Fino all’ingresso nell’UE, nel 2004  i polacchi preferivano vini bulgari, georgiani e ungheresi mentre solo una fascia medio-alta di consumatori poteva permettersi le costose bottiglie francesi e italiane.

Parlare di vino polacco sembra un perfetto ossimoro. Pochi assocerebbero infatti la Polonia alla viticoltura. Da un lato, la tradizione vede nel Paese un produttore e consumatore di birra e vodka. Dall’altro, a prima vista, il clima presente nella vasta area che va dal mar Baltico ai monti Tatra non sembra tale da consentire la produzione vitivinicola. Errore.

In Polonia oggi si produce vino e negli ultimi anni il settore ha vissuto una grande crescita sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Tra le centinaia di etichette perfezionate da giovani e intraprendenti produttori autoctoni si contano vini bianchi, rosé e persino rossi. A fare da traino al boom della viticoltura nazionale è sicuramente l’interesse del mercato interno in un contesto in cui le esportazioni di vini polacchi sono minime e per il 60% dirette in Ucraina.

 Tra 2004 e 2013 le vendite di vino in Polonia sono cresciute del 56%, mentre il consumo pro capite è quasi raddoppiato in appena tre anni passando da 3 a 5,5 litri fra 2014 e 2016. Bollicine, se confrontate ai 44 litri di vino all’anno bevuti da un italiano, ma il mercato polacco è in espansione soprattutto nei centri urbani dove proliferano wine bar, si diffonde il rito dell’aperitivo e il vino incontra una fascia di consumatori disposta a spendere per apprezzarlo.

Le importazioni di bottiglie straniere restano significative. Secondo dati presentati alla Borsa Vini Italiani, nel 2017 la Polonia ha importato vino dall’estero per un valore di 247 milioni di Euro, con l’Italia a precedere Stati Uniti e Francia per volumi. Tuttavia, dal 2010 in poi è in corso una crescita su vasta scala della viticoltura interna grazie anche a una legislazione in materia entrata in vigore nel 2008. Oggi persino l’Ue riconosce la Polonia fra i Paesi produttori di vino.

Dal Bacco di Jasło alla Strada del vino

La massima autorità polacca in ambito vitivinicolo è un autodidatta. Roman Myśliwiec, carismatico personaggio noto come “il Bacco di Jasło,” è il vero e proprio nume tutelare di un settore giovane e in espansione. Fondatore e presidente dell’Istituto polacco del vino e della vite, Myśliwiec è stato fra i primi temerari a coltivare il sogno di una propria etichetta. Già nel 1982 piantava per hobby vigneti di Moscato di Odessa, cultivar importato dall’allora Urss, nel retro della propria abitazione di Jasło, cittadina della regione meridionale della Subcarpazia nei pressi del confine slovacco. Da allora, i meriti di Myśliwiec nel sostenere e promuovere la viticoltura polacca sono stati tali da fargli ottenere l’Ordine della Polonia restituta, la massima onorificenza del Paese.

Tuttavia, è la città nord-occidentale di Zielona Góra, sino al 1945 in territorio tedesco, a vantare una tradizione vitivinicola che risale addirittura al XIII secolo. L’avvento di una massiccia industrializzazione nell’area a inizio XX secolo, seguito dalla Seconda Guerra Mondiale e poi dal disinteresse delle autorità polacche, avevano azzerato la produzione di vino a Zielona Góra. Un esito che non sorprende, vista la battaglia (perlopiù di facciata) combattuta dal socialismo polacco contro la piaga dell’alcolismo. Solo negli ultimi quindici anni il settore è tornato a fiorire e oggi le colline che circondano Zielona Góra sono uno dei principali distretti vitivinicoli in Polonia.

Nonostante un fiorente “mercato grigio” di vendite in loco per pochi intimi, nel 2018 le aziende vitivinicole polacche ufficialmente registrate sono 197 (erano 49 nel 2013) anche se i produttori amatoriali sono almeno il triplo. Un migliaio, invece, gli ettari coltivati a vigneti presenti in ciascuno dei 16 voivodati del Paese e 2 milioni circa le bottiglie prodotte ogni anno. I principali distretti vinicoli sono cinque: oltre ai già citati Subcarpazia e Zielona Góra, il comprensorio della Strada del vino di Sandomierz, un’area della Slesia inferiore nei pressi di Breslavia e la regione della Piccola Polonia nei dintorni di Cracovia dove si trova Winnica Srebrna Góra, una delle cantine più note. Lungo il corso meridionale della Vistola, il principale fiume polacco che passa sia per Cracovia che per Varsavia, non è raro avvistare vigneti.

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Se fino a cinque anni fa trovare un’etichetta polacca nella carta dei vini di un locale o ristorante di Varsavia, Danzica o Cracovia era quasi impossibile, oggi la situazione è cambiata radicalmente. I vini made in Polonia sono visibili e distribuiti persino in grandi catene di supermercati oltre che in negozi specializzati. Tuttavia, la maggior parte delle bottiglie di vino polacco resta privilegio di turisti e ceti abbienti per via di un costo medio paragonabile a quello di un vino italiano, francese o californiano di buon lignaggio. Mai come in questo caso a determinare il prezzo del prodotto è la relativa scarsità dell’offerta a fronte di una richiesta sempre maggiore.

Vitigni nobili e scuole per sommelier

Ai suoi albori la viticoltura polacca si distingueva per la presenza di vitigni ibridi ricavati dall’incrocio con la vite selvatica così da resistere a malattie e rigori del clima invernale. Una caratteristica che spiegava anche l’assenza di aree e denominazioni di origine protetta e controllata nel Paese. Nel corso degli anni, tuttavia, il miglioramento delle tecniche di coltivazione e il contemporaneo innalzamento delle temperature medie hanno permesso di mettere a dimora cultivar nobili per la produzione di vini bianchi e rossi. Fra i primi vanno ricordati Auxerrois, Chardonnay, Gewürztraminer, Moscato di Odessa, Müller-Thurgau, Pinot bianco, Pinot grigio e Riesling. Fra i secondi occorre citare Acolon, Merlot e Pinot nero.

Esiste inoltre una solida produzione di rosé, vini molto amati dai consumatori polacchi, ottenuti con uve rosse Regent, Rondo e Zweigelt.

L’arrivo di vitigni importanti nel Paese è coinciso con l’affermarsi di una cultura del vino e del piacere del bere responsabile fino a pochi anni fa assente. Alla diffusione di sofisticati wine bar nelle città polacche è seguita l’esigenza di formare figure professionali per un settore che ne era sprovvisto. Ecco perché sono nate realtà accreditate Wset quali la Polish Wine School, una scuola per sommelier, e la Polish Wine Academy che organizza corsi e degustazioni enologiche. L’arrivo di viticoltori stranieri, come il californiano Mike Whitney proprietario della cantina Winnica Adoria nei pressi di Breslavia, è un altro segnale interessante.

Anche le pubblicazioni del settore abbondano: dagli storici e autorevoli Magazyn Wino (fondato nel 2002) e Czas Wina passando per il recente Ferment, lanciato nel giugno 2017. Persino il mondo accademico si è tenuto al passo del fenomeno. Nel 2005 il più antico e prestigioso ateneo polacco, l’Università Jagellonica di Cracovia, ha iniziato a produrre e vendere un proprio vino per dessert, il Novum. Dal 2012, invece, presso la facoltà di Farmacia del medesimo ateneo, è attivo il primo corso di Enologia e Viticoltura in Polonia. Di recente, inoltre, presso il Bionanopark di Łódź, è sorto il primo laboratorio accreditato in Polonia per individuare vini diluiti con acqua o zuccherati artificialmente così da combattere alterazioni e assicurare maggiore qualità.

Fiere e degustazioni

Nel frattempo si moltiplicano eventi e fiere del settore in tutta la Polonia. Tutto è (ri)cominciato nel 2005 con I giorni del vino ideati da Roman Myśliwiec nella sua Jasło in modo amatoriale e divenuti oggi appuntamento internazionale. A Cracovia il Festival del vino giovane è giunto nel 2018 alla sua quinta edizione, mentre Enoexpo, che si terrà a novembre, è un’importante rassegna enologica che vedrà la partecipazione di numerosi produttori locali. Da una decina d’anni, invece, a Zielona Góra è stata rilanciata una festa della vinificazione nota come Winobranie nata all’inizio del secolo scorso.

Per quanto riguarda la capitale, quest’anno a Varsavia gli eventi principali dedicati alle rampanti etichette locali sono due. Białe Czerwone, festival del vino polacco dall’evocativo (nonché patriottico) nome di Bianco Rosso si è tenuto a fine giugno, mentre il Wine Expo Poland, rassegna per gli operatori del settore, è in programma per fine ottobre. Senza contare che il vino polacco nei suoi inattesi abbinamenti enogastronomici è stato uno degli ospiti d’onore alla rassegna Worldfood 2018, svoltasi nella capitale ad aprile.

E la prova del palato? Chi scrive ha avuto occasione di provare vino polacco in alcune occasioni, vincendo un iniziale scetticismo. Le due esperienze più memorabili restano un corposo e vellutato Merlot Wieliczka, prodotto nei dintorni delle celebri miniere di sale, e un sorprendente Pinot grigio della cantina Skarpa Dobrska dal fresco bouquet floreale. Notevoli anche alcuni Riesling, mentre – con grande rammarico – non ho ancora provato il Moscato d’Odessa prodotto dalla storica Winnica Golesz di Roman Myśliwiec. I prezzi, lo si è anticipato, sono alti per standard polacchi (dai 5-6 € per calice in su), ma tutto sommato accettabili per l’appassionato italiano di passaggio.


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