Dalle foto delle vacanze ai selfie durante i funerali di stato per le vittime di Genova, il favore popolare di cui gode il governo giallo-verde sembra andare oltre la semplice “luna di miele.”

Che il disastro del ponte Morandi a Genova potesse risolversi in un danno d’immagine per il governo, alle prese con la sua prima grave emergenza di questo genere, era una previsione tutto sommato ragionevole. Inizialmente sembrava anche avverarsi, sull’onda delle polemiche scatenate dalle infelici dichiarazioni del Movimento 5 Stelle sul progetto della “Gronda,” che il Pd ha provato a cavalcare senza grande successo.

Invece è andata diversamente: Lega e M5S ne sono usciti praticamente indenni, vincendo su tutta la linea la partita delle attribuzioni delle responsabilità. Da un lato si è visto un partito che si aggrappava alle vecchie battaglie contro le grandi opere del movimento di Grillo, suggerendo in maniera molto poco convincente che se mai la Gronda fosse stata costruita il viadotto non sarebbe crollato; dall’altro, un governo giovane che ha fatto immediatamente la voce grossa contro il colpevole, scandalizzando “i moderati” con la decisione — senza precedenti — di revocare le concessioni autostradali, prendendosela allo stesso tempo con i predecessori, additando vagamente oscure collusioni tra il Pd e Autostrade per l’Italia S.p.a. Del resto il marchio Benetton, che con le sue campagne provocatorie a favore dell’accoglienza e del multiculturalismo fa spesso infuriare l’opinione pubblica di destra, è un bersaglio ideale per la nuova maggioranza sovranista: “Sono ricchi, progressisti, e fanno crollare i ponti.”

Le acclamazioni di ieri ai funerali di stato hanno suggellato questa vittoria comunicativa: al loro ingresso nel padiglione della Fiera di Genova in cui si è tenuta la cerimonia Salvini e Di Maio hanno ricevuto l’ovazione più grande, paragonabile solo a quella riservata ai vigili del fuoco. In molti hanno notato come simili manifestazioni di sostegno alla politica nel corso di funerali di stato siano rarissime — spesso, al contrario, fioccano i fischi.

In questo caso, è vero che ben 20 famiglie hanno manifestato silenziosamente la propria protesta contro lo Stato rifiutando il funerale pubblico, per evitare la prevedibile “passerella politica” o semplicemente per avere un po’ di riservatezza. Ma ieri non c’erano solo i familiari delle vittime — c’erano tra le 8 e le 10 mila persone, che con quell’ovazione hanno dato un segnale inequivocabile.

Per ragioni tristemente storiche, l’opinione pubblica del nostro paese è particolarmente sensibile a tragedie come quella di Genova: siamo abituati alle maratone di solidarietà, le raccolte fondi, la mitizzazione dei soccorritori — dai Vigili del fuoco agli “angeli del fango” — e all’opposto la stigmatizzazione dei profittatori — dagli “sciacalli” che rubano dalle case degli sfollati agli imprenditori che ridono pensando ai ghiotti affari della ricostruzione. Per questo, l’accoglienza da divi riservata a Di Maio e Salvini — con tanto di selfie ai fan dopo la cerimonia funebre — marca simbolicamente un nuovo passo nel rapporto tra opinione pubblica e politica in Italia.

Qualcuno, per assurdo, ha provato a immaginare quali sarebbero state le reazioni se, al posto di Salvini, a pubblicare sui social tutte le foto delle proprie vacanze in costume da bagno o in discoteca ci fosse stata Laura Boldrini. La sera del 14 agosto il ministro dell’Interno, nonostante la propria diretta responsabilità su polizia e vigili del fuoco, non ha annullato la propria agenda: è andato a un comizio elettorale e poi a una festa, e le foto — questa volta accuratamente evitate dai suoi social media manager — sono circolate nei giorni successivi. È difficile immaginare uno scivolone comunicativo più grave per un ministro che farsi fotografare in maniche di camicia tutto sorridente e sudato di fronte a una tavola imbandita e una torta di pasticceria poche ore dopo che un viadotto autostradale è crollato uccidendo 41 persone. Certo, a parti inverse le opposizioni avrebbero chiesto a gran voce le sue dimissioni — qui è arrivato soltanto qualche timido tweet indignato — ma a prescindere da questo, il dato resta: Salvini sembra invulnerabile ai danni di immagine, al punto da bypassare tranquillamente un tabù tradizionale come il mancato rispetto per le vittime di una tragedia.

Ci sono due opzioni: o si tratta soltanto della “classica” luna di miele tra il popolo e due forze politiche fresche di vittoria elettorale, non troppo diversa da quella che sembrava rendere invincibile il Renzi del 40% alle Europee, o siamo di fronte a un nuovo status quo di creazione e di mantenimento del consenso.

Un termine efficace per rendersene conto arriverà presto, quando si capirà se il governo fa sul serio sulla revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia o se, come sembra più probabile, alla fine sarà costretto a inventarsi qualche formula per ritrattare. Già mezze ritrattazioni sono arrivate nei giorni scorsi, soprattutto da parte della Lega, che ha attenuato le dichiarazioni fatte immediatamente dopo il crollo del ponte. Anche nelle parole di Toninelli la revoca della concessione è diventata presto soltanto “eventuale.” Le lune di miele solitamente si infrangono sul mancato rispetto delle promesse: in questo caso ci sarebbe un’incongruenza macroscopica da una settimana all’altra, su un tema estremamente sensibile, che il governo ha cavalcato alzando immediatamente la posta in gioco senza pensare alle conseguenze (e senza mai specificare i dettagli della nuova statalizzazione che si vorrebbe mettere in pratica, per esempio).

Ma una settimana, nei tempi rapidissimi della comunicazione politica attuale, è un’eternità. Anche il dietrofront sulla revoca della concessione autostradale, qualora dovesse arrivare, probabilmente non scalfirà l’immagine del governo agli occhi del suo elettorato. È un meccanismo che abbiamo visto già pratica varie volte: dalla messa in stato d’accusa del presidente della Repubblica alla promessa di smantellare il Jobs Act (infrantasi sul voto contrario del M5S alla reintroduzione dell’articolo 18); dall’abolizione della legge Fornero — diventata “superamento” e poi chissà — alla retorica “no euro,” completamente scomparsa dai radar; dallo stop alla TAV alle tutele per i rider delle consegne a domicilio, eliminate dal “decreto dignità.” Molte di queste partite sono ancora in corso: la tenuta del governo di fronte alle contraddizioni interne dovrà essere misurata sul lungo periodo, ma intanto la sua capacità di assorbimento sembra eccezionale.

Fabrizio Luisi, che in un articolo uscito su Not ha descritto il panorama politico italiano utilizzando una serie di archetipi narrativi, fa notare come le contro-narrazioni che fanno leva sull’incoerenza e sul populismo siano inefficaci contro Lega e M5S. Incarnando rispettivamente gli archetipi del Guerriero e del Ribelle, i due partiti di governo non devono il proprio favore a ciò che concretamente fanno, ma alla voce che riescono a mantenere; in altri termini, alla capacità di far rientrare qualsiasi azione (anche se in contraddizione con promesse precedenti) entro lo schema narrativo previsto dal proprio ruolo — che, generalizzando i due archetipi, è quello dell’Eroe.

Ma in questo momento il governo sembra invulnerabile anche alle contro-narrazioni che teoricamente dovrebbero funzionare, quelle che mettono in crisi i tratti fondamentali del ruolo ricoperto: le foto con la torta la sera del crollo sanno poco di eroismo, e molto di privilegio e disinteresse; lo scandalo dei 49 milioni sottratti dalla Lega alle casse dello stato e l’inchiesta sullo stadio della Roma, che ha coinvolto uno degli uomini di fiducia del M5S, sanno poco di onestà e molto di “casta” e corruzione. Eppure non sortiscono effetti. Perché?

Non c’è solo la sostanza dello storytelling: ci sono anche i mezzi e i luoghi della sua propagazione. Nel contesto di una comunicazione politica frammentata e un crollo consolidato della fiducia nei mezzi di informazione tradizionale, Lega e M5S hanno costruito — indipendentemente — una poderosa macchina di propaganda che filtra ciò che non è funzionale alla propria narrazione e neutralizza ciò che non può filtrare. Non esiste un terreno comune in cui le informazioni circolano in maniera eguale per tutti i fruitori: esistono una serie di galassie informative polarizzate — dirette, come i profili social dei politici, o indirette, come pagine Facebook o giornali di area — che si intersecano solo molto marginalmente. Questa macchina, ad oggi, è in grado di assorbire qualsiasi contraddizione e neutralizzare qualsiasi scandalo. Per vincerla, una contro-narrazione efficace non basta: servirebbe anche una potenza di fuoco comunicativa capace di superarne lo sbarramento. All’orizzonte non se ne vede: la luna di miele andrà avanti ancora molto.


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in copertina foto Ansa/Simone Arveda

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