in copertina sostenitori del partito di estrema destra Svedesi democratici, 2014

Alla vigilia di un appuntamento elettorale incerto, uno studio di Oxford rivela la percentuale allarmante di “bufale” prodotte da siti di estrema destra condivise su Twitter.

Prima ancora di conoscere l’esito delle elezioni di domenica, la Svezia può già vantare un primato allarmante. Uno studio dell’Università di Oxford ha infatti rivelato che nel corso della campagna elettorale gli svedesi hanno condiviso su Twitter un numero molto elevato di “notizie spazzatura,” o bufale.

Secondo la ricerca, tra le diverse notizie diffuse nella twittosfera svedese nelle prime settimane di agosto ben il 22% erano notizie false ed ingannevoli, spesso basate su teorie del complotto, e diffuse con lo scopo “di estremizzare il dibattito pubblico”. Le bufale “costituivano il secondo tipo di notizie più diffuso, superato soltanto dai contenuti dei media professionali”, che ammontavano al 52%. Il rapporto tra notizie vere e bufale risultava un allarmante 2:1, cioè gli svedesi hanno condiviso una bufala ogni due notizie vere.

Una quantità che supera di gran lunga quella registrata nelle scorse elezioni nei principali Paesi europei: in Germania il rapporto era stato di 4:1 (4 notizie vere per ogni bufala), in Francia di 7:1, mentre nel Regno Unito nel 2017 di 5:1. I ricercatori sottolineano: “Tale consumo di notizie false è pari soltanto a quello raggiunto nelle elezioni americane [del 2016]” — che sappiamo come sono andate a finire.

“Si tratta della maggior proporzione di bufale tra tutte le elezioni europee che abbiamo analizzato finora”, spiegano dal Project on Computational Propaganda (COMPROP), l’innovativo progetto di ricerca dell’Oxford Internet Institute che ha “mappato” l’andamento della campagna elettorale svedese analizzando i tweet di chi commentava la politica tra l’8 e il 17 agosto.

Lisa-Maria Neudert, una ricercatrice del progetto intervistata da Reuters, ha detto che la maggior parte delle notizie false si concentravano su problemi legati all’immigrazione e sulla “minaccia dell’Islam per la Svezia”.

Ma da dove provengono tutte queste bufale? A quanto pare non dalla Russia di Putin, spesso accusata di “inquinare” le elezioni degli Stati occidentali con fiumi di fake news e teorie del complotto, con lo scopo di condizionarne i risultati. Lo studio rivela infatti che meno dell’1% del materiale catalogato come ‘junk news’ proveniva da fonti riconducibili a Mosca. Al contrario, i responsabili della diffusione delle bufale sono soprattutto autoctoni. “Otto delle principali dieci fonti di bufale erano svedesi”, dice la ricerca, che nomina siti produttori di fake news come Samhällsnytt, Nyheteridag, and Fria Tider (da cui provenivano quasi il 90% delle bufale condivise su Twitter). Tali siti “imitano lo stile e il linguaggio giornalistico” e vengono dunque facilmente scambiati per autentici media dai cittadini.

Jimmie Åkesson, leader degli Svedesi democratici, i fiorellini sono il simbolo del partito

Jimmie Åkesson, leader degli Svedesi democratici. Il fiore blu e giallo è il simbolo del partito

Gli effetti elettorali di una tale campagna di disinformazione non sono presi in considerazione dallo studio. Eppure è facile intuire come chi ne guadagni siano i partiti che attaccano il modello svedese di accoglienza dei migranti. In questo senso non sorprende che Samhällsnytt tra il 2011 e il 2013 abbia ricevuto donazioni dal conto bancario di un membro degli Svedesi democratici, formazione di ultradestra in rampa di lancio negli ultimi anni nota per le sue posizioni anti-immigrati.

In un contesto elettorale normale questa situazione sarebbe allarmante, lo è ancor di più visto che le elezioni di domenica si annunciano molto incerte per la Svezia, secondo il copione visto in Europa negli ultimi anni. I sondaggi diffusi fino a poche settimane dal voto davano il Partito Socialdemocratico del premier Stefan Löfven, prima forza del Paese e attualmente al governo, al 25%. Un punteggio che, se confermato, sarebbe il peggior risultato della lunga storia del partito di centrosinistra (vi ricorda qualcosa?). Al contrario, proprio gli Svedesi democratici potrebbe ottenere un consenso mai visto prima; si parla di percentuali vicine al 18 o addirittura al 25 per cento.

Formare un governo in tal caso sarà molto complicato, anche se in Svezia è prevista la possibilità di instaurare un governo di minoranza (come è peraltro quello attuale, una coalizione tra Verdi e Socialdemocratici). Certo per un governo così fragile sarà ancora più arduo tenere la barra dritta nel mare di fake news in cui gli svedesi sembrano immersi fino al collo.


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