Ieri, sabato 10 novembre, in molte città italiane si è manifestato contro il decreto legge Pillon. Noi eravamo a Milano, in piazza della Scala.

Il senatore Simone Pillon, prima di diventare membro del senato in quota Lega Nord, ha svolto la professione di avvocato nel foro di Brescia ed è stato tra i fondatori del Family day. Il 4 marzo è stato eletto al senato con la Lega Nord, ed è salito agli onori delle cronache per essere il primo e principale firmatario di un disegno di legge sulla separazione coniugale gravemente retrogrado, presentato al Senato lo scorso agosto.

Tra le varie misure controverse proposte da Pillon:

  • i bambini dovranno trascorrere almeno 12 giorni al mese a casa di ciascun genitore — non importa quanto le circostanze, o i rapporti, o gli accordi tra i genitori lo rendano proibitivo o scomodo. Per lungo tempo in Italia i tribunali hanno affidato i minori a un coniuge in via esclusiva, e oggi esiste già una forma funzionante di affido semi-condiviso;
  • prima di separarsi, in caso di presenza di minori, i coniugi saranno obbligati a una forma di mediazione — che, nonostante l’obbligatorietà, sarà a pagamento;
  • se il figlio presenta “rifiuto, alienazione o estraniazione verso uno dei genitori, pur in assenza di evidenti condotte di uno dei genitori stessi,” il giudice può prendere dei provvedimenti come: limitazione o sospensione della responsabilità genitoriale, inversione della residenza abituale del figlio minore presso l’altro genitore e anche collocare il bambino in una casa famiglia.

Lo scopo di questo disegno di legge sembra essere rendere la vita difficile a chi vuole divorziare — in particolare per le donne — a prescindere dai motivi che spingono i due coniugi a farlo. Questo articolo del Post ha indagato molto bene sulle motivazioni del provvedimento e sulle radici ideologiche di Pillon — che ad esempio ha dichiarato che il suo progetto mira a rimettere al centro “la bigenitorialità” e la famiglia, citando il giurista cattolico Arturo Jemolo, secondo cui “la famiglia è un’isola che il diritto può solo lambire.”

In passato il senatore, oltre che per il disegno di legge più conservatore mai proposto sull’argomento dall’introduzione della legge sul divorzio nel, si è fatto notare anche per le posizioni radicalmente antiabortiste e per un piccolo polverone mediatico che aveva tentato di sollevare appena dopo la sua elezione a senatore, quando aveva dichiarato che le maestre di una scuola elementare nel bresciano insegnavano la stregoneria — in realtà, le maestre stavano solo leggendo fiabe etniche ai bambini.

La proposta non ha entusiasmato i partner di governo della Lega — Luigi Di Maio ha dichiarato che il ddl “così non va, lo sistemeremo,” e nemmeno Salvini, che ha definito il disegno di legge semplicemente “una base su cui lavorare.”

Le piazze italiane, però, ieri hanno chiesto un’azione molto più radicale rispetto a un’eventuale revisione o compromesso: il ritiro definitivo del disegno di legge, percepito nel complesso come pericoloso e umiliante per tutte le donne — e i bambini — del paese.

Questa è stata la premessa della manifestazione di ieri a Milano, Trasmessa in diretta su Radio Popolare: sul palco poteva salire a parlare chiunque, a patto che non fosse disposto a scendere a compromessi sul decreto. Un contributo importante all’organizzazione e al contenuto della manifestazione è arrivato dalle avvocate penaliste fondatrici del comitato No Pillon: Roberta Di Leo, Lara Benetti e Silvia Belloni, che ieri sono intervenute sul palco mobile, montato per l’occasione di fianco a palazzo Marino, sede del Comune di Milano.

Secondo Silvia Belloni, “con questo disegno di legge le donne rischiano di diventare vittime due, tre, quattrocento volte. Il rimedio all’alienazione parentale per il decreto è resettare i bambini: nel caso di perdurante rifiuto dell’altro genitore, il bambino deve essere collocato in una casa-famiglia.”

“Viene introdotta una nuova norma che introduce le condotte alienanti, e che punisce con la reclusione fino a un anno chi priva i bambini della visione dell’altra figura genitoriale,” prosegue Belloni. “Lungi dal valorizzare la bigenitorialità, la proposta lede profondamente i diritti delle donne e dei bambini. Il disegno di legge riduce infatti le tutele a favore delle donne che subiscono violenza: introduce in modo particolare una mediazione obbligatoria per tutti i casi che riguardano i minori. La mediazione è condizione di procedibilità dell’azione — per potermi separare devo necessariamente andare in mediazione. Questo lo devono fare anche le donne che subiscono violenza, e noi sappiamo che la mediazione è assolutamente non indicata in caso di violenza domestica, perché le donne rischiano una seconda vittimizzazione.”

La protesta ha ricevuto anche il sostegno esplicito del Comune di Milano, con due esponenti di primo piano della giunta che sono saliti sul palco a manifestare il proprio sostegno alla causa: il consigliere Paolo Limonta e l’assessore alle politiche sociali, Pierfrancesco Majorino.

Intanto, è stata organizzata una petizione su Change.org per respingere il disegno di legge, che ha già superato quota 100.000 firme. Ma non è la sola petizione a riguardo: ce n’è anche una a favore, che per il momento sembra aver raccolto molte meno firme. È interessante notare, però, che il disegno di legge Pillon è esplicitamente sostenuto da pagine web come Antisessismo, che dietro i proclami di difesa della parità di genere e della “difesa dei diritti maschili” si mostrano ancora una volta pronte a difendere proposte come questa, legate al più marcio e feroce maschilismo.

La marea femminista in Italia non si ferma: il prossimo appuntamento è in Piazza della Repubblica a Roma, per una manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne organizzata da Non una di meno.


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