuali in cambio di pubblicazioni. Tra tutti, una ragazza, sotto lo pseudonimo di Kants Exhibition, aveva pubblicato già 4 mesi fa alcune conversazioni e mail con l’editore in questione.

In molti ambienti e contesti il modo di pensare delle persone è ben lontano dal concepire pari diritti tra i generi: anche in famiglia, sul lavoro, tra gli amici, è ancora molto difficile per una donna essere trattata alla pari di un uomo. È necessario specificare che con alla pari si intende senza prevaricazioni: se voglio pubblicare un libro non dovresti pensare che sia normale chiedermi in cambio un 69.

È sbagliato pensare di avere il potere di farlo, e spesso in certi ambienti questa disuguaglianza  è amplificata dalla posizione che si riveste.

Premesso questo, giudicare il soggetto e metterlo alla gogna pubblica non serve granché, tantomeno dire che gli altri artisti avrebbero dovuto in massa annullare i concerti. Alcuni non sapevano, altri avevano sentito voci sui suoi presunti comportamenti ma non sulle violenze.

Quello che possiamo fare è aiutare chi ha subito violenza ad avere il coraggio di denunciare e portare avanti una battaglia perché quella denuncia venga ascoltata — cosa che spesso non avviene. La denuncia pubblica di Kants Exhibition è rimasta circoscritta da quando è stata pubblicata 4 mesi fa, finché un esponente — uomo — tra i più in vista nel mondo della musica indipendente ha deciso di prendere posizione.

Il nostro impegno dovrebbe gettare le basi per una società in cui le donne possono andare a un colloquio con un uomo senza avere paura, dove non esiste il “te lo sei cercata”: una società in cui una violenza non viene ridicolizzata, dove non confondiamo un problema grave di molestie con la storia di un provolone, dove riconoscere che qui si sta parlando dello strascico di secoli di patriarcato non sia un problema.

E forse possiamo partire dall’evitare frasi tipo:

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Possiamo impegnarci a non buttare tutto sul ridere e a non sviare il discorso su battute sulla creatività degli uomini “quando sono in cerca di figa,” non confondere la denuncia con la gara a chi ha ricevuto più avances. Non si tratta di “Approcci arditi” ma di molestie in un ambito lavorativo, di stalking, di minacce. Non chiedete le prove, non dite “non voglio difenderlo, ma”, non trasformatelo in questo meme che ha iniziato a circolare ieri:

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Il problema di aver vomitato su Facebook tutta la questione è che rischia di non avere eco nel mondo reale: corre il pericolo di seguire l’onda dell’hype e morire quando tutti i post al riguardo scenderanno nella timeline. Dobbiamo sperare invece che venga fatta giustizia, non la gogna pubblica che dura due giorni, fatta di giudizi sommari: come ci ha detto Fiumani al telefono, “dobbiamo costruire un tessuto sociale di solidarietà dove le merde devono sentirsi escluse, è fondamentale, se no è la fine.”

Il caso specifico di Genova deve finire in tribunale e arrivare alla stampa nazionale: per farlo bisogna offrire alle storie come questa la massima eco. Per anni questa vicenda è rimasta un sussurro tra amici, poi si è espansa ai collaboratori e agli artisti e ora è esplosa sul web. Ma, esattamente come le reti di conoscenze, anche il web funziona a bolle: ecco, quella bolla ieri è esplosa.

👉 Il sito Bossy ha creato un indirizzo mail a cui mandare le segnalazioni, che saranno valutate da un team di avvocati.


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